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Medicina di emergenza urgenza. “Specializzandi attenti, ci stanno ‘scippando’ le nostre funzioni”

15 OTT - Gentile Direttore,
quando, tanti anni orsono, fu avviato il percorso ad ostacoli per far partire anche in Italia la Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza e con grande fatica fu portato a termine solo nel 2006 con la pubblicazione del Dm 118 che istituiva per la prima volta la scuola, sapevamo tutti che avremmo pagato lo scotto della novità di una professione ancora da definire nella pienezza della sua peculiarità.
 
La partenza della scuola solo in alcuni atenei, il ridotto numero di borse finanziate dal Miur rispetto al fabbisogno ed i modelli organizzativi del sistema di emergenza difformi su tutto il territorio nazionale hanno contribuito ulteriormente ad una lenta seppure progressiva affermazione del profilo professionale della figura unica di medico dell’Emergenza-Urgenza. Ma ci abbiamo creduto e con noi anche tanti giornalisti che seguirono con attenzione passo dopo passo il travaglio di una risposta sanitaria qualificata tanto comprensibile dai fruitori dei servizi di emergenza quanto osteggiata da chi a questi servizi guardava, soprattutto, con l’occhio della pura valenza contrattuale ed economica.

 
Ed oggi è sempre attraverso la carta stampata che vorrei far arrivare ai nostri specializzandi un allarme per un tentativo neanche tanto celato di svuotare di contenuti la professione del Medico d’Emergenza-Urgenza (Meu) che ha quale mission quella di occuparsi di pazienti di ogni età e con un ampio spettro di patologie, da quelle minacciose per la vita a quelle meno evolutive con un approccio clinico globale piuttosto che organo-specifico, che si focalizza sulla gestione iniziale sino alla dimissione o all’affidamento ad altri sanitari.  Come riporta il core curriculum della scuola “Lo Specialista in Medicina d’Emergenza-Urgenza deve avere maturato conoscenze teoriche, scientifiche e professionali nei campi del primo inquadramento diagnostico (sia intra che extraospedaliero) e del primo trattamento delle urgenze mediche, chirurgiche e traumatologiche; pertanto lo specialista in Medicina d’Emergenza-Urgenza deve avere maturato le competenze professionali e scientifiche nel campo della fisiopatologia, clinica e terapia delle urgenze ed emergenze mediche, nonché della epidemiologia e della gestione dell'emergenza territoriale onde poter operare con piena autonomia, nel rispetto dei principi etici, nel sistema integrato dell’Emergenza-Urgenza”.  
 
Questa parola magica “Sistema integrato dell’Emergenza-Urgenza”, tanto suadente ma altrettanto poco agita, rischia di essere messa in discussione anche là dove esiste e funziona. Le ragioni sono diverse: modelli organizzativi difformi, scarsa propensione al confronto tra detentori di presunte o vere competenze nell’Area dell’emergenza, difficoltà e responsabilità crescenti in un settore tanto affascinante quanto complicato e non sempre molto remunerativo.
 
Ma rivolgo un appello agli specializzandi in Meu perché non si lascino scippare pezzetti della loro funzione solo perché esiste una incapacità e forse manca anche  il coraggio  da parte della stessa classe medica di riconoscere i confini invalicabili di un ambito professionale in cui non si può derogare da competenze e specifiche responsabilità a seconda se l’attività si svolga in un Pronto Soccorso piuttosto che su un mezzo di soccorso avanzato o addirittura anche sullo stesso mezzo di soccorso avanzato si consumino conflitti di appartenenza a seconda se siamo su ali rotanti o mezzi terrestri.
 
Voi siete i medici dell’Emergenza-Urgenza, quelli con le competenze certificate da un titolo accademico per lavorare nelle Centrali Operative, sui mezzi di soccorso avanzato sia su gomma che su ali rotanti, nei Pronto Soccorsi, in OBI, nelle Medicine d’Urgenze e Semintensive,  nelle situazioni di Maxiemergenza. Poi sicuramente allo stato attuale ci sono professionisti che pur non avendo questo titolo hanno acquisito indiscutibilmente competenze sul campo e capacità di gestire qualsiasi situazione critica; ma questo non deve farci derogare dal principio secondo cui dal 2009 è molto chiaro a chi spettail primo inquadramento diagnostico (sia intra- che extraospedaliero) e il primo trattamento delle urgenze mediche, chirurgiche e traumatologiche peruna assistenza qualificata, disponibile per ogni persona in stato di necessità, in ogni circostanza e 24 ore su 24.
 
Non è più tollerabile sentir dire che gli specialisti devono lavorare dentro mentre fuori lavori chi sa fare… non potete e non dovete accettarlo. Vi diranno che siete pochi rispetto al fabbisogno, che non potete essere tuttologi, che ormai la tecnologia farà in modo di poter fare sempre a meno del medico, che certe competenze si acquisiscono sul campo e non sui banchi di scuola, che i tempi stanno cambiando…ecc. Non fatevi ingannare da chi sottrae o trasforma parti delle vostre competenze per uso e consumo di pochi amministratori poco lungimiranti o colleghi attratti da posti di prestigio.
 
Siate orgogliosamente consapevoli della vostra professione e costruite una muraglia imbattibileintorno al vostro spazio operativo affinché l’assistenza sul territorio sia sempre più qualificata, le Medicine d’Urgenza non siano trasformati in meri contenitori di pazienti in attesa di essere trasferiti altrove e magari distaccati dai PS, i PS non siano terreni di conquista da parte di chi vorrebbe selezionare i pazienti da prendere in carico. Voi siete i Medici dell’Emergenza-Urgenza e la responsabilità professionale della corretta gestione clinica del paziente nelle prime ore dall’evento acuto è e sarà tutta vostra. In bocca al lupo!!
 
Maria Adelina Ricciardelli
Medico di Emergenza Urgenza - Ferrara

15 ottobre 2018
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