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Lo scandalo vero e presunto dei ticket sanitari: i dati dell’Agenas non vanno sparati

Occorre effettuare un'analisi comparata fra le regioni dei costi nell'accesso alle cure e alle diverse modalità dei ticket. Per tutti i sistemi sanitari regionali cambiano anche le regole per l’esenzione. Un altro dato che incide nell’offerta dei servizi è rappresentato dalle diverse quote di finanziamento pro-capite del Ssn che nelle regioni del Sud è più basso. Si deve poi tener conto delle differenze economiche e sociali nelle diverse aree del paese

13 MAR - La sanità italiana, dai mille volti e dalle molteplici differenze, richiede analisi attente e ponderate, affrancate dai luoghi comuni di certa propaganda sensazionalistica. L’articolo di Repubblica di ieri dal titolo: “La grande beffa dei ticket, così i veneti pagano il quadruplo dei siciliani” è, per certi versi, comprensibile per le esigenze giornalistiche di creare titoli a effetto, ma non lo è per altri perché le problematiche trattate sono serie, coinvolgono la vita, la salute e le ansie delle persone, e meriterebbero approcci più approfonditi.
 
Di certo i due interventi riportati sullo stesso articolo dei due presidenti di Regione del Veneto e della Sicilia non aiutano nella direzione della corretta lettura dei dati, anzi, contribuiscono fortemente, a dare una rappresentazione distorta del fenomeno descritto. L’articolo di ‘Repubblica’ si basa su dati dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che rivelano grandi scostamenti, tra le regioni, negli incassi dei ticket su ‘analisi e visite specialistiche’. Vengono evidenziati i due casi della Sicilia dove la spesa pro-capite media è di 8,7 euro e del Veneto dove la spesa media è di 36,2. Tutte le regioni, ad eccezione dell’Emilia Romagna, registrano poi un calo medio a livello nazionale degli introiti da ticket nel periodo preso a riferimento del 2012 e 2011 del 9,4 % a eccezione dell’Emilia Romagna che, in controtendenza, segna un + 4,8 %.
 
Il presidente del Veneto, Luca Zaia, punta subito l’indice sulle regioni del sud che ‘non sono regioni virtuose’ e ‘non riuscendo ad incassare dovrebbero essere commissariate’ e quindi invoca i ‘controlli’ mentre il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta, sostiene che ‘vi sono troppi furbi ma anche tanta povertà’. Il presidente Crocetta, preso dai ‘fumi’ della campagna elettorale, riprende i panni del barricadero e dimenticandosi che la Regione la governa lui da 5 anni, dà un colpo alla botte , il ‘malcostume’ e gli ‘evasori’, e un colpo al ‘cerchio’, ‘ i redditi bassi e l’elevata disoccupazione’ e quindi fa riferimento ai ‘trucchi’ degli ‘evasori’ che lui sta ‘stanando’ e che sarebbero alla base del fenomeno. E’ un problema di ‘controlli’? È un problema di ‘trucchi’ ? O può anche essere qualcos’altro?
 
Don Milani nella sua ‘lettera ai giudici’ diceva che: ’Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali’. Cominciamo da un dato elementare: non vi è una uniformità di ticket tra le regioni. In sostanza, vi sono 21 diversi sistemi sanitari regionali con 21 diverse applicazioni sul pagamento dei ticket. In quattro regioni (Valle d’Aosta, Friuli V.G., Marche e Sardegna) non si paga nemmeno ticket sui farmaci o confezioni. Alcune regioni hanno deciso di applicare quote fisse su ricette e confezioni, altre hanno scelto la compartecipazione modulare in base al reddito e con aliquote e quote sempre differenziate tra queste regioni.
 
Per tutti i sistemi sanitari regionali cambiano anche le regole per l’esenzione. Alcune regioni si riferiscono alla soglia del reddito familiare, altre Regioni al reddito Isee, altre, come il Veneto, al ‘reddito familiare fiscale ai sensi del Dm 1993’. Già questo dato è rilevante perché i diversi ‘tetti’ di esenzione fanno ‘differenza’. Eccome se fanno differenza!
 
