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Punti nascita Emilia Romagna. Venturi: “Non sappiamo di progetti pilota nazionali per riaprirli nelle aree geografiche difficil”

La risposta dell'assessore a un’interrogazione in Assemblea Legislativa: “Dopo la nostra richiesta di deroga, la sospensione delle attività arrivata dal Comitato nascita nazionale sulla base di una valutazione autonoma basata sostanzialmente sul numero di parti l'anno. Siamo disponibili a rivedere quegli standard, ma l'iniziativa deve essere del ministero della Salute”.

19 GIU - “La Regione Emilia-Romagna non è a conoscenza di progetti pilota nazionali che prevedano la riapertura di Punti nascita situati in zone geografiche difficili, come quelle montane, ma è pronta al confronto qualora il ministero della Salute dovesse decidere in tal senso rivedendo la normativa, con una condizione che rimane imprescindibile: la sicurezza della mamma, del figlio e del personale sanitario”. È questa, in sintesi, la risposta dell’assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi, a una interrogazione presentata dal consigliere Gabriele Delmonte (Lega Nord).

“Non siamo a conoscenza di progetti pilota a carattere nazionale che abbiano l’obiettivo di riaprire i Punti nascita situati in condizioni oro-geografiche difficili - ha spiegato Venturi -. Qualora il ministero della Salute proponesse tali progetti, oppure una ridiscussione dell’Accordo Stato-Regioni del 2010, questa Regione è disponibile come sempre al confronto, attraverso la Conferenza Unificata. Tenendo però presente che le condizioni di massima tutela per la salute e la sicurezza della donna, del bambino e del personale sanitario sono imprescindibili. Una modifica dell’Accordo del 2010- aggiunge Venturi- deve comunque garantire che la nascita si svolga in condizioni di sicurezza con tutti gli elementi strutturali, organizzativi e tecnico-professionali previsti dagli esperti, a partire da un numero minimo di nati/anno, affinché tutti i Punti nascita offrano un’assistenza di qualità e rispettosa degli standard di sicurezza. Standard che devono essere garantiti a tutte le donne, in qualsiasi luogo dell’Emilia-Romagna si trovino a partorire”.


L’assessore ha precisato poi che la domanda di deroga fatta dalla Regione alla Comitato nascita nazionale è stata presentata fornendo tutte le informazioni richieste, inclusa l’indicazione delle distanze e dei tempi di percorrenza verso i Punti nascita alternativi. “Nella decisione assunta dal Comitato di non concedere la deroga per quelli di Castelnovo né Monti (Reggio Emilia), Borgo Val di Taro (Parma) e Pavullo nel Frignano (Modena) – spiega dunque la Regione in una nota -, è stato considerato essenzialmente il trend delle nascite e i criteri di disagio orografico, definiti in funzione della necessità di garantire la sicurezza. Con un preciso obiettivo: bilanciare il rischio legato alle distanze da percorrere e quello collegato alla ridotta capacità di affrontare condizioni complesse e situazioni di emergenza in un Punto nascita con volumi e casistica molto ridotti”.

“La principale motivazione della sospensione - prosegue l’assessore - è correlata ai bassi tassi di natalità e all’impossibilità di raggiungere nei prossimi anni un numero di parti/anno sufficiente per garantire la sicurezza della donna e del bambino, nonché la competenza e l’esperienza dei professionisti e di tutta la struttura nella gestione delle situazioni di emergenza che possono presentarsi anche nei parti fisiologici”.

Venturi sottolinea poi come “da almeno 6-7 anni nei Punti nascita nei quali è stata sospesa l’attività partorivano esclusivamente donne valutate a basso rischio, in quanto le partorienti a medio e alto rischio erano già indirizzate verso i Punti nascita hub di riferimento, con disagi contenuti e sicurezza garantita. Noi la disponibilità a rivedere quegli standard la diamo- chiude l’assessore- ma l’iniziativa deve essere del ministero della Salute”.

19 giugno 2018
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