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Instagram, giro di vite sui post che parlano di disordini alimentari 

Di recente, il colosso della condivisione di immagini, uno dei social network più in voga tra i giovanissimi, ha deciso di rendere più dura la vita a chi cerca contenuti relativi ai disordini alimentari sul suo sito. "Con tutti i giovani che vengono su Instagram per connettersi agli altri, la nostra priorità è far sì che lo facciano in un ambiente sicuro", ha dichiarato un portavoce del social network.

19 DIC - Fra i tanti problemi che si trovano ad affrontare i piani alti delle aziende dei social media, quello della glorificazione dei comportamenti dannosi, per se stessi o per gli altri, e la loro emulazione, è sicuramente uno dei più complessi. Youtube, Facebook, Twitter e Instagram, sono tutti - chi più, chi meno - alla ricerca di strategie per ridurre il fenomeno che può riguardare tantissimi comportamenti, dalle tecniche per costruire armi in casa a come indursi il vomito per non ingrassare, fino alla "gara" a chi si procura più tagli sul corpo.
 
Il confine tra libertà d'espressione e il rischio di arrecare danno agli altri utenti può essere davvero sottile.
 
Di recente, Instagram, il colosso della condivisione di immagini e uno dei social network tra i più utilizzati tra i giovanissimi, ha deciso di rendere più dura la vita a chi cerca contenuti relativi ai disordini alimentari sul suo sito.
 
Già nel 2012 aveva creato una lista di hashtag impossibili da cercare, inclusi quelli relativi ad anoressia e bulimia, inviando la ricerca a pagine di informazione sul disturbo, con tanto di numeri verdi da chiamare.

 
Nonostante ciò, di recente, la BBC Trending ha scoperto che un gran numero di parole, inclusi alcuni hashtag che "promuovono" la bulimia, non erano stati inseriti nella "lista nera".
 
Inoltre, se si inseriva "bulimia" nella barra di ricerca di Instagram, venivano fuori anagrammi della parola, creati dagli stessi utenti per aggirare le liste bloccate. Cliccandoci sopra si rischiava di ritrovarsi su pagine potenzialmente dannose.
 
A ottobre del 2017, una ricerca dell'Università di Exeter ha rilevato la presenza di un numero allarmante di account sui vari social media con contenuti che incoraggiavano i comportamenti legati ai disordini alimentari. Un altro studio dell'Università di Adelaide aveva scoperto che le donne che usavano l'hashtag "fitspiration" (termine che richiama la perdita di peso) su Instagram avevano un rischio maggiore di sviluppare un disordine alimentare.
 
A seguito dell'inchiesta della BBC, Instagram ha aggiornato la sua policy aggiungendo una serie di parole alla lista bloccata, inclusi gli anagrammi e spelling "sbagliati" relativi ai disordini alimentari.
 
Il sito ha dichiarato che farà tutto il possibile per continuare a dare assistenza alle persone più a rischio per lo sviluppo di disturbi mentali: "Con tutti i giovani che vengono su Instagram per connettersi agli altri, condividere e scoprire cose nuove, la nostra priorità è far sì che lo facciano in un ambiente sicuro", è quanto ha dichiarato un portavoce del social network a The Independent.
 
"Non possiamo tollerare contenuti che incoraggiano le persone a sviluppare un disordine alimentare e usiamo tutti gli strumenti e le tecnologie a nostra disposizione per individuarli ed eliminarli". Ma non finisce qui: "Non ci limitiamo a rimuovere contenuti e hashtag, ma cerchiamo di offrire alle persone che postano determinati contenuti la possibilità di accedere a consigli e assistenza, rivolgendosi anche direttamente a Papyrus UK o ai Samaritans".
 
Gli esperti di comunicazione sanno che la consapevolezza e la possibilità di accedere a una rete di sostegno sono elementi essenziali per intraprendere un percorso di ricerca di aiuto.
 
A febbraio 2018, uno studio commissionato dalla Beat (una Fondazione sui disordini alimentari che agisce nel Regno Unito), ha rivelato che più di un terzo degli adulti britannici non è in grado di riconoscere i sintomi di un disordine alimentare. Gli oltre duemila intervistati erano più inclini a considerare la perdita di peso o il desiderio di essere magri come indicatori di un disturbo alimentare piuttosto che una bassa autostima o lo sviluppo di un rapporto ossessivo col cibo.
 
"Questi risultati sono preoccupanti - afferma Andrew Radford, direttore esecutivo della Beat - perché sappiamo che la mancanza di consapevolezza può impedire, a chi ne ha bisogno, di accedere alle cure".
 
La pagina di "aiuto" per i disordini alimentari nella versione italiana di Instagram esiste, ma rimanda solo ad enti e associazioni inglesi. Per maggiori informazioni si può fare riferimento al sito del Ministero dell Salute.

 
Paola Porciello

19 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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