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Andrologia. Balduzzi: “Uniformare sul territorio management clinico e assistenziale”

Un uomo su tre ha problemi andrologici, il tumore testicolare è la neoplasia più frequente tra i 15 e i 40 anni e il 15% delle coppie ha problemi di infertilità dovuti nel 40% dei casi ad una causa maschile. Questi i dati del 13° volume della collana Quaderni del Ministero della Salute.

19 MAR - “L’obiettivo del Ministero è quello di uniformare sul territorio il management clinico e assistenziale dell’andrologia ed eliminare le inappropriatezze, distribuendo in modo più congruo le risorse professionali e strumentali. In tal senso l’attività svolta dal medico di medicina generale e dal pediatra di libera scelta è fondamentale e insostituibile”. Con queste dichiarazioni il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha presentato la tredicesima edizione della collana Quaderni del ministero della Salute, dedicata questa volta ai Criteri di appropriatezza strutturale, tecnologica e clinica nella prevenzione e cura delle patologie andrologiche.

Proprio queste due figure professionali, secondo Balduzzi, “devono poter contare su un sistema sanitario efficiente nel fornire accesso alle prestazioni specialistiche andrologiche, mettendo a disposizione una rete di Centri di secondo e terzo livello, indispensabili a garantire standard di cura elevati a costi supportabili per la comunità in relazione a requisiti clinici, organizzativi, tecnologici e strumentali”.

Nel corso del convegno si è ricordato come, ad oggi, sia stimato che un uomo su tre abbia problemi andrologici che possono essere diversi a seconda della fascia d’età. Il tumore testicolare è la neoplasia più frequente e colpisce circa 6 casi/100.000 nella fascia d’età compresa fra i 15 e i 40 anni e la diagnosi precoce è essenziale in quanto permette non solo la guarigione, ma anche una eventuale crio-conservazione del seme. Dati recenti hanno indicato, inoltre, come il 15% delle coppie in età fertile siano affette da infertilità e di come in circa il 40% dei casi si sia riconosciuta una causa maschile. Non mancano anche le malattie rare che inducono ipogonadismo, le più rilevanti sono la sindrome Klinefelter e la sindrome di Kallmann, la cui incidenza è rispettivamente di 1/600 e 1/8.000-10.000 maschi.

Per tentare di evitare problemi di infertilità maschile è importante anche fare attenzione a ciò che si mangia, in particolar modo se alla dieta mediterranea si preferiscono dolci e grassi. A dimostrarlo è uno studio preliminare del Laboratorio di semiologia del Dipartimento di fisiopatologia medica ed endocrinologia dell'università la Sapienza di Roma, illustrato oggi al ministero dal direttore del dipartimento, Andrea Lenzi, secondo il quale, consumare cereali, frutta, verdura e pesce, migliora la qualità del liquido seminale maschile. Al contrario il consumo di dolci e i chili di troppo alterano la motilità e la concentrazione degli spermatozoi, dunque il potenziale riproduttivo dell’uomo.

Nel nostro Paese la prevenzione andrologica è stata troppo a lungo trascurata. Con l’abolizione della visita obbligatoria di leva, che in passato istituiva una forma di screening su larga scala, è venuta a mancare un’importante attività preventiva di primo livello, ha evidenziato Lenzi. Che ha aggiunto: "Con una buona informazione, e prevenzione primaria svolta dai medici di medicina generale e pediatri, questi numeri si potrebbero dimezzare”. Ma anche il sistema deve diventare più efficiente e garantire prestazioni di qualità. Secondo Lenzi, infatti, "nell'80% dei casi di spermiogramma, uno degli esami più rilevanti per la fertilità, le indagini sulla qualità e quantità del liquido seminale effettuate nei laboratori specializzati sono sbagliate”, ha denunciato Lenzi. “Lo spermiogramma – ha spiegato l’esperto - non è la verifica dell'azotemia, come spesso accade, ma un'indagine di primo livello indispensabile per la valutazione della salute del maschio. Quindi l'esame deve comprendere altri aspetti come ad esempio la viscosità, il pH, il volume, la concentrazione; un lavoro di verifica importante e determinante, che solo uno specialista è in grado di leggere e interpretare a dovere”. “Quindi – ha concluso Lenzi - è opportuno che ogni laboratorio sia dotato di un programma di controllo di qualità interno, e che i risultati dell'esame seminale debbano sempre essere integrati con i dati derivati da un accurata anamnesi e da una corretta valutazione clinica”.

19 marzo 2012
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