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Morì dopo trapianto, smentita ipotesi che fosse stato usato cuore non idoneo. Nuova perizia: “Nessuna anomalia morfologica strutturale ed aritmica sul cuore del donatore”

La nuova perizia smentisce quindi completamente l’esito della prima perizia e vengono così confermate le dichiarazioni degli esperti della Rete Nazionale Trapianti e dal Centro Nazionale Trapianti che affermavano e sostenevano l’idoneità dell’organo al momento del trapianto e la assoluta non prevedibilità degli eventi successivi.

21 MAR - Risultava "idoneo a scopo di trapianto" il cuore prelevato al San Raffaele a un 48enne milanese e poi trapiantato a un sessantenne cardiopatico, morto nel settembre 2016 all'ospedale San Camillo di Roma.
 
Ne dà notizia l’Ansa riportando le conclusioni degli esperti Cristina Basso, Ugolino Livi, Massimo Montisci e Francesco Tona, nella consulenza del pm di Milano Francesco De Tommasi, titolare dell'indagine coordinata assieme al procuratore aggiunto Tiziana Sicilano.
 
Secondo i tecnici il "rischio di esito sfavorevole" dell'intervento era da considerarsi "standard e le anomalie riscontrate nel cuore del donatore potevano al più allertare gli operatori per un monitoraggio stretto post-trapianto, ma niente avrebbero potuto fare con l'insufficienza d'organo appalesatasi immediatamente dopo il trapianto".
 
Gli esperti nominati dalla procura, che hanno depositato in questi giorni la loro relazione, dopo aver preso in rassegna tutta la documentazione clinica del donatore e del ricevente, hanno ritenuto di "escludere la presenza di anomalie morfologiche strutturali ed aritmiche sul cuore del donatore".

 
I consulenti, secondo cui "il matching donatore-ricevente era rispettato per compatibilità antropometrica ed immunologica", hanno stabilito quindi "in un'ottica ex ante, che il donatore dell'organo cuore non presentava caratteristiche che controindicassero il prelievo" e che l'organo donato "risultava idoneo al trapianto". E alle stesse conclusioni arrivano anche in una revisione di tutta la documentazione e dello stesso cuore conservato in formalina, e cioè nella loro "valutazione ex post".
 
A loro avviso il donatore "rientrava nei criteri di idoneità alla donazione cardiaca" e che la morte del ricevente, risalente al 4 settembre 2016, è dovuta a una "insufficienza d'organo primaria (...) tutt'altro che infrequente dopo un trapianto cardiaco".
 
Nell'inchiesta, passata da Roma a Milano tempo fa, risultano indagati per omicidio colposo 5 medici, due del San Raffaele e 3 del San Camillo.
 
L’inchiesta nacque a seguito dell’esito sfavorevole del trapianto che determinò in pochi giorni la morte del ricevente.
Lo scorso mese di settembre in occasione del trasferimento del fascicolo da Roma a Milano si venne  a conoscenza della prima perizia effettuata a Roma che individuava nella non idoneità del cuore la causa della morte del ricevente. Vennero pertanto messi in discussione gli accertamenti che furono effettuati presso l’ospedale  San Raffaele, che secondo la perizia non diagnosticarono gravi difetti nel cuore trapiantato tra cui un sospetto infarto.
 
L’attuale perizia smentisce quindi completamente l’esito della prima perizia e vengono così confermate le dichiarazioni degli esperti della Rete Nazionale Trapianti e dal Centro Nazionale Trapianti che affermavano e sostenevano l’idoneità dell’organo al momento del trapianto e la assoluta non prevedibilità degli eventi successivi.

21 marzo 2018
© Riproduzione riservata


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