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Modena. Salute Psicologica, perché destrutturare e distruggere ciò che funziona? Cui prodest?

20 SET - Gentile Direttore,
i rappresentanti aziendali dell’AUPI e della CGIL-Funzione Pubblica insieme a 97 psicologhe e psicologi in servizio nell’Azienda Sanitaria di Modena, da mesi, sono oggetto di un tentativo di riportare indietro l’orologio dell’assistenza e della cura della Salute Psicologica. Con forza e determinazione stanno chiedendo all’Azienda di non procedere a operazioni, tali da pregiudicare la qualità dei servizi psicologici a svantaggio dei cittadini. Le OO.SS. firmatarie del documento contestano, nel metodo e nel merito, qualunque proposito di destrutturazione del Settore di Psicologia Clinica Aziendale.
 
Una iniziativa assolutamente antistorica anche dal punto di vista normativo. In aperta violazione dell’art. 20bis della legge n. 176/2020 e in assoluto contrasto ed in controtendenza rispetto alla delibera n.1141 del 19 luglio 2021 della Giunta Regionale della Regione Emilia Romagna. Tale delibera approva le linee di indirizzo alla Aziende Sanitarie della Regione per l’area della Psicologia Clinica.
 
Una coincidenza il tentativo di destrutturazione della Psicologia Clinica Aziendale quando, negli stessi giorni, la Regione Emilia Romagna forniva indicazioni e direttive in direzione diametralmente opposte? Si voleva forse anticipare le scelte e le decisioni della Giunta Regionale prima che esse diventassero nota ed applicate?

 
È assolutamente stupefacente che l’Azienda intenda andare in controtendenza, sulla spinta di antiche diffidenze corporative, e voglia rispristinare un assetto organizzativo superato dai tempi. Non vogliamo credere sia l’Azienda a proporre tali modifiche. Una Azienda che si è sempre distinta e quotidianamente si distingue per la qualità dei servizi offerti e per la capacità di ascolto delle esigenze della popolazione e che chiede il contributo fattivo dei propri dipendenti. Noi crediamo che tale tentativo di distruzione del Servizio Aziendale di Psicologia abbia a che fare ambizioni personali e corporative che non vedono di buon occhio i risultati che gli Psicologi aziendali raggiungono quotidianamente.
 
La recente crisi sanitaria determinata dal COVID-19 ha dimostrato come l’organizzazione unitaria della funzione psicologica, necessaria a garantire la trasversalità dei percorsi assistenziali territoriali, sanitari e sociosanitari sia stata la carta vincente per rispondere in modo veloce, flessibile e appropriato alla crisi in atto. I dati riportati nella delibera della Giunta Regionale sono lì a dimostrare l’efficacia del sistema organizzativo che oggi si vuole distruggere.
 
È stato più volte chiesto quali dati e attività prodotti nell’ultimo decennio suggeriscano tale destrutturazione. Forse qualcuno è in grado di dimostrare una scarsa efficacia, qualitativa e quantitativa, delle prestazioni degli psicologi? È stato chiesto…ma nessuna risposta è arrivata.
 
Senza che la Direzione Generale ne fosse a conoscenza, il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale aziendale, in un incontro estemporaneo, presenta la destrutturazione del Servizio di Psicologia Clinica come un dato assodato. Questi, in estrema sintesi, i dati disponibili.
 
A questo punto ci chiediamo quali effetti produrrà questa dinamica estremamente pericolosa sia per il clima organizzativo, per il benessere della cittadinanza, del tutto estraneo a queste logiche e che rischia di ricevere una assistenza psicologica eterodiretta, non equa, inappropriata, inefficace e non efficiente.
 
Qualcuno avrà messo in conto il probabile aumento della conflittualità in Azienda?
È davvero sconcertante che si prendano iniziative che coinvolgono una Categoria e una Disciplina (Psicologi e Psicologia) senza aver attivato preventivamente alcun tipo di confronto con i Dirigenti interessati e con le OO.SS.?
 
Una eventuale distruzione di un modello organizzativo che da oltre 20 anni sta funzionando egregiamente e che vede ben 97 Dirigenti, la totalità delle Psicologhe e degli Psicologi dell’Azienda decisi a contrastare tale proposito, dovrebbe far riflettere.
Nessuno vuole mettere in discussione il potere dell’Azienda in materia di organizzazione. Ma i lavoratori hanno il diritto di sapere e discutere i motivi di tali iniziative. In quanto cittadino abbiamo il diritto di chiedere quali benefici trarranno i cittadini da tale distruzione del servizio. Le OO. SS. hanno il dovere di difendere i diritti dei lavoratori.
 
Una sola domanda: cui prodest?
 
Mario Sellini
Segretario generae Aupi

20 settembre 2021
© Riproduzione riservata


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