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Emilia-Romagna parteciperà a indagine siero-epidemiologica del ministero della Salute e dell’Istat

Circa 150mila i cittadini coinvolti a livello nazionale, 10mila saranno emiliano-romagnoli. L’obiettivo dell’indagine è valutare la frequenza della risposta anticorpale nella popolazione per stimare le dimensioni e l’estensione dell’infezione nella popolazione, ma anche per descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori: sesso, età, regione di appartenenza, attività economica svolta. Donini: "Un ulteriore strumento per capire quante persone hanno realmente incontrato il virus”

22 MAG - Quante persone in Italia hanno sviluppato gli anticorpi al Coronavirus, anche in assenza di chiari sintomi della malattia? È la domanda principale a cui vuole dare risposta l’indagine siero-epidemiologica promossa dal ministero della Salute e dall’Istat e realizzata in collaborazione con le Regioni, le Province Autonome e la Croce Rossa Italiana, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. L’indagine, che partirà nei prossimi giorni anche in Emilia-Romagna, coinvolgerà 9.600 gli emiliano-romagnoli e 150mila individui presi a campione sull’intero territorio italiano.

“La ricerca - spiega una nota dell’Emilia Romagna -, sarà affiancata da una campagna di comunicazione nazionale, e punta a raccogliere le informazioni necessarie per stimare non solo le dimensioni e l’estensione dell’infezione nella popolazione, ma anche per descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori: sesso, età, regione di appartenenza, attività economica svolta.Ad essere arruolate, infatti, saranno persone di ogni età residenti in tutte le regioni italiane, scelte in modo casuale dai registri statistici dell’Istat. Il ministero della Salute ha già previsto un’informativa per i cittadini, che verranno contattati telefonicamente da un operatore della Croce Rossa e che potranno accettare o meno: la partecipazione, infatti, è volontaria”.


“Mi auguro che gli emiliano-romagnoli che riceveranno la telefonata accettino di partecipare a questa ricerca condotta a livello nazionale - commenta l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini -. Si tratta di uno strumento importante per comprendere qual è la risposta anticorpale in seguito all’esposizione a Sars-CoV-2 a prescindere dai sintomi della malattia. Anche noi- prosegue l’assessore- stiamo portando avanti in regione una vasta campagna di screening, avviata prioritariamente su chi lavora quotidianamente in ambito sanitario e socio-sanitario, e poi allargata alle categorie a rischio e ai cittadini delle aree più colpite. Più persone riusciremmo a sottoporre a test - conclude Donini - e più informazioni avremo su quante realmente hanno incontrato il virus”.

Ecco tutti i dettagli sull’indagine sintetizzati nella nota della regione Emilia Romagna
Passo successivo al contatto telefonico della persona, la rilevazione - attraverso un test su sangue venoso - dell’eventuale presenza di anticorpi anti-Sars-CoV-2; l’acquisizione di altre informazioni demografiche e sullo stato di salute; infine, la raccolta in una banca biologica dei campioni di sangue non utilizzato per i test sierologici (sangue residuo) per future ricerche scientifiche sul Sars-CoV-2, finalizzate all’acquisizione di nuove conoscenze.

Il campione di sangue prelevato sarà analizzato da uno dei due laboratori di riferimento individuati in regione: il laboratorio di microbiologia e virologia dell’Ausl-Irccs di Reggio Emilia e quello di microbiologia dell’Ausl Romagna.

Il test positivo indica che la persona è entrata in contatto con il virus; il risultato sarà dunque comunicato all’Azienda sanitaria territorialmente competente, che provvederà al temporaneo isolamento domiciliare della persona (in quanto potrebbe essere ancora contagiosa), e a sottoporla rapidamente ad un tampone nasofaringeo.  

La conservazione del sangue a scopo di ricerca
Per la conservazione del campione di sangue residuale in una banca biologica per future indagini di laboratorio, sarà chiesto un consenso specifico. I campioni saranno trasferiti e conservati presso la banca biologica dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “L. Spallanzani” Irccs di Roma, che fa parte dei network nazionali ed internazionali dei Centri Risorse Biologiche ed è riconosciuta all’interno delle Bio-Banche Irccs dal ministero della Salute.

I campioni saranno conservati per un periodo non superiore a cinque anni. Il ministero della Salute e l’Istat, come titolari del trattamento, tratteranno i dati delle persone, anche genetici (che non vengono raccolti in questa circostanza) e relativi alla salute, esclusivamente nell’ambito di questa indagine, utilizzando un’apposita piattaforma tecnologica realizzata presso il ministero stesso. Tutti i dati personali saranno trattati elettronicamente con criteri che ne assicurino la riservatezza, la protezione e la sicurezza.

22 maggio 2020
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