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09 DICEMBRE 2018
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Bohemian Rhapsody il film su Freddie Mercury. Nps Italia: “Una splendida occasione per fare informazione su Hiv e Aids. Per noi persone con Hiv i suoi testi e la sua grinta nelle esibizioni sono state e saranno sempre di esempio”

In occasione dell’uscita nelle sale della pellicola che ripercorre la storia dei Queen e del suo frontman Freddie Mercury, morto di Aids nel 1991, la presidente del Network sieropositivi evidenzia come “per noi persone con Hiv i suoi testi e la sua grinta nelle esibizioni sono state e saranno sempre di esempio. E questo film in uscita a ridosso di un giorno così significativo è l’occasione perfetta per fare informazione e lotta allo stigma su HIV e AIDS”.

30 NOV - A ridosso del 1 dicembre – Giornata Mondiale di lotta all’Aids – esce il film “Bohemian Rhapsody”, sulla vita della rock band dei Queen emblematica per la storia di questa infezione, dove l’artista Freddie Mercury nel 1991, a sole 24 ore prima di scomparire fece il suo coming-out riguardante la sua condizione di persona con Hiv, le cui complicanze avevano tramutato la sua condizione in persona con Aids.

“Per noi persone con Hiv – si legge in una nota di NPS Italia Onlus - i suoi testi e la sua grinta nelle esibizioni sono state e saranno sempre di esempio. E questo film in uscita a ridosso di un giorno così significativo è l’occasione perfetta per fare informazione e lotta allo stigma su HIV e AIDS, poiché su questo tema la confusione regna ancora sovrana nel nostro paese”.

“Bohemian Rhapsody è la celebrazione della vita di Freddie, la musica. Nel film ci sono i periodi bui, ma vengono controbilanciati con un tono celebrativo. Tratta la vita sessuale di Freddie e tocca il suo tema dell'HIV, ma finisce con il Live Aid, sei anni prima della sua morte. La cosa più importante è che trasmetta (al pubblico) il magnetismo di Mercury e narri la storia di un bambino immigrato, nato a Zanzibar e cresciuto a Mumbai, che arriva in Inghilterra e diventa questo tizio su Top Of The Pops che indossa una pelliccia e porta lo smalto sulle unghie. Ed infine arriva all'apice della propria carriera, quando poi contrae il virus”.

 
“Sono sicura” afferma la presidente di NPS Italia onlus Margherita Errico, “che l’obiettivo dello sceneggiatore è stato raggiunto in pieno ovvero che la gente lasci il cinema in lacrime, ma con un sorriso sul volto”.
 
“Devo dire che – continua Margherita Errico - non credo che il film eviti i discorsi sulla sua sessualità o sulla malattia che tutto consuma, che è ovviamente l’AIDS. Non so come si potrebbe evitare di parlarne o se qualcuno abbia mai voluto farlo. È un po’ assurdo che in tanti abbiano giudicato un film da un minuto di trailer. Il film doveva avvicinarsi in modo delicato alla vita di Mercury e lo ha fatto, ma non si poteva evitare di parlare della malattia, né tantomeno doveva essere incentrato sul ruolo che l’infezione ha avuto nella sua vita personale”.
 
“È un momento importante nel film – continua -, uno di quei momenti tristi che danno però forza. Un momento che mostra quanto ci affidiamo al potere dell'amicizia e della famiglia per superare le fasi più difficili. Molte persone come me (a partire da me stessa, quindi!)  hanno vissuto e vivono ancora oggi gli stessi sentimenti che Freddie vive in alcune scene, ad esempio, la paura e l’ansia che nascono dalla necessità di mascherarsi per non farsi riconoscere andando in un centro clinico che cura l’Hiv, ma sorprende l’esito gentile e pieno di complicità di quella scena”.
 
“Così come molti di noi hanno vissuto – prosegue - e vivono sempre con un misto di sentimenti contrastanti il momento in cui diventa necessario, quasi un’esigenza, comunicare agli affetti più cari la propria condizione di persona che vive con l’Hiv e la forza straordinaria che scaturisce da questi momenti. Scena come quest’ultima appena citata, io spero davvero che diano sempre di più la forza a chi ancora non se la sente di fare passi simili al di là dell’esito che il coming out rispetto alla propria condizione sierologica può dare, perché siamo tutti uguali in questi casi e anche Freddie Mercury ha dovuto affrontare questi momenti e le reazioni discriminanti delle persone così come molti di noi".
 
"L’AIDS e l’HIV - conclude - sono ancora oggi una terribile minaccia per molte persone in tutto il mondo. Ai tempi di Freddie, tra il 1982 quando ha avuto la diagnosi fino a quando nel 1991 la malattia lo ha portato via, dobbiamo ricordare che erano anni in cui si poteva solo morire poiché le terapie antiretrovirali erano appena all’orizzonte della cura e quindi soltanto chi riusciva a resistere è arrivato ad oggi con oltre 30 anni di storia di malattia. L’AIDS e l’HIV sono ancora oggi una terribile minaccia per molte persone in tutto il mondo. Esistono, sono reali e credo che sarebbe stato sbagliato non parlarne in questo film dalla potenza straordinaria!”.
 

 

30 novembre 2018
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