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Emilia Romagna. Vespa (Fimmg): “Percorsi previsti per Case della salute stravolgono ruolo dei medici di famiglia”

Da attivatori del sistema, a parte episodica di un percorso di assistenza in cui ad essi viene riservato un ruolo di “consulente”, secondo criteri liberamente stabiliti dall’organizzazione sanitaria Ssi perderebbe la visione olistica della persona con conseguente frammentazione dell’assistenza individuale e progressiva perdita del rapporto di fiducia nei confronti del medico. Al Mmg sarebbero riservate solo fette del percorso assistenziale

02 APR - Come Fimmg ringraziamo la Camera del lavoro ed in particolare lo Spi Cgil, per l’opportunità dataci di esprimere i nostri punti di vista e le nostre opinioni in questa importante sede. Il 14 Marzo scorso si è celebrata la “Giornata del Panorama”, un momento dedicato all'osservazione attenta e consapevole del paesaggio...mah! Cogliamo dunque l’occasione per tentare di darvi una visione “panoramica” delle prospettive sanitarie del territorio.

Una prima osservazione è che, senza una solida programmazione e rapidi interventi correttivi, sarà impossibile garantire, numeri alla mano, il turn over dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta che andranno in pensione nei prossimi anni. Il fenomeno sta divenendo già evidente nelle nostre valli ove crescono rapidamente le difficoltà ad individuare pediatri (Porretta ...) o medici di famiglia (Parma e Piacenza provincia ...) disposti a sostituire i colleghi che per raggiunti limiti di età lasciano la professione.

Il numero di medici formati per la medicina generale in Emilia Romagna è annualmente inferiore a dieci medici per ogni provincia. Con questi numeri, si potranno coprire solo pochi dei posti vacanti di ogni provincia.


A causa di questo drammatico difetto nella programmazione Regionale, entreranno in sofferenza per carenza di medici, dapprima le zone più disagiate, le zone a popolazione sparsa, le zone dove le distanze rendono poco fruibili dai cittadini non solo gli Ospedali, ma le stesse erigende Case della salute ...
Tutto ciò accade mentre mandiamo i nostri giovani medici in Gran Bretagna o altrove a lavorare. Giovani che fuggono dal precariato, dai contratti atipici e dall’ormai usuale mancato rispetto di contratti e convenzioni.

Sempre per darvi un’idea delle dimensioni del problema, negli ultimi mesi in Emilia Romagna, non siamo riusciti a trovare ben duecentocinquanta medici cui affidare il servizio di Continuità assistenziale (Guardia medica).

Parallelamente, mentre si continua scientemente a lasciar andar le cose in questa direzione, al medico di famiglia si tolgono progressivamente gli “strumenti” del lavoro.

Mentre la GB cerca anche i nostri Senior strapagandoli, qui ai medici di medicina generale è tolta la possibilità di prescrivere ogni nuovo farmaco e in tal modo i pazienti sono costretti a periodiche peregrinazioni tra Farmacie ospedaliere e Piani terapeutici.

Non mancano, verso di noi medici territoriali e solo verso di noi, atteggiamenti intimidatori e un’attenzione quasi paranoica e direi persecutoria, su ogni atto prescrittivo.

Noi Medici di famiglia chiamiamo i “ Confessionali” i continui richiami di centinaia di Medici di fronte a funzionari e farmacisti delle ASL per giustificare ogni scelta, ogni ecisione ... E questo mentre vari organismi ci riconoscono i più bassi livelli di spesa ed i migliori esiti clinici, persino a livello internazionale (vedi dati mortalità e morbilità, rapporto OSMED ...). In questi ultimi mesi abbiamo anche dovuto subire il cosiddetto Decreto Appropriatezza o Decreto Lorenzin (fortemente voluto anche dalla Regione Emilia Romagna!) che rendeva ancor più farraginoso e quasi impossibile ogni atto prescrittivo ... Il tutto attenuato solo in seguito da una contraddittoria Circolare applicativa.

