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Aggressioni in sanità. Linee di azione in tre aree e applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro

Le linee di azioni dovranno indirizzarsi in tre aree, l’area safety, l’area security e l’area comunicazione e psicologica. Necessarie poi nuove raccomandazioni e indicazioni che dovranno essere richiamate e sviluppate obbligatoriamente nel Documento della Valutazione dei Rischi. Di tutto questo se ne è parlato a margine dell’iniziativa nazionale promossa da Federsanità Anci a Firenze

29 GIU - "In un Paese civile non è possibile che un lavoratore pubblico, svolga la propria attività lavorativa in compagnia di un famigliare o addirittura assolva a proprie spese una guardia particolare giurata, per garantirsi la sicurezza fisica durante il turno di lavoro". E’ quanto ha dichiarato in maniera sempre più allarmata Filippo Anelli, presidente FNOMCeO a margine dell’iniziativa nazionale promossa da Federsanità ANCI a Firenze “Sugli scenari e prospettive a quarant’anni dell’isituzione del SSN”, ritornando sul fenomeno che non tende a ridursi, delle aggressioni e violenze agli operatori della sanità.
 
"Non è possibile, ha aggiunto il rappresentante dei medici italiani, tollerare che da oltre un anno da quando sono scoppiati in maniera eclatante tali drammatici episodi pochissimo è stato fatto per rendere decorsi, ma soprattutto sicuri, i presidi di guardia medica e continuità assistenziale dislocati sul nostro territorio".
 
A fargli eco è stata la presidente Federsanità Anci Tiziana Frittelli che ha rincarato la dose richiamando l’attenzione delle direzioni strategiche delle ASL "a fare uno sforzo straordinario innanzitutto sulla puntuale applicazione della normativa in materia di sicurezza e salute dei lavoratori in ambito sanitario" puntando come misura prioritaria "a promuovere interventi formativi e informativi specifici, sulla base delle indicazioni Agenas, per fornire mezzi in grado di valutare e arginare il rischio lavorativo “aggressioni e violenze” in sanità".
 
Le linee di azioni dovranno indirizzarsi in tre aree, l’area safety, l’area security e l’area comunicazione e psicologica, senza tralasciare la corretta applicazione della normativa in materia di Salute e Sicurezza del Lavoro (D.Lgs.81/2008 e s.i.m), il rispetto della Raccomandazione n.8/2007 del Ministero della Salute italiano, le linee guida 2015 NICE (National Institute for Health and Care Excellence) sulla gestione del paziente aggressivo, le linee guida OSHA (Occupational Safety Health Administration) per la prevenzione degli episodi di violenza sul lavoro, la Raccomandazione n.205 dell’ILO “Occupazione e lavoro dignitoso per la pace e la resilienza”.
 
Oltre ad approfondire l’analisi della minaccia, il metodo del problem-solving, il protocolo Run-Hide-Tell, la questione comunicazione operatore sanitario/paziente o utente aggressivo, le tecniche di de-escalation e la minimizzazione delle conseguenze dannose degli episodi di violenza, sarà, altresì richiamata l’attenzione al rispetto dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi proprio delle strutture sanitarie, ritenendo tale condizione indispensabile per prevenire violenze o aggressioni degli operatori sanitari.Innanzitutto occorre accertarsi della dotazione e il mantenimento di sistemi di allarme o altri dispositivi di sicurezza (pulsanti antipanico, allarmi portatili, telefoni cellulari, ponti radio) nei luoghi e nelle situazioni identificati come potenzialmente a rischio.
 
E’ necessario altresì assicurare la disponibilità di un sistema di pronto intervento nel caso in cui l’allarme venga innescato, assicurare che luoghi di attesa siano confortevoli e che il sistema favorisca l’accoglienza utenti, gestire l’accesso ai locali di lavoro mediante regole e sistemi, valutare la necessità di installare impianti video a circuito chiuso, con registrazione sulle 24 ore, nelle aree ad elevato rischio, assicurare l’installazione di sistemi di illuminazione idonei e sufficienti siaall’interno della struttura che all’aperto, assicurare, nelle aree a rischio, la presenza di arredi idonei a ridurre gli elementi potenzialmente pericolosi, mantenere in buono stato le strutture e le attrezzature (finestre, serrature, vetture…), valutare i nuovi progetti o di modifica delle strutture esistenti in funzione della riduzione dei fattori di rischio connessi ad atti e comportamenti violenti.
 
Tra le misure organizzative non vanno trascurati interventi finalizzati a: Promuovere un clima organizzativo orientato alla riduzione di episodi di violenza; Assicurare la diffusione e l’utilizzo di strumenti di segnalazione degli episodi di violenza; Definire un’interfaccia operativa con la Vigilanza interna ed eventualmente con le Forze dell’Ordine ai fini delle attività previste nelle procedure operative del servizio. La predisposizione di procedure operative per gli operatori sanitari appartenenti ai Servizi più a “rischio aggressioni e violenze”, attraverso una formazione mirata, completa il percorso sicurezza.
 
Vale la pena perciò: Prevedere e applicare precise procedure per garantire la sicurezza nel caso di pazienti con comportamenti violenti o sottoposti a misure di sicurezza in ambito di procedimenti giudiziari; Fornire ai pazienti informazioni chiare sulle modalità e i tempi di erogazione delle prestazioni (es.: tempi di attesa); Assicurare, ove possibile e considerato opportuno, la presenza di due figure professionali all’atto dell’erogazione di una prestazione sanitaria (sia ospedaliera che territoriale); Assicurare la corretta applicazione delle procedure di sostegno per gli operatori che subiscono episodi di violenza attraverso riunioni mensili.
 
Si tratta di prescrizioni, raccomandazioni ed indicazioni che dovranno essere richiamati e sviluppati obbligatoriamente nel Documento della Valutazione dei Rischi (DVR), senza tralasciare quanto viene suggerito dalla Determinazione 5 marzo 2008 della ex Autorità per la vigilanza sui contratti pubblicidi lavori, servizi e forniture.
 
In questo documento si sottolinea che la valutazione dei rischi da interferenza, in particolare negli edifici quali ospedali e scuole, deve avvenire con riferimento non solo al personale interno ed ai lavoratori delle imprese appaltatrici, ma anche agli utenti che a vario titolo possono essere presenti presso la struttura stessa quali degenti, alunni ed anche il pubblico esterno.

Domenico Della Porta
Delegato Federsanità ANCI alla Sicurezza dei lavoratori e delle strutture sanitarie


29 giugno 2018
© Riproduzione riservata


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