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Tamponi rapidi dai mmg. Lo Smi non firma l’accordo regionale

“Non ci sono le condizioni”, spiega il segretario regionale Domenico Montalbano evidenziando come il sindacato abbia spiega alla Regione che “la riorganizzazione del servizio sanitario regionale sul territorio inizia proprio, e non solo, dal rafforzamento degli studi medici di assistenza primaria”. Invece, “in un periodo di crisi sanitaria dovute anche alle scelte del passato, si è voluto adattare un impianto vecchio e non all’altezza di un evento imprevisto come questa pandemia che richiederebbe una profonda innovazione”.

20 NOV - Lo Smi non firma l’accordo per l’esecuzione dei test rapidi per il covid. E le ragioni le spiega Domenico Montalbano, segretario regionale del sindacato, in una lunga nota. “Abbiamo detto all’assessore alla salute, dott. Riccardi, che dopo mesi di lunghe riunioni si è condiviso un documento molto ridotto rispetto alle attese ed alle proposte che si sono fatte in sede di comitato tecnico. L’obiettivo di un fattivo rinnovo della medicina di base e della medicina generale nel suo insieme, secondo il Sindacato Medici Italiani, non è stato raggiunto, ancora una volta nonostante le dichiarazioni, la medicina del territorio non è stata rinnovata nel suo insieme”.

Insomma, “in un periodo di crisi sanitaria dovute anche alle scelte del passato”, secondo lo Smi FVG, “si è voluto adattare un impianto vecchio e non all’altezza di un evento imprevisto come questa pandemia che richiederebbe una profonda innovazione”. “Abbiamo cercato di far capire a voi parte pubblica che la riorganizzazione del servizio sanitario regionale sul territorio inizia proprio e non solo, dal rafforzamento degli studi medici di assistenza primaria, sia per la loro distribuzione capillare sul territorio, sia perché erogatori di cure di primo livello”. Ma “ad oggi nonostante le numerose richieste, voi, la controparte pubblica, ha sempre in sostanza rifiutato il confronto per poter giungere alla sua fattiva risoluzione”.


Quanto all’accordo sui tamponi rapidi, nello specifico, Montalbano motiva il rifiuto dello Smi in quanto “abbiamo già evidenziato al tavolo nazionale che la stragrande maggioranza degli studi di medicina generale sono ubicati in condomini residenziali e che per tale motivo gli assembramenti e/o comunque la possibilità di concentrare persone potenzialmente infette possa essere motivo di ulteriore dispersione del virus COVID-19”. “Come pure già in sede nazionale e poi in quella regionale abbiamo proposto di effettuare i tamponi su base volontaria ed in strutture fornite dalle Aziende Sanitarie con l’onere di organizzare e rifornire quanto necessario”.

Montalbano spiega di avere invece firmato il documento “Intesa tra la regione Friuli Venezia Giulia e le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale per la disciplina dei rapporti biennio 2020-2021 e delle attività connesse all'emergenza epidemiologica da covid-19” per due motivi: “I giusto ristoro dei medici, libero professionisti e ancor di più per gli obiettivi in allegato che possono aiutare ad un miglior tracciamento in prospettiva, dei pazienti fragili potenzialmente infetti e per una più precisa quantificazione per il futuro rifornimento di vaccini”.

“Crediamo - conclude   che l’Assessorato possa indirizzare in maniera decisa la politica sanitaria di questo governo regionale verso una riforma regionale territoriale di tutta la medicina generale e che possa questo modello guida per le altre regioni. Questa la pandemia ha messo a nudo impietosamente le carenze di tutti i sistemi sanitari regionali. L’ospedale da solo non può e non deve farsi carico dei pazienti che spesso inappropriamente giungono alle porte del pronto soccorso”.

A questo proposito lo Smi chiede l’aumento dei medici USCA, unità speciali di continuità assistenziale, per l’assistenza a domicilio dei pazienti Covid positivi paucisintomatici. E l’apertura di “un tavolo regionale in modo da uniformare in tutte le tre aziende i compiti, il campo di applicazione, le procedure delle USCA”.

20 novembre 2020
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