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Emilia Romagna. Nasce la Consulta regionale contro le mafie

Rafforzamento dell’Osservatorio regionale, istituzione della Consulta regionale per la prevenzione del crimine organizzato e mafioso e per la promozione della cultura della legalità, convocazione di una Conferenza regionale sulla legalità. Queste le principali misure del progetto di legge approvato dall’Assemblea legislativa.

18 GIU - Rafforzamento dell’Osservatorio regionale, istituzione della Consulta regionale per la prevenzione del crimine organizzato e mafioso e per la promozione della cultura della legalità, convocazione di una Conferenza regionale sulla legalità. Sono le misure principali stabilite nel progetto di legge approvato dall’Assemblea legislativa con il voto favorevole di Pd, Sel e M5s; contrari Ln, Fi, Fdi. L’atto, spiega una nota dell’ufficio stampa dell’Assemblea, modifica la legge regionale 3/2011 (“Misure per l'attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”) e ha come obiettivo il potenziamento degli strumenti di conoscenza del fenomeno mafie, con l’obiettivo di un monitoraggio costante che metta a disposizione della Regione e dei territori rapporti periodici, utili al varo di azioni sempre più efficaci.

Illustrato in Aula dal relatore Antonio Mumolo (Pd), il progetto di legge approvato parte dalla premessa per cui “sempre più spesso indagini della magistratura portano alla luce la presenza delle mafie fuori dalle aree di insediamento tradizionale”; queste organizzazioni criminali si mostrano capaci “di adattarsi anche a contesti distanti geograficamente da quelli in cui sono nati, e assai diversi sul piano sociale e culturale”. Perciò, “accanto alle politiche da adottare per ostacolare queste infiltrazioni, si avverte un’esigenza conoscitiva del fenomeno”. Il provvedimento punta a rafforzare l’Osservatorio regionale sui fenomeni connessi al crimine organizzato e mafioso, “strumento necessario nella lotta alla criminalità organizzata, in grado di selezionare ed evidenziare i fattori locali, i segnali anticipatori della penetrazione della criminalità organizzata all’interno della società civile”. All’Osservatorio si chiede “di garantire un costante monitoraggio delle iniziative sviluppate attraverso la legge, incrociare banche-dati, le fonti informative finora disperse sul tema del crimine organizzato e mafioso, predisponendo rapporti conoscitivi da mettere a disposizione della Giunta, della comunità regionale e di un nuovo organismo: la ‘Consulta regionale per la prevenzione del crimine organizzato e mafioso e per la promozione della cultura della legalità’”. La Consulta avrà funzioni propositive e consultive. Mumolo ha aggiunto che il nuovo organismo sarà immediatamente impegnato nel definire “la bozza del Testo unico, che metterà a sistema l’insieme delle leggi regionali sulla legalità”.


Verrà inoltre convocata una Conferenza regionale sulla legalità, per coordinare al meglio gli interventi di prevenzione, nonché le azioni finalizzate al sostegno degli Enti Locali destinatari di beni immobili confiscati. “La questione dei beni confiscati- ha concluso il relatore- è assolutamente cruciale per dare segnali concreti che si può battere la mafia e restituire il maltolto alle sue vittime”.

Sono stati approvati anche tre ordini del giorno, due sottoscritti dal M5s e uno di Pd e Sel. Il primo del M5s, prima firmataria Silvia Piccinini (M5S), impegna la Giunta “a valutare l’opportunità di inserire tutti i capigruppo assembleari all’interno della Consulta”. Il secondo, prima firmataria Giulia Gibertoni (M5S), impegna la Giunta “a indicare il magistrato Nino Di Matteo quale membro onorario della Consulta”. L’ordine del giorno Pd-Sel, primi firmatari Mumolo e Igor Taruffi (Pd-Sel), impegna l’esecutivo regionale “ad adottare un Testo unico in materia, a mettere in rete l’attività dell’Osservatorio con quella di altri Osservatori e rendere accessibili i dati raccolti, compresi quelli relativi ad appalti pubblici, attraverso un portale dedicato”.

