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Violenza contro giornalisti e medici. “Mettere la comunicazione al riparo dalle false notizie”. Verna (Cnog) incontra Anelli (Fnomceo)


Per i presidenti degli Ordini dei giornalisti e dei medici, bisogna “ripartire dalla valorizzazione delle competenze e del ruolo delle Professioni quali garanti dei diritti alla base della società civile” per dare una risposta comune all’escalation di minacce e aggressioni da parte di contestatori dei vaccini e del green pass

03 SET - Contrasto alle fake news in tema di salute e prevenzione della violenza nei confronti di medici e giornalisti: sono stati questi i due principali argomenti al centro dell’incontro informale, oggi a Roma, tra Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo).
L’appuntamento, il primo in previsione di una serie di iniziative congiunte, è stato organizzato per dare una risposta comune all’escalation di minacce e aggressioni verso rappresentanti delle due figure professionali, da parte di contestatori dei vaccini e del green pass.
Una violenza che, a detta dei due presidenti, “assume forme inedite, ideologiche, rivolte a medici e giornalisti in quanto rappresentanti di una categoria e non quale reazione, ovviamente sbagliata e condannabile, a un fatto specifico”.
 
La violenza e le fake news hanno, secondo Verna e Anelli, “una radice comune, che nasce dalla banalizzazione delle competenze professionali”: la disponibilità di una quantità enorme di informazioni, non tutte “certificate”, genera l’illusione che non servano una preparazione e una professionalità specifiche a fare da filtro. Produce la chimera di una “scienza da scaffale” e di una “sanità da supermarket”, il miraggio della possibilità di sceglier fior da fiore le evidenze sulle quali costruire la realtà più gradita. E, di conseguenza, la rabbia e l’odio verso chi demolisce questo costrutto, riportando alla realtà dei fatti.

 
Ma, secondo i presidenti, “questa che pare una grande dimostrazione di democrazia è in realtà la negazione stessa di quella libertà e di quei diritti sui quali la democrazia si fonda: non esiste libertà di pensiero e di azione se non vengono messi a disposizione di tutti gli strumenti per comprendere e scegliere in maniera critica. E sono proprio le competenze dei professionisti a marcare il confine: una comunicazione della medicina e della salute al riparo dalle false notizie è un passo fondamentale per fornire a tutti gli strumenti per scelte consapevolmente fiduciose”.
 
“La salute e la libertà di informazione sono due diritti dei cittadini e due pilastri della società, protetti anche dalla nostra Costituzione: se vengono banalizzati, se sono erosi alle fondamenta perché aggrediamo, per prossimità, chi li rappresenta, crolla tutto il tessuto sociale – hanno concluso -. Il presupposto di ogni diritto è il dovere etico, deontologico, giuridico, sociale di chi è chiamato, per ruolo, a garantirlo. È da qui che dobbiamo ripartire: dalla valorizzazione delle competenze e del ruolo delle Professioni quali garanti dei diritti alla base della società civile”.
 

03 settembre 2021
© Riproduzione riservata


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