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Studiare la storia della medicina per capire il futuro. A Rimini nasce una nuova scuola

La neonata Scuola di storia della medicina apre i suoi lavori sabato con un appuntamento dedicato alle malattie dei Malatesta. Maurizio Grossi, presidente Omceo Rimini, racconta a Quotidiano Sanità le ragioni dell’iniziativa

10 FEB - L’Ordine dei Medici di Rimini, dopo aver creato negli anni scorsi una Scuola di etica medica, ha aperto ora una nuova Scuola di storia della medicina. Il primo appuntamento sarà nel pomeriggio di sabato 11 febbraio, per un incontro dedicato alla Paleopatologia e paleopatografia della famiglia Malatesta.
“Rimini – spiega Maurizio Grossi, presidente Omceo Rimini – ha una tradizione in questo campo, essendo la patria di Adalberto Pazzini, fondatore dell’Istituto di storia della medicina di Roma.
 
E romagnolo era anche il professor Aulizio, altro grande storico della medicina. Inoltre, pochi anni fa durante alcuni lavori nel centro della città, è stata rinvenuta la “domus del chirurgo”, l’abitazione di un medico che oggi è il più importante sito al mondo di ferri chirurgici di età romana, argomento di cui è esperto il direttore della scuola, Stefano De Carolis. L’Ordine ha voluto raccogliere questo testimone, nella convinzione che conoscere il passato ci consenta di capire meglio il presente e forse anche interpretare il futuro”.

 
In che modo storie così lontane possono aiutarci ad affrontare i nostri problemi attuali?
Ci siamo resi conto che alcune grandi questioni, che sembrano del tutto nuove, in realtà sono già state dibattute e affrontate. La discussione sull’utilità dei vaccini, ad esempio, si era già posta nei primi anni dell’epoca vaccinale e molte obiezioni contemporanee riecheggiano quelle di allora.
Inoltre è utile conoscere quale sia stato il percorso, lo sviluppo delle conoscenze, per comprendere pienamente l’iter e anche intravedere gli sviluppi possibili. In questo senso sarebbe bene che agli studenti venisse fornita, riguardo alle diverse tecniche o metodiche, anche una sintesi della loro evoluzione.
 
Il vostro Ordine aveva già fondato una Scuola di Etica medica che ha diversi punti di risonanza con questa attuale iniziativa. A cosa puntate?
Oggi la medicina appare molto sbilanciata sulla tecnologia e sull’economia, mentre sono sempre più trascurate le dimensioni umanistiche della medicina, in senso sociologico, filosofico, storico. Le nostre iniziative vorrebbero bilanciare questa situazione, dando spazio alla componente umanistica dell’arte medica. Anche perché i giovani medici spesso sono affascinati dalla tecnomedicina, ma se si tralascia la componente umana della professione poi accade che i pazienti vadano a cercare altrove le risposte, magari da qualche “apprendista stregone”.
 
Perché questo convegno dedicato alle malattie dei Malatesta?
Quest’anno ricorre il 600° anniversario della nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta e la nostra iniziativa si inserisce nelle celebrazioni. I Malatesta, grande famiglia principesca che ha guidato la città in una fioritura d’arte e di cultura, erano comunque gente d’armi. Lo studio delle loro spoglie mortali ha quindi mostrato soprattutto segni di ferite, di combattimenti, come illustreranno nel corso del Convegno il professor Gino Fornaciari, illustre paleopatologo dell’Università di Pisa, e Francesco Maria Galassi, paleopatografo, riminese di nascita e brillante ricercatore all’Università di Zurigo.
 
Eva Antoniotti

10 febbraio 2017
© Riproduzione riservata


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