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Benessere equo e