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Emilia Romagna. I medici ascoltati in Commissione sulle Case della Salute

I medici hanno illustrato potenzialità e criticità del progetto regionale. Per i consiglieri del Pd il confronto è stato “utile” e alcune critica “sfidabili e condivisibili”. Il M5s ha sottolineato la mancanza di “omogeneità sui servizi offerti dalle differenti Case della salute nei territori” e proposto  una risoluzione condivisa sul tema.

27 GEN - “E’ necessario approfondire questo importante tema. Le Case della salute sono il futuro della sanità territoriale, l’obiettivo è quello di prendersi cura delle persone nei loro luoghi di vita. Si tratta di uno spazio strategico di confronto e collaborazione tra il sistema sanitario e i cittadini”. Così il presidente della commissione Politiche per la salute e politiche sociali, Paolo Zoffoli, ha aperto ieri pomeriggio l’audizione delle associazioni e delle organizzazioni dei medici in merito all’assetto organizzativo delle Case della salute. Ad intervenire sono stati i rappresentanti di Fimp, Sumai-Assoprof, Snami, Cisl-Funzione pubblica di Bologna, Cimo, Cgil-Funzione pubblica di Imola, Fimmg, Simet, Anaoo-Assomed, Snamid e Cisl-Medici di Bologna e Imola.

Alessandro Balestrazzi, segretario regionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), ha chiesto “particolare attenzione nella condivisione dei progetti regionali sulle cure primarie”, sollecitando “risposte organiche e razionali ai diversi bisogni dei cittadini”, spiega una nota del consiglio che fa il punto sugli interventi. Maria Grazia Catellani, referente provinciale di Modena e Reggio Emilia della stessa Fimp, ha richiesto una “rielaborazione dell’assistenza pediatrica territoriale”, che tenga conto “del tipo di persona trattata, il bambino”. Infine, ha invitato “a tutelare le diverse professionalità”.


Pietro Procopio, segretario regionale del Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell’area sanitaria (Sumai-Assoprof), ha parlato, relativamente al modello Case della salute, di “aspettative disattese”, proponendo una “medicina proattiva di presa in carico, in collaborazione con tutti gli attori, senza spostare il paziente”, che “puntualizzi i percorsi e gli strumenti aggregativi”.

Elisabetta Simoncini, presidente regionale del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), ha parlato di “opportunità per il medico di medicina generale” ponendo l’accento sulla “valutazione di bisogno del cittadino” e sul “coordinamento dei professionisti nell’ambito del Percorso diagnostico terapeutico e assistenziale (Pdta)”. Ha poi chiesto di “fare una netta distinzione tra Case della salute e Poliambulatori distrettuali”. Roberto Pieralli, sempre della Snami, ha relazionato sulla “dicotomia tra relazione e organizzazione”, ribadendo “la necessità di collaborazione tra i professionisti”.  

Enrico Bassani, segretario generale della Cisl-Funzione pubblica di Bologna, ha chiesto l’attivazione di “un intervento normativo a livello regionale, che tenga conto dei mutamenti in ambito sanitario, al fine di risolvere le problematiche organizzative”. In particolare “sui turni del personale medico e sui ruoli dei diversi soggetti coinvolti nella filiera”.

Luca Spinardi, del sindacato dei medici Cimo, ha rimarcato il concetto che “la Casa della salute non deve essere un nuovo contenitore per vecchi contenuti”, sottolineando il fatto che “deve essere più semplice per il cittadino accedere ai servizi, attraverso uno scambio di informazioni con la rete ospedaliera”.

Marco Blanzieri, segretario generale della Cgil-Funzione pubblica di Imola, ricordando che “la Casa della salute rappresenta un valore all’interno dell’architettura del sistema sanitario, una risposta ai bisogni socio-sanitari”, ha ribadito il concetto di “integrazione delle professioni e dei professionisti, con particolare attenzione alla specialistica”, mettendo l’accento “sull’importanza della formazione”.

Fabio Vespa, segretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) di Bologna, ha sostenuto che attualmente “non esiste un percorso di integrazione tra professionisti”, rilevando che “le cure primarie sono state trasformate in un percorso metodologico e protocollare”. “Si è deteriorato - ha concluso - il rapporto fiduciario tra medico di famiglia e cittadino”.

Pasquale Ottasi, del Sindacato italiano medici del territorio (Simet), ha criticato “la mentalità ospedalocentrica” dominante, ricordando che “il problema non è l’acuzie ma la cronicità: un terzo della popolazione italiana è soggetta a patologie croniche e il 4% non è autosufficiente”. “Dobbiamo intervenire in questi ambiti- ha concluso- se non vogliamo consegnare la sanità al privato”.

Sandro Macchia, dell’Associazione medici dirigenti Anaoo-Assomed, ha ribadito che “le Case della salute non devono essere uno strumento per snellire le liste d’attesa ma un mezzo di presa inn carico del paziente nel suo intero percorso di cura”. Affermando quindi che “le strutture non devono essere divise per dimensione”.

Andrea Zamboni, coordinatore a Ferrara della Società nazionale di aggiornamento per il medico di medicina generale (Snamid), ha sostenuto “la centralità, nel sistema, del medico di medicina generale” e “la condivisione della gestione del percorso di cura, lavorando in team con personale specializzato”. Infine, sullo stesso argomento, ha chiesto di “salvaguardare le professionalità”.

Antonio Curti, segretario della Cisl-Medici di Bologna e Imola, ha posto l’accento sul problema della “mancanza, nei referti, dei riferimenti del medico”, ricordando che “il paziente vuole un rapporto diretto con il medico e non con la struttura”. “Non c’è più competitività- ha concluso- siamo tutte pedine intercambiabili”.

Al termine degli interventi dei rappresentanti di associazioni e organizzazioni di categoria sono intervenuti diversi consiglieri regionali.

Alessandro Cardinali (Pd) ha definito “utile questo incontro, il confronto è alla base del nostro lavoro”. “L’organizzazione delle Case della salute- ha sottolineato- può essere migliorata, ci faremo portatori delle istanze presentate oggi”. Anche Giuseppe Boschini (Pd) ha sostenuto che “alcuni contenuti critici sono sfidabili e condivisibili, saranno oggetto di riflessione con l’assessorato”. Ha poi rimarcato “l’importanza del rapporto in sanità tra approccio organizzato e fiduciario”, concludendo che “non c’è altra risposta a queste preoccupazioni oltre alle Case della salute”.

Daniele Marchetti (Ln) ha detto di “sentirsi preso per i fondelli dall’assessorato, che ci aveva rassicurato sulla sintonia con le associazioni professionali, oggi abbiamo compreso quale è la reale situazione”.

Giulia Gibertoni (M5s) ha rilevato che “manca omogeneità sui servizi offerti dalle differenti Case della salute nei territori: gestioni diverse e costi diversi”. La Casa della salute, ha aggiunto, “deve essere la casa del paziente”. Ha proposto infine una risoluzione condivisa sul tema.
 

27 gennaio 2016
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