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La violenza sulle donne: i dati di un fenomeno da fermare

21 APR - La violenza colpisce le donne di tutti i Paesi del mondo, a prescindere dall’appartenenza sociale, culturale, politica, religiosa, della pelle e della nazionalità. Rappresenta una violazione dei diritti e una forma di discriminazione contro le donne (Convenzione di Istanbul 11 maggio, 2011).  Secondo l’Oms è un problema di salute pubblica globale ed è individuato quale uno dei principali fattori di rischio, di cattiva salute e di morte prematura per le donne e le ragazze.  L’abuso fisico, psicologico e sessuale è un problema sanitario che colpisce oltre il 35% delle donne in tutto il mondo e, cosa ben più grave, è che ad infliggere la violenza sia nel 30% dei casi un partner intimo.
 
Secondo un’indagine Istat del 2014, in Italia una donna su tre, vale a dire il 31,5% delle donne, tra i 16 e i 70 anni ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, significa che quasi 7 milioni di donne sono state interessate da violenze. Il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli sconosciuti sono nella maggior parte dei casi autori di molestie sessuali (76,8% tra tutte le violenze commesse da sconosciuti). E ben 3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita da parte di un qualsiasi autore, cioè il 16,1% delle donne. Di queste, 2 milioni 151 mila l’ha subìto dall’ex partner.

 
Sono 1 milione 404 mila le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Rappresentano l’8,9% per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Nei tre anni precedenti all’indagine, ovvero fra il 2013 e il 2016, hanno subito questi episodi oltre 425 mila donne (il 2,7%). (Indagine Istat 2016 sulla sicurezza dei cittadini).
Sono un milione 173 mila (il 7,5%) le donne che nel corso della loro vita lavorativa sono state sottoposte a qualche tipo di ricatto sessuale per ottenere un lavoro o per mantenerlo o per ottenere progressioni nella loro carriera. Negli ultimi tre anni, invece, il dato risulta in lieve diminuzione: sono infatti 167 mila, pari all’1,1%, le donne che li hanno subiti (Indagine Istat 2016 sulla sicurezza dei cittadini).
 
Non mancano segnali di miglioramento:negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, (dati Istat 2014) rispetto al 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.
 
Ma non si intacca lo zoccolo duro della violenza nelle sue forme più gravi (stupri e tentati stupri) come pure le violenze fisiche da parte dei non partner. Soprattutto gli elementi negativi sono che le violenze diventano più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.
Conseguenze della violenza
Le conseguenze della violenza sullo stato di salute della donna assumono diversi livelli di gravità che possono avere esiti fatali (femminicidio o interruzione di gravidanza), molto invalidanti (conseguenze da trauma, ustione, avvelenamento, patologie sessuali o riproduttive, problemi ginecologici e infezioni sessualmente trasmesse incluso HIV) e con un forte impatto psicologico e ricadute in termini di peggioramento complessivo dello stato di salute (Disturbo da Stress Post-Traumatico - PTSD, depressione, abuso di sostanze e comportamenti auto-lesivi o suicidari, disturbi alimentari e/o sessuali).
Le medesime conseguenze possono perdurare lungo tutto l’arco della vita. Disturbi psico-fisici, spesso gravi, affliggono anche i bambini, vittime dirette di abusi e maltrattamenti o che assistono alla violenza in ambito familiare.
 
La violenza e i servizi sanitari
L’impatto di salute della violenza sulla popolazione in termini di frequenza e gravità del danno psico-fisico, e in particolare quella su donne e bambini, ha reso la risposta assistenziale e la prevenzione della stessa un importante obiettivo di politica sanitaria. L’Assemblea Mondiale della Sanità nel 2016 ha approvato un piano d’azione globale per rafforzare il ruolo del sistema sanitario nella risposta alla violenza interpersonale, in particolare contro donne e ragazze, e bambini.
 