In qualità di relatrice di minoranza, Silvia Piccinini (M5s) ha detto che “è essenziale partire dal pieno riconoscimento dell’esistenza di un pericolo, quello delle infiltrazioni mafiose, lungamente sottovalutato o addirittura negato in questa regione”. Ciò “ha indebolito la lotta alle mafie, e del resto anche la L.r. 3/2011 si è dimostrata rapidamente inadeguata”. Il M5s aveva depositato una sua proposta di riforma (prima firmataria Giulia Gibertoni). La differenza più significativa prevedeva la costituzione di parte civile automatica da parte della Regione “ogni qualvolta si inizino processi aventi ad oggetto reati di criminalità organizzata e mafiosa, riguardanti il territorio regionale”, superando “l’ampia discrezionalità” finora delegata alla Giunta. Inoltre, si chiedeva che i proventi dei risarcimenti derivanti dalla costituzione in giudizio sarebbero stati destinati alle azioni finalizzate al recupero dei beni confiscati.

Il dibattito generale
Per Tommaso Foti (Fdi) “non c’è bisogno di una Consulta né di un Osservatorio per combattere efficacemente la criminalità organizzata, così come non servono i professionisti dell’antimafia e le sentenze politiche affidate alle pubblicazioni a stampa”. Il consigliere ha citato brani dal Dossier sulle mafie in Emilia-Romagna realizzato dall’associazione Libera Informazione nell’ambito della collaborazione con l’Assemblea legislativa, “che contiene affermazioni false e accuse infamanti nei confronti di persone poi risultate innocenti”. In generale, “l’attività della Regione non può fiancheggiare né supplire quella di altri organi dello Stato”. Inoltre, “andrebbe abbandonato ogni opportunismo politico, senza rimuovere il ruolo delle cooperative nel sistema denominato Mafia Capitale”.

“Ipocrisia e doppiopesismo del Pd” sono stati denunciati da Gabriele Delmonte (Ln), secondo cui “è lampante la contraddizione fra chi avanza queste proposte di legge e chi, dello stesso partito, ancora difende il sindaco di Brescello, che nega l’evidenza sulle infiltrazioni mafiose nel suo territorio”. Per il consigliere, “non sarà certo una Consulta ad avvicinare alla soluzione di un problema così serio e dagli effetti così negativi sulla società italiana e regionale”.

Da Giulia Gibertoni (M5s) è venuto un apprezzamento “per la disponibilità al dialogo e al confronto da parte della Giunta e della maggioranza, su una materia assai delicata, come dimostrano i rischi di infiltrazione criminale anche nelle aree del sisma”, e “l’atteggiamento irresponsabile di amministratori locali che chiedono solo di non rallentare i lavori”. Negativa, invece, “la chiusura sulla scelta di costituirsi parte civile senza eccezioni”. La consigliera ha aggiunto che è stato un errore bocciare la proposta M5s “di costituire una commissione d’inchiesta regionale, ma la speranza è che si apra uno spiraglio per incardinare al più presto la questione della legalità fra le competenze di una delle commissioni permanenti dell’Assemblea legislativa”.

Richiamando quanto detto da Foti, Galeazzo Bignami (Fi) ha parlato di “distorsioni informative inaccettabili”. Ha poi fatto notare “che non solo a Brescello, ma anche a Finale Emilia e a Crevalcore, amministratori locali del Pd si sono preoccupati non di aprire gli occhi su quanto stava avvenendo, ma di negare che le mafie si fossero infiltrate in quei territori. Se si tratta solo di ingenuità, è il momento di definirle intollerabili”.

Per Igor Taruffi (Sel), il potere assunto dall’economia criminale “costituisce uno dei principali problemi dell’Italia, ma non riceve un decimo dell’attenzione dedicata, per esempio, ai campi nomadi”. Ha poi rivendicato “la giustezza della scelta contenuta nel programma di mandato, che ha assegnato una precisa delega sulla legalità a un assessore”. Infine, il consigliere ha auspicato che il Testo unico a cui si intende lavorare, “sia l’occasione per intervenire anche sul superamento del meccanismo del massimo ribasso negli appalti pubblici”.

