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Case della salute in Emilia-Romagna. Si riducono fino al 25% i codici bianchi in Ps, -4,5% i ricoveri ospedalieri trattabili in ambulatorio. Un modello che piace

Si rafforza l’assistenza domiciliare al paziente, infermieristica e medica. I risultati di uno studio dell’Agenzia sanitaria e sociale della Regione relativo al decennio 2009-2019. L’assessore Donini: “I numeri confermano che investire in queste strutture è stata ed è una scelta giusta”

04 SET - Meno accessi in codice bianco al Pronto Soccorso e meno ricoveri ospedalieri per le patologie trattabili in ambulatorio. Più assistenza domiciliare al paziente, sia infermieristica che medica. Le Case della salute fanno bene ai cittadini e al sistema sanitario regionale.

A rivelarlo, uno studio dell’Agenzia sanitaria e sociale della Regione Emilia-Romagna che ha analizzato l’impatto di queste strutture sul territorio nel decennio 2009-2019. I risultati confermano dunque che il modello funziona.
 
Calano i codici bianchi in Pronto Soccorso e ricoveri ospedalieri. Dove c’è una Casa della Salute si riducono del 16,1% gli accessi al Pronto soccorso per cause che non richiedono un intervento urgente, percentuale che sfiora il 25,7% quando il medico di medicina generale opera al loro interno. Contemporaneamente, calano (-2,4%) i ricoveri ospedalieri per le patologie che possono essere curate a livello ambulatoriale, come diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite batterica. Anche in questo caso l’effetto è maggiore (-4,5%) se presente il medico di medicina generale. Non solo, perché nei territori serviti dalle Case della salute si è intensificata nel tempo (+9,5%) l’assistenza domiciliare al paziente, sia infermieristica che medica.

 
In termini assoluti le Case della salute hanno consentito, nella popolazione servita a livello regionale da queste strutture, di prevenire ogni anno mediamente circa 6.300 accessi in Pronto soccorso per motivi inappropriati e 250 ricoveri per condizioni sensibili al trattamento ambulatoriale; parallelamente, sono stati erogati 3.000 servizi di assistenza domiciliare in più.
 
“I numeri evidenziano con chiarezza come puntare sulle Case della salute per avvicinare sempre più servizi e cure ai cittadini sia stata una scelta giusta, accompagnata dal rafforzamento, dalla riqualificazione e dalla realizzazione di nuove strutture ospedaliere – ha dichiarato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini – la Regione continuerà ad investire su queste strutture, che già servono oltre la metà della popolazione residente in Emilia-Romagna, e che dal 2011 sono quasi triplicate, raggiungendo le 120 unità. Vogliamo – aggiunge Donini – che diventino sempre più un punto di riferimento certo per i cittadini, dove trovare risposta alla maggior parte dei bisogni, anche grazie alle equipe multiprofessionali e interdisciplinari di professionisti, della sanità e del sociale, che vi lavorano”.
 
L’indagine. Lo studio ha preso in esame le 88 strutture operative da almeno 9 mesi in Emilia-Romagna al 31 dicembre 2018 in comuni non capoluogo di provincia e 16 strutture in cinque città capoluogo: Parma, Reggio-Emilia, Bologna, Ferrara e Ravenna, dove la riduzione media degli accessi al Pronto soccorso per cause non urgenti è del 10,1%. Questi risultati ribadiscono, su un numero maggiore di Case della Salute e di territori, quanto già evidenziato fino al 2016 in un precedente studio dell’Agenzia, che non considerava però le città capoluogo.
Tra i temi presi in esame anche quello della qualità percepita da parte degli utenti, attraverso un’indagine regionale - avviata a settembre 2018 in 7 Aziende sanitarie - per raccogliere le opinioni rispetto ad alcune caratteristiche delle Case della salute e dei Poliambulatori, come accessibilità, personale, ambienti e aspetti organizzativi. I risultati complessivi segnalano un alto grado di soddisfazione dei servizi ricevuti: il livello di soddisfazione oscilla infatti, a seconda degli aspetti valutati, dal 64 al 98%, con un’ottima valutazione di affidabilità/fiducia verso le Case della Salute (96,2%) e un’eccellente qualità percepita.
 
Le Case della salute in Emilia-Romagna. Le Case della salute attive in Emilia-Romagna sono 120 (erano 42 nel 2011), così suddivise in base alle Aziende sanitarie di riferimento: Ausl Romagna conta 36 Case della salute; Ausl Parma 22; Ausl Bologna 19; Ausl Imola 3; Ausl Modena 14; Ausl Reggio Emilia 11; Ausl Ferrara 7; Ausl Piacenza 8. Il bacino di utenza delle Case della Salute funzionanti è pari a circa 2.430.000 residenti, il 54% della popolazione totale regionale.
In Emilia-Romagna il percorso di realizzazione delle Case della Salute è stato avviato nel 2010, e fortemente potenziato negli anni. L’obiettivo era ed è quello di realizzare in modo omogeneo su tutto il territorio regionale strutture che possano essere un punto di riferimento certo per i cittadini, con servizi e assistenza di tipo sanitario e sociale. Con i concetti di “casa” e “salute” viene posta al centro la comunità, nelle sue varie forme: pazienti, caregiver, associazioni di pazienti e cittadini. Le Case della Salute sono, infatti, parte integrante dell’identità della collettività, luoghi di partecipazione e valorizzazione di tutte le risorse del territorio, a partire dalle Associazioni di volontariato che spesso hanno la propria sede al loro interno.
 
I professionisti coinvolti. Sono circa 1.900 i medici di Medicina generale che operano nel territorio di riferimento delle Case della Salute, di cui oltre 500 a tempo pieno all’interno delle strutture. Per quanto riguarda i Pediatri di libera scelta, sono 260 a lavorare nel territorio di riferimento, di cui 90 all’interno delle Case della Salute. Queste strutture, inoltre, possono contare su circa 430 infermieri, 190 ostetriche, 60 assistenti sociali, a cui vanno aggiunti molti altri professionisti, come tecnici della riabilitazione, amministrativi, personale sanitario non medico e altro personale sanitario e tecnico. Le branche specialistiche prevalenti sono quelle previste nell’ambito dei percorsi assistenziali: cardiologia, oculistica, diabetologia.

04 settembre 2020
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