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Senior Italia FederAnziani: “Esercito di anziani non autosufficienti abbandonato per mancata riapertura Rsa”


"Ad oggi solo il Lazio, il Piemonte e la Toscana hanno emanato dei protocolli per la riapertura delle strutture, in Veneto e in Sardegna la situazione è a macchia di leopardo, mentre nel resto d’Italia ancora si resta fermi. Lanciamo un appello agli assessori competenti delle Regioni affinché accelerino la riapertura delle strutture garantendo la massima sicurezza". Così il presidente nazionale Roberto Messina.

21 MAG - "C’è un’emergenza ignorata in questo momento in Italia, ed è quella che riguarda migliaia di persone non autosufficienti, la maggior parte dei quali 'grandi anziani', che attendono di poter accedere a una RSsae ai relativi servizi di cura e assistenza e sono impossibilitati a farlo. In questa fase infatti, sia i non autosufficienti che le loro famiglie si ritrovano in una specie di limbo, data l’assenza, nella maggior parte delle Regioni, di line guida sulle riaperture delle strutture residenziali che consentano a chi ne abbia bisogno di accedervi, sia dall’ospedale che dal proprio domicilio".
 
A dichiaraelo è Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani.

"Per gli anziani non autosufficienti e bisognosi di specifiche cure mediche, così come per le famiglie che se ne occupano, il protrarsi della chiusura delle Rsa a causa del Coronavirus rappresenta una gravissima emergenza, considerato che l’Assistenza Domiciliare Integrata offre un servizio importante ma certo non sufficiente a rispondere a quel bisogno di accudimento e cure continuative richieste da una condizione di non autosufficienza."

 
"Eppure a oggi solo il Lazio, il Piemonte e la Toscana hanno emanato dei protocolli per la riapertura delle strutture – prosegue Messina - in Veneto e in Sardegna la situazione è a macchia di leopardo, mentre nel resto d’Italia ancora si resta fermi. Lanciamo un appello agli assessori competenti di tutte le Regioni affinché accelerino la riapertura delle strutture garantendo al tempo stesso la massima sicurezza e mettendo le Rsa in condizioni tali da poter tutelare appieno la salute degli ospiti affinché non si debba mai più assistere a quanto accaduto negli ultimi mesi. Potrebbe essere opportuno creare delle strutture dedicate ai pazienti Covid e altre libere dal Covid superando le molte criticità legate alla gestione attuale. Non dimentichiamo che le già infinite liste d’attesa continuano ad allungarsi di giorno in giorno con il rischio di mandare in tilt il Sistema del welfare familiare".
 
"Occorre infatti ricordare che nel nostro Paese si stima che oltre un quinto delle persone con 65 anni e più abbia limitazioni funzionali gravi da necessitare assistenza personale a casa (20,1%) o in strutture residenziali quali residenze sanitarie assistenziali (Rsa), residenze protette e altre analoghe (1,7%). E coloro che si trovano a casa vengono il più delle volte assistiti da familiari, spesso coetanei o comunque a loro volta anziani. Ci sono quasi 4 milioni di caregivers informali, ovvero figli e coniugi che si prendono cura di un anziano non autosufficiente, oggi più che mai bisognosi di andare avanti e di avere un adeguato supporto per ricominciare a vivere. Fondamentale, infine, ripristinare dei percorsi sicuri e protetti per consentire agli ospiti di incontrare nuovamente i propri cari, cosa indispensabile per la solo salute psichica", conclude Messina.
 

21 maggio 2020
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