Il dibattito è stato chiuso dall’intervento di Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura e Legalità. “L’atto sottoposto al voto odierno fa parte di un insieme di misure e di azioni che la Regione cerca di sviluppare per rendere la vita difficile alle mafie e alla criminalità organizzata. Si procede verso un Testo unico, da definire, se possibile, entro il 2015, al quale tutte le forze politiche, di maggioranza e di minoranza, nonché la Consulta sono chiamati a contribuire”, ha spiegato. L’assessore ha evidenziato come “la difficoltà a riconoscere le infiltrazioni mafiose discenda dalla capacità mimetica di questi soggetti, capaci di penetrare ed acquisire imprese nate nel nostro territorio, lasciando i vecchi proprietari come immagine esterna”. Secondo Mezzetti, “i risultati raggiunti per evitare infiltrazioni criminali nell’area del sisma sono oggettivamente straordinari. E quanto la Giunta sia determinata a intensificare la sua azione su questo tema, lo dimostrerà, a breve, anche il ‘Patto per il lavoro’ a cui sta lavorando il presidente Bonaccini con il coinvolgimento delle realtà sociali”.

In commissione erano già stati approvati tre emendamenti; uno della Lega nord che specificava come l’Osservatorio rappresenti il punto di riferimento per l’attuazione della legge regionale non solo nei confronti dei cittadini e delle associazioni ma anche espressamente dell’Assemblea legislativa; altri due su proposta del M5s, stabilendo che l’Osservatorio debba “dedicare un’apposita area alle attività di monitoraggio sui beni confiscati alla criminalità organizzata in collaborazione con il Centro di documentazione”, e definendo “una cadenza almeno biennale” per il rapporto periodico sulla situazione del crimine organizzato e mafioso in Emilia-Romagna a cui l’Osservatorio sarà tenuto.

Gli emendamenti
Foti (Fdi) ha presentato 4 emendamenti abrogativi, uno per ciascun articolo del progetto di legge, che sono stati bocciati dall’Aula e che erano finalizzati, secondo quanto ha dichiarato il capogruppo Fdi, “a lasciare inalterati gli articoli della legge regionale vigente”.

Approvati, invece, i cinque emendamenti presentati da Mumolo (Pd), i più significativi dei quali, ha affermato il relatore di maggioranza, “sono quello che assegna alla Consulta, secondo quanto sollecitato dalle associazioni interessate, anche la promozione della cittadinanza responsabile” e “quello finalizzato ad ampliare le competenze del Centro di documentazione sia nella direzione di promuovere relazioni con analoghi organismi di documentazione attivi nel territorio nazionale e negli Stati membri dell’Unione europea, sia nella direzione di promuovere forme di collaborazione con le Università, le istituzioni scolastiche e le associazioni impegnate nel contrasto alle mafie e nella diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile, anche mediante apposite iniziative di formazione”.

Approvati, inoltre, tre dei sei emendamenti presentati dal Gruppo M5s, prima firmataria Piccinini. Il primo prevede che “l’Osservatorio predisponga, con cadenza almeno biennale, una mappa geo-referenziata del territorio regionale in cui vengano individuate le zone esposte a fenomeni di criminalità e i beni immobili definitivamente confiscati alla criminalità e il loro utilizzo”. Il secondo, “assegna all’Osservatorio il monitoraggio sui beni confiscati, al fine di facilitare le attività di studio e il riutilizzo dei beni”. Infine, il terzo, “al fine di rendere effettivo il diritto alla partecipazione attiva, dispone che la Regione organizzi una conferenza pubblica, almeno due volte nel quinquennio di una legislatura, a cui partecipino le associazioni e organizzazioni attive nel contrasto alla criminalità e nella promozione della cultura della legalità, gli enti locali nonché enti e soggetti interessati”.
 

18 giugno 2015
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