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FVG. “Rivedere il sistema economico per migliorare i servizi” Intervista all’assessore Riccardi 

Per Riccardi l’integrazione socio-sanitaria è il presupposto “inamovibile” per costruire una sanità capace di rispondere ai bisogni di salute. Trovare l’equilibrio ospedale-territorio sarà, dunque, “la chiave di volta della sanità futura”. Per realizzare tutto ciò è necessaria una importante opera a livello economico, dove serve trasparenza, analisi degli sprechi e degli “sbilanci”. E di Grillo dice: “C’è sempre stato un ottimo rapporto di scambio e collaborazione, ma spesso manca una visione di prospettiva a lungo termine che guidi l’azione”

12 APR - A circa un anno dalle ultime elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, la giunta di Massimiliano Fedriga – centrodestra - ha chiamato Riccardo Riccardi a ruolo di Vicepresidente e assessore alla salute, oltre che ad altre deleghe come alle politiche sociali, disabilità e alla protezione civile. Lo abbiamo incontrato per porgli alcune domande sulla sanità friulana, cosa ci sarebbe da cambiare e su quali ambiti agire, abbiamo parlato di spese del personale e quali sarebbero le cose da cambiare se fosse il Ministro alla Salute Grillo.

Ci potrebbe raccontare a che punto è la sanità in FVG?
La sanità del Friuli Venezia Giulia è stata un modello. Poi non ha saputo adattare le proprie risposte ai profondi mutamenti che hanno investito la società in questi anni. La nostra regione è la decima regione più vecchia d’Europa, in Italia seconda solo alla Liguria. Abbiamo impostato una risposta basata sull’integrazione socio sanitaria, ma che, ora, va portata a compimento per affrontare questa realtà.  La riforma che abbiamo approvato a fine 2018, e della quale stiamo affrontando la fase della pianificazione, andrà a ristrutturare l’architettura della sanità attraverso una risposta organizzata tra ospedali hub e spoke. Inoltre continueremo a valorizzare le eccellenze straordinarie dei due IRCCS che sono un vanto nazionale e internazionale: l’ospedale infantile Burlo Garofolo e il CRO di Aviano


Se potesse cosa cambierebbe della Sanità nel Friuli Venezia Giulia?
L’ultima vera riforma del SSR è stata quella Fasola che risale agli anni Novanta, e che ha progettato il modello dell’integrazione socio-sanitaria volta al riequilibrio dei pesi fra il sistema ospedaliero e il territorio.  Dopo oltre 25 anni dal suo ingresso, questa riforma non ha ancora raggiunto il suo compimento. Da parte mia credo che l’intuizione della riforma Fasola sia ancora attuale e l’integrazione socio-sanitaria sia il presupposto inamovibile per conformare una sanità veramente capace di dare le risposte a una società decisamente cambiata in questo ventennio.

Il peso crescente della cronicità, che si riferisce ad una platea vastissima di persone e non composta esclusivamente da popolazione anziana, si accompagna alla richiesta di risposta ad altissimo livello di acuzie di particolare complicanza.

Trovare l’equilibrio ospedale-territorio sarà la chiave di volta della sanità futura. Perché, infine, servono risposte a un nuovo modello di salute che fa della prevenzione un meccanismo fondamentale. C’è bisogno di un nuovo modello di sanità che sappia rispondere a crescenti livelli complessità all’interno della quale le risposte non possono essere singole e semplificate.  

Qual è il principale ambito sul quale agire per apportare il cambiamento nella sanità del FVG?
La componente economica, che è l’elemento fondamentale che permette l’esistenza dell’assistenza. Il primo ambito nel quale agire è questo: leggere in trasparenza i bilanci, capire dove si annidano gli sprechi, le dimenticanze, gli “sbilanci”.

