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09 DICEMBRE 2018
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Fumo. Gli esperti: “Italia in ritardo. Aumentare tasse di 1 euro a pacchetto ed estendere divieto”

Presentate al Parlamento Europeo dall’European Network for Smoking and Tobacco Prevention la situazione del consumo di tabacco in Italia e le iniziative da mettere in campo per ostacolarlo. “Anche in Italia il fumo è ancora la prima causa di morte Più di 70.000 Italiani muoiono ogni anno a causa del fumo”.

04 DIC - Si è tenuto oggi al Parlamento Europeo di Bruxelles un incontro, organizzato da ENSP (European Network for Smoking and Tobacco Prevention), in cui è stata illustrata la situazione del consumo di tabacco in Italia e le proposte per contrastarlo sottoscritte da numerose Società scientifiche e Associazioni impegnate nella lotta al tabagismo.
 
I lavori, presieduti dal Prof. Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, sono stati introdotti da: Nicola Caputo, Parlamentare Europeo, Francisco R. Lozano, Presidente ENSP e Antonella Cardone, ENSP. A seguire gli interventi degli esperti: Silvano Gallus, Istituto Mario Negri; Maria Sofia Cattaruzza, Vicepresidente SITAB; Roberto Boffi, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Enzo Zagà, Presidente SITAB; Biagio Tinghino, Past President SITAB; Laura Carrozzi, Università di Pisa; Giuseppe Gorini, ISPRO.
 
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il consumo di tabacco rimane ad oggi la prima causa mondiale di morte evitabile, con un carico pesante di invalidità e cronicità per patologie oncologiche, respiratorie e cardiovascolari.

 
In Italia, a fronte di una riduzione dei consumi di sigarette confezionate (27% in meno di vendite rispetto al 2000), il mercato del tabacco registra un incremento del 10% di sigarette rollate a mano e un segmento del 2-3% di utilizzo di sigarette elettroniche. Su tutto prevale l’incremento d’uso dei prodotti di tabacco di nuova generazione (heated tobacco products).
 
Mentre la prevalenza dei fumatori si è quasi dimezzata negli uomini (dal 42% nel 1986 al 25% nel 2017 secondo i dati ISTAT), nelle donne si è ridotta di poco (dal 25% al 21%), e negli adolescenti 15-16enni, secondo l’indagine ESPAD, l’uso nell’ultimo mese è dal 1995 in stallo intorno al 20%-25%. Inoltre, si assiste ad un aumento dell’uso corrente della sigaretta elettronica tra gli adolescenti, secondo l’indagine GYTS, passando dall’8% nel 2014 al 18% nel 2018.
 
Nonostante dal 1990 al 2016 la mortalità attribuibile a fumo si sia ridotta da 165 a 146 decessi per 100.000 abitanti, le ricadute sulla salute sono ancora pesanti: ancora oggi più di 70.000 Italiani muoiono ogni anno a causa del fumo.
 
Le misure di controllo non fanno i progressi che si erano sperati nel 2005, quando l’Italia fu tra i primi paesi nel mondo a vietare il fumo nei luoghi chiusi di lavoro e di svago raggiungendo l’ottavo posto nella classifica europea degli Stati con le politiche no-smoking più avanzate. Successivamente è scesa al 16° posto per risalire al 13° solo recentemente, grazie all’introduzione nel 2016 delle misure della Direttiva 2014/40/UE.
 
L’Italia oggi risulta ancora poco avanzata su politica fiscale, campagne di prevenzione e servizi terapeutici. Gli ostacoli che tradizionalmente rendono difficili i progressi sono di diverso genere, tra cui:
a) Le politiche fiscali sono affidate al Ministero dell’Economia che le amministra attraverso l’Agenzia dei Monopoli. La tassazione è modulata in base all’andamento del mercato e non in base alle esigenze della salute. I dirigenti sono a torto convinti che un aumento della tassazione comporterebbe una riduzione del gettito fiscale e favorirebbe il contrabbando. Conta scarsamente la voce del Ministero della Salute, in minoranza su questi temi, anche a causa degli interessi dei coltivatori di tabacco rappresentati dal potente Ministero dell’Agricoltura.
 
b) Le grandi compagnie del tabacco portano avanti una intensa attività di lobbismo governativo e pubbliche relazioni, finanziando fondazioni legate ai partiti politici, istituti economici e gruppi di influencer per la conduzione di studi i cui risultati faziosi vengono presentati ai policy maker nazionali ed europei.
 
Ai Politici e alle Istituzioni italiane, i firmatari del documento presentato chiedono di:
1. Aumentare in modo consistente la tassazione sulle sigarette di almeno 1 euro a confezione (pacchetto); adeguare il carico fiscale del tabacco per sigarette rollate a mano, degli altri prodotti del tabacco e dei prodotti del tabacco di nuova generazione (heated tobacco products) a quello delle sigarette convenzionali.
 
2. Implementare l’attuale legge sui divieti di fumo, estendendola agli spazi aperti ad alta affluenza di pubblico, come pertinenze dei luoghi di cura, università, spiagge, stadi, concerti, stazioni, fermate dei mezzi pubblici, indipendentemente dalla presenza di bambini e donne in gravidanza.
 
3. Estendere l’attuale divieto di fumo nei luoghi chiusi pubblici e nei luoghi di lavoro pubblici e privati e i divieti sulle pubblicità alle sigarette elettroniche e agli heated tobacco products.
 
4. Fornire Linee Guida a livello nazionale per l’accreditamento dei Centri per il trattamento del tabagismo individuando risorse specifiche a sostegno di tale servizio, facilitando l’accesso dei fumatori e supportando allo stesso tempo i percorsi di formazione continua dei care givers; implementare e rendere stabili percorsi didattici sulla prevenzione e sul trattamento del tabagismo nelle università per i corsi di laurea di tutte le figure sanitarie; rendere rimborsabili i farmaci di provata efficacia per il trattamento del tabagismo, secondo criteri di appropriatezza, a partire dai pazienti già affetti da patologie croniche fumo-correlate.
 
5. Utilizzando le maggiori entrate derivanti dall’aumento della tassazione (circa 2 miliardi per ogni euro di aumento a pacchetto), incrementare le risorse, nel Piano Nazionale della Prevenzione, per le attività strutturali e continuative di prevenzione del tabagismo, in particolare tra i giovani e le donne. Sostenere, inoltre, i servizi per il trattamento del tabagismo, le Quit Line e campagne di informazione e sensibilizzazione. Infine, allocare parte delle entrate per la conduzione di ricerca sul controllo del tabagismo, che sia indipendente dall’industria del tabacco e della sigaretta elettronica.

04 dicembre 2018
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