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Bologna. Da cittadini giudizi positivi per assistenza medici di famiglia e pediatri. Ma si chiede migliore organizzazione studi

Questo quanto emerge da due indagini che hanno coinvolto quasi 13.000 intervistati nella provincia di Bologna. Alla politica chiediamo senso di responsabilità e lungimiranza: non buttate via, per interessi del momento, per costruire “Case”, per invano sperare di scaricare sulle Assicurazioni un qualche costo, un patrimonio a cui i cittadini tengono e che vorrebbero vedere migliorato

10 MAR - Ben due le indagini che hanno riguardato le attività territoriali ed in particolare le attività dei medici di famiglia nelle ultime settimane. I campioni presi in considerazione e sommati tra loro raggiungono un totale di quasi 13000 intervistati nella provincia di Bologna. Utile dapprima osservare, che un campione così numeroso potrebbe produrre risultati statisticamente affidabili su dimensioni quali quelle di almeno due o tre regioni italiane.

Volendo far delle critiche metodologiche, abbiamo notato che troppo numerosi erano i laureati (dal 33 a oltre il 50% degli intervistati!) o i diplomati intervistati dall’ASL di Bologna e questo dato avrebbe potuto portare a risultati scarsamente affidabili e difficilmente si potrebbe considerare una fotografia della reale percezione dei servizi territoriali da parte del complesso della cittadinanza. In pratica, si potrebbe facilmente dire, mettendo in discussione i risultati del sondaggio, che gli intervistati sono cittadini “avvantaggiati”, “scelti”, probabilmente ricchi di risorse personali e sociali ...

Dell’altra indagine, quella della CGIL e dell’IRES, fatta su un grande numero di pensionati (oltre 12000), qualcuno potrebbe dire, mettendone in discussione i risultati, che i pensionati, più fragili a causa dell’età, sono un campione poco rappresentativo dell’intera popolazione.


Detto questo, sommando impunemente i campioni dell’una e dell’altra indagine potremmo trovarci davanti ad un campione molto più rappresentativo della popolazione generale di quanto avviene per le singole indagini. Insomma ci troviamo di fronte ad un campione numeroso, paradossalmente “riequilibrato” dalla diversità dei due gruppi d’intervistati.
 
A questo punto veniamo ai risultati: anche qui emergono forse inattese concordanze e qualche scontata contraddizione; molti vogliono l’accesso libero al medico di famiglia, ma anche l’appuntamento, altri vorrebbero che il medico non rispondesse al telefono durante le visite, ma anche poter parlare al telefono col medico alla bisogna. Tutti, se ben leggiamo, vorrebbero, maggior tempo per il medico da dedicare alle visite, semplificazione della ricettazione, gestione delle “urgenze”, ridurre i tempi nelle sale di attesa e poi la burocrazia.

In sintesi i cittadini chiedono solo una migliore organizzazione degli studi. E noi, medici di famiglia, non possiamo che dirci d’accordo! Siamo proprio d’accordo!

Da anni ci battiamo per avere “strumenti di produzione”, strumenti organizzativi che consentano al medico di fare il medico, di gestire telefonate, nuove tecnologie e quant’altro. Siamo disposti a darci regole chiare, vere e proprie carte dei servizi, siamo disposti a programmare la medicina d’iniziativa per gli screening, per i pazienti più fragili.
 
Ma l’organizzazione è una cosa seria, non si può fare con un’ora di segreteria al giorno per medico o senza supporti infermieristici, senza un confronto possibile col sociale. Nelle ASL siamo pieni di “organizzatori” delle altrui incombenze, ma nessuno che si ponga il problema di quali concrete risorse siano necessarie a fronte degli obiettivi.

Parliamo seriamente di cosa e di come si vorrebbe la medicina generale e mettiamo sul tavolo la programmazione del cosa fare e con quali risorse farlo. Forse con l’occasione potremmo anche ragionare del tempo perso e sottratto all’assistenza nello stivare centinaia d’inutili foglietti, i così detti Piani terapeutici per farmaci di uso comune e ore di trascrizioni d’insensate “Impegnative” ...

Purtroppo, in questi anni, le scelte della politica paiono andare in direzione opposta, è in atto, infatti, una continua e drammatica erosione dei supporti che la Regione Emilia Romagna aveva messo in campo per rafforzare la medicina di famiglia. Oggi ovunque in Regione Emilia Romagna si ostacola l’associazionismo, l’assunzione di collaboratori di studio, quella d’infermieri e, tanto per chiarire le prospettive future, non viene formato un numero sufficiente di nuovi medici di famiglia.
 
Ciò che ci rincuora, nonostante tutto, sono i giudizi positivi sul complesso dell’assistenza dei medici di famiglia e dei pediatri che variano di poco nelle due indagini: l’ottantacinque fino al novantacinque percento degli intervistati si dice soddisfatto del proprio medico di fiducia. Questi dati, così confortanti e nettamente superiori ai risultati ottenuti in indagini analoghe in altre parti d’Italia, non reggeranno a lungo se non ci siederemo a un tavolo con la Parte pubblica a cercar risposte alle molte ragionevoli domande dei cittadini.

Alla politica poche semplici domande: quale altro pubblico servizio raggiunge questi indici di gradimento? Quali strade in passato hanno portato a questi comunque lusinghieri risultati? La libera scelta del medico e del pediatra, il rapporto di fiducia non sono forse alla base di valori così alti di soddisfazione dei cittadini?

Sempre alla politica chiediamo senso di responsabilità e lungimiranza: non buttate via, per interessi del momento, per costruire “Case”, per invano sperare di scaricare sulle Assicurazioni un qualche costo, un patrimonio a cui i cittadini tengono e che vorrebbero vedere migliorato.
 
Fabio M. Vespa
Segretario Provinciale F.I.M.M.G. Bologna

10 marzo 2018
© Riproduzione riservata


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