Cosa potrà rimanere del rapporto di fiducia tra il cittadino e il proprio medico se continueremo a non formare medici e a svilirne il ruolo, riducendone le possibilità prescrittive ed umiliandone la funzione con lacci lacciuoli e intimidazioni? Nel frattempo, la più famosa delle Assicurazioni elargisce inappropriati e incontrastati “pacchetti” di accertamenti per Uomo o per Donna e il privato accreditato moltiplica le prestazioni come pani e pesci.

Veniamo quindi al progetto detto “Case della salute” (CdS): come prima cosa non possiamo non ricordare che l’associazionismo dei medici, all’interno di strutture pubbliche e non, ha visto protagonisti, da molti anni, da molto prima delle delibere sulle CdS, i Medici della Fimmg. Pensiamo, però, di dover affermare che non intendiamo rinunciare alla nostra presenza capillare e diffusa sul territorio, perché riteniamo che il medico di prossimità, sia ancora un valore irrinunciabile.

Ciò che non ci trova d’accordo col progetto della Regione Emilia Romagna è, in estrema sintesi, l’accesso diretto da parte del cittadino all’ambulatorio infermieristico per malattie croniche e non, seguito eventualmente da un intervento medico “a chiamata” da parte dell’infermiere.

Tali percorsi, previsti per le Case della salute, costituirebbero uno stravolgimento di fatto del ruolo storico dei Medici di famiglia: da attivatori del sistema, a parte episodica di un percorso di assistenza in cui ad essi viene riservato un ruolo di “consulente”, secondo criteri liberamente stabiliti dall’organizzazione sanitaria.

Riteniamo che in tal modo si perderebbe la visione olistica della persona con conseguente frammentazione dell’assistenza individuale e progressiva perdita del rapporto di fiducia nei confronti del medico.
Al medico di medicina generale sarebbero riservate solo fette del percorso assistenziale, solo tratti e momenti del percorso di cura (per capirci: la “stratificazione”, la classificazione dei pazienti!).

Come medici della persona non possiamo pensare di rinunciare alle nostre attribuzioni professionali, tra cui la discrezionalità tipica del campo diagnostico/terapeutico e il rapporto diretto e nel tempo col nostro assistito.

Noi pensiamo che un cambiamento dell’organizzazione sanitaria territoriale, come proposto dalla Regione ER, con queste caratteristiche e di queste dimensioni, non possa essere deciso a tavolino da economisti bocconiani o da tecnocrati formatisi nei grandi ospedali. Esso deve, per potersi realizzare, essere trasparente e coinvolgere il consenso democratico dei cittadini. Non possiamo accettare che un cambiamento di questa portata venga imposto, in modo strisciante, da un lato attraverso la chiusura dell’accesso alla professione e dall’altro, sottraendo con ogni mezzo gli strumenti del lavoro dei medici di medicina generale.

Si è parlato molto in questi giorni anche delle Case della salute come strumento per ridurre il crescente afflusso ai Pronto soccorso. Anche su questo è necessario fare un po’ di chiarezza, rispondendo ad una semplice domanda: perché un assistito dovrebbe recarsi in strutture periferiche non dotate di costanti supporti diagnostici, piuttosto che recarsi al PS? Se è vero, ed è vero, che tutti i pazienti, anche i codici bianchi, escono dal PS con accertamenti diagnostici e specialistici, questi sarebbero fattibili anche in ogni Casa della salute? E se così fosse, dovremmo trasformare ogni Casa della Salute in un Pronto soccorso? Ma se così non fosse, perché i cittadini, nei momenti critici, dovrebbero andare nelle Case della salute?

Siamo seri, il problema è complesso e noi della Fimmg siamo pronti ad affrontarlo con razionalità scientifica e senza falsi obiettivi!

Fabio M. Vespa
Segretario provinciale generale Fimmg Bologna


02 aprile 2017
© Riproduzione riservata


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