In Toscana la prima fascia è fino a 36.151,98 € e poi vi sono altre 3 fasce (totale 4 fasce), in Veneto fino a 29.000 € e superiore a 29.000 € (solo 2 fasce). In Lombardia oltre al reddito fanno differenza anche i componenti il nucleo familiare. In Sicilia, per le prestazioni specialistiche, oltre alla quota fissa di 36,15 € si pagano 10 € di misure aggiuntive e 10 € per ricetta oltre alla quota correlata alla condizione reddituale. Sulle ricette pagano anche i soggetti affetti da patologie croniche e invalidanti e rare, 1,5 € fino al costo di 25 € per confezione e 2 € oltre i 25 €. Si ‘scopre’ così che la Sicilia, dati 2014 fonte ‘Quotidiano Sanità sui dati Aifa’, in ogni caso la propria ‘compartecipazione’ la dà perché i costi sostenuti dai Cittadini come ticket sui farmaci tra ‘quota di partecipazione su prezzo di riferimento’ e ‘quota fissa per ricetta’ è di 159,7 milioni di euro. Terza dopo la Lombardia (260,2) e la Campania (188,2) e quanto tre regioni messe insieme come l’Emilia Romagna (73,8), la Toscana (65,3) e l’Umbria (17,4).
 
Un altro dato che incide nell’offerta dei servizi è rappresentato dalle diverse quote di finanziamento pro-capite del Ssn che nelle regioni del Sud è più basso e non raggiunge i 1.900 euro e poi un dato assolutamente rilevante sulla spese ticket tra regione e regione è rappresentato dalle differenze economiche e sociali nelle diverse aree del paese. Il rapporto Istat del 2015 che ha riguardato proprio il periodo 2013 mostra la mappa del paese in rapporto alle ‘persone che nel corso del 2013 avevano rinunciato alle prestazioni sanitarie o all’acquisto di farmaci a causa di motivi economici o carenze delle strutture dell’offerta’ con il picco, in Sicilia, di ’13 e oltre’ persone su 100 che rinunciano rispetto alle regioni del nord e del Veneto in modo particolare dove sono 4 su 100 le persone che rinunciano. In conclusione, in Sicilia non si paga meno ticket perché ci sono più furbi o più evasori del Veneto.
 
In Sicilia il ticket è, mediamente, più elevato rispetto ad altre Regioni e l’accesso alle prestazioni del Ssn risente di lunghissime liste di attesa. Per fare un esame specialistico, es. ‘ecografia all’addome’ o ‘radiografia al torace’ rivolgendosi ai Centri Unici di Prenotazione del Ssn i Cittadini si sentono assegnare la prestazione ‘a 12 mesi’ mediamente e per pagare quasi 60 euro di ticket. A quel punto gli viene anche ‘suggerito’ di optare per un centro ‘privato’ dove paga meno o la stessa cifra ed ha la prestazione in 2 o 3 giorni. Il cittadino siciliano che ancora può spendere 60 euro non ha alcuna esitazione e va nel centro ‘privato’ e chi non ha possibilità di spendere nemmeno le 60 euro rinuncia alle prestazioni e rinuncia alle cure!
 
L’Agenas oltre a produrre dati dovrebbe anche commentarli, ricercare le cause che determinano alla base dei risultati, ma tutto ciò che ho evidenziato non viene riportato nelle statistiche dell’Agenas. L’unica cosa che interessa è il fatto che in Sicilia le” entrate per ticket” sono più basse che nelle regioni del Nord! Bene farebbe Agenas a mettere in relazione le ‘variabili’ guardare alle ‘liste di attesa’, a quante ‘prestazioni’ vengono erogate dalle strutture private e quante dal Ssn con ticket , alla incidenza delle condizioni economiche, retributive e sociali gravi ed aggravate che hanno portato (rapporto Istat, 2015) quasi il triplo di siciliani rispetto ai Veneti a rinunciare alle cure, all’analisi comparata tra le regioni dei costi nell’accesso alle cure e alle diverse modalità di composizione dei ticket. Così la narrazione, sarebbe diversa ma, soprattutto, sarebbe vera.
 
Giovanni Iacono
Presidente Federsanità ANCI Sicilia, Vice Presidente Naz. Federsanità ANCI
 
In proposito vedi anche il nostro servizio sui ticket con i dati della Corte dei Conti

13 marzo 2017
© Riproduzione riservata


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