Al riguardo, nel nostro Ssn, i Dipartimenti di Emergenza-Urgenza degli ospedali rappresentano uno dei momenti importanti attraverso cui far emergere i fenomeni di abuso e maltrattamento.Le vittime di maltrattamenti ricorrono ai servizi di assistenza sanitaria con maggior frequenza del resto della popolazione. Tuttavia, il problema della violenza in ambito relazionale è caratterizzato da una sistematica sottorilevazione, dovuta alla tendenza di vittime e maltrattanti a non esternalizzare le situazioni di abuso.
 
Data la complessità del fenomeno, è fondamentale utilizzare un modello d’intervento coordinato, multidisciplinare ed inter-istituzionale che risponda in modo articolato e completo ai bisogni delle donne vittime di violenza. C’è bisogno di protezione fisica, di strutture d’accoglienza in emergenza, di aiuto sanitario, psicologico, legale, economico e di un accompagnamento in un nuovo progetto di vita che porti la donna a superare la violenza subita. Questi interventi devono essere coordinati ed attuati con accurata conoscenza del fenomeno, ed utilizzando indicatori di gravità e valutazioni del rischio di recidiva ed escalation. Anche l’Oms nelle Linee-Guida (OMS, 2014), indica con decisione questo indirizzo di politica sanitaria.
 
Il Ministero della Salute è in prima linea per identificare tutte le azioni necessarie per favorire la presa in carico delle donne vittime di violenza e, in sinergia con gli altri attori istituzionali, e si sta facendo parte attiva per promuovere l’adozione, su tutto il territorio nazionale, di modelli virtuosi di assistenza e sostegno alle vittime attraverso reti operative territoriali.
 
Le linee guida nazionali per il percorso nel pronto soccorso
A tal fine, in attuazione di quanto previsto nella Legge di stabilità 2016, lo scorso 30 gennaio sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le “Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne che subiscono violenza”, adottate con DPCM del 23 novembre 2017 e finalizzate a garantire un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna .
Le linee guida delineano un percorso per le donne che subiscono violenza, a partire dal triage ospedaliero fino al loro accompagnamento o orientamento, se consenzienti, ai servizi pubblici e privati dedicati.
 
Il piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020
A fine 2017 è stato adottato Il nuovo Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017- 2020 che definisce una strategia d’intervento caratterizzata da una logica di partenariato e di politiche integrate prevedendo la responsabilizzazione tutti coloro che sono chiamati a darvi attuazione.
Il documento ripropone i tre assi strategici della Convenzione di Istanbul:
1. prevenire la violenza (attraverso piani educativi e di comunicazione, oltre che di formazione degli operatori nel settore pubblico e privato);
2. proteggere e sostenere le vittime (attraverso le reti territoriali antiviolenza);
3. perseguire e punire (in sinergia con i soggetti istituzionali quali, ad esempio, il Ministero dell’Interno e il Ministero della Giustizia); oltre a un asse trasversale di supporto all’attuazione  relativo alle politiche integrate.
 
Formazione degli operatori sanitari
In questi anni il Ministero della Salute ha finanziato con propri fondi diversi progetti finalizzati alla formazione e definizione di protocolli operativi nei Pronto Soccorsi per l’individuazione e assistenza alle donne vittime di violenza.
In collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità è stata realizzato un programma di formazione per operatori sanitari e non per il rafforzamento delle reti territoriali per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, anche attraverso una piattaforma di Formazione a distanza. Sono stati formati più di 800 operatori di 28 servizi di Pronto Soccorso delle regioni Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. Il progetto formativo potrà essere facilmente riutilizzato per la formazione di operatori anche di altre regioni.
un altro progetto REVAMP, coordinato dalla Regione Liguria, ha coinvolto sette regioni: Piemonte, Lombardia Liguria Toscana, Lazio, Basilicata, Sicilia con l’obiettivo generale di armonizzare e valutare l’efficacia dei protocolli di: riconoscimento, accoglienza, presa in carico e accompagnamento dei casi di violenza sulla donna, in ambito relazionale, o sul bambino. Dal progetto è stato prodotto un manuale operativo che gli operatori sanitari.

21 aprile 2018
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