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Sangue cordone ombelicale. Antitrust: "Fare chiarezza sulle potenzialità di cura"

L’informazione destinata ai genitori che intendono conservare all’estero il sangue dei cordoni ombelicali dei loro neonati deve essere chiara. L'Antitrust impone alle aziende del settore la trasparenza pubblicitaria sulle reali applicazioni terapeutiche delle cellule staminali cordonali.

17 APR - In materia di conservazione all’estero di sangue da cordone ombelicale cambia l’informazione diretta ai genitori che intendono conservare all’estero il sangue dei cordoni ombelicali dei loro neonati. L’informazione, secondo quanto stabilito l’Antitrust, dovrà essere chiara e trasparente sulle reali applicazioni terapeutiche.
 
L’azione dell’Autorità era stata avviata lo scorso anno, con l’apertura di sei istruttorie nei confronti di altrettante società. I procedimenti si erano conclusi con l’accettazione, da parte dell’Antitrust, degli impegni presentati dalle aziende, finalizzati a fornire messaggi informativi corretti sulle reali potenzialità di cura legate all’utilizzo delle cellule staminali estratte dal sangue  cordonale e conservate all’estero. Nelle scorse settimane l’Autorità ha verificato che le modifiche promesse sono state realizzate.
 
L’Autorità ha ottenuto analoghe modifiche da parte di nove ulteriori società, di cui sei con sede in Italia (BiotechSol, Cells4bank, Cord Blood Center, Famicord, InnovaStem, Smart Cells Italia) e tre all’estero (Bioscience Institute e In Scientia Fides di San Marino; Swiss Stem Cell Bank di Lugano).

 
Secondo l’Antitrust, la nuova formulazione dei messaggi e l’insieme delle informazioni complessivamente veicolate dalla quasi totalità delle aziende del settore consentono ai genitori, che devono decidere se attivare il servizio di conservazione del sangue cordonale all’estero, di farlo in maniera consapevole. Ora hanno infatti a disposizione tutti gli elementi conoscitivi necessari, anche relativamente ai punti più controversi, considerando sia l’attualità e la continua evoluzione della materia, sia la delicatezza e il tecnicismo di tematiche relative alla salute e alla cura di patologie.
 
In particolare, tutte le aziende che hanno risposto alle richieste dell’Autorità hanno improntato la comunicazione ai criteri di cautela e completezza informativa in relazione allo spettro di patologie effettivamente trattabili, alla reale necessità di utilizzo dei campioni conservati a fini trapiantologici o al numero di trapianti effettivamente realizzati. Chiariscono, inoltre, che la garanzia della conservazione del sangue cordonale utile a fine di cura dura fino a 15-16 anni e che è comunque necessaria una specifica autorizzazione, da parte del Ministero della Salute, per il rientro in Italia dei campioni conservati all’estero, qualora si abbia la necessità di utilizzarli.
 
L’azione dell’Autorità si inserisce in un mercato in forte espansione, all’interno di un quadro normativo in base al quale, in Italia, il sangue del cordone ombelicale può essere donato alle strutture pubbliche per finalità di cura e di ricerca, mentre non è possibile conservarlo per uso privato.

17 aprile 2012
© Riproduzione riservata


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