Faccio un esempio: con un’analisi approfondita del bilancio del CRO abbiamo scoperto che l’Istituto era in grado di co-finanziare l’acquisto della macchina per la terapia protonica il cui valore supera i 30 milioni di euro. Siamo convinti che di queste situazioni ve ne possano essere anche altre, sedimentate negli anni e poi dimenticate. Rivedere l’intero sistema economico della sanità è una grande opportunità per garantire risposte in termini di migliori servizi.

Recentemente con l’accordo Stato Regioni, la spesa per il SSN viene ancorata alla spesa del 2018. Secondo alcuni sindacati questo accordo andrà a penalizzare il comparto della sanità per la Regione FVG, e chiedono quindi alla stessa Regione di modificare le linee di gestione cancellando i tagli e aumentando gli investimenti vista la precarietà del personale. Cosa risponde?
L’ultima legge di stabilità regionale ha riconosciuto alla nostra sanità quasi tre dei cinque miliardi di euro che costituiscono la dotazione di bilancio del Friuli Venezia Giulia. Ritengo che sia un segnale inequivocabile: sulla sanità si gioca una partita che non riguarda esclusivamente l’offerta assistenziale, ma coinvolge la tenuta stessa della coesione sociale. Anni di gestione non programmatica della sanità, hanno portato ovunque, non solo in FVG, a situazioni di criticità che oggi dobbiamo affrontare con urgenza. 
 
La linea che abbiamo adottato è stata per prima cosa l’effettuazione di un’analisi approfondita della situazione regionale contestualmente all’apertura di un dialogo con tutti i soggetti interessati.
 
La legge 27 che riforma l’assetto della sanità regionale ha riorganizzato l’architettura del sistema, riducendo il numero delle aziende e portando in pareggio i bilanci già nell’esercizio corrente. Inoltre, ed è cosa di primaria importanza, per il prossimo triennio sono stati previsti 200 milioni di euro investimenti in innovazione. Arrivare a portare in pareggio i bilancio ci ha messo al riparo dall’applicazione della norma che vincola al contenimento dei costi del personale dell’1%, liberando, dall’altra parte, la possibilità delle aziende di riconoscere la primalità dell’1% al personale.

Sempre secondo i sindacati, secondo delibera 2514 del 28.12.18 al personale sanitario in servizio nella Regione FVG, sono state ridotte alcune indennità come lavoro notturno, incentivi lavoro festivi?
Che questa è stata un’informazione non corretta, utilizzata in modo strumentale da alcuni sindacati. I fondi per le Risorse Aggiuntive Regionali (RAR), sono state confermate in pari entità rispetto allo scorso anno: si tratta di 31 milioni di euro come nel 2018. Di questo i sindacati sono stati informati nel corso di una riunione congiunta che li ha visti tutti presenti. E oggi è già urgente un nuovo accordo.

Dove si dovrebbe intervenire per non perdere quei pazienti friulani che molte volte vanno a curarsi in Veneto?
Il tema dell’attrattività è al centro della nostra attenzione. La riorganizzazione del sistema punta a restituire capacità di tenere i nostri pazienti e di attirarne dalle regioni vicine, attraverso una riorganizzazione dell’offerta che permetta risposte rapide, efficaci, sempre di alto livello.

Se fosse Lei Ministro Grillo, quali cose sarebbero le cose da cambiare?
La mia risposta non vuole assolutamente rappresentare un giudizio sull’operato dell’attuale ministro con il quale c’è sempre stato un ottimo rapporto di scambio e collaborazione, quando abbiamo avuto modo di confrontarci. Ma quello che cambierei è il modo di approcciare la materia, e non solo quella sanitaria. Quello che vedo mancare spesso è una visione di prospettiva a lungo termine che guidi l’azione. Una visione che parta dall’analisi del sistema e delle sue possibili future evoluzioni, che significa approfondimento della realtà sociale e dei suoi attori, e dell’offerta strutturata fino ad ora proposta.

Endrius Salvalaggio

12 aprile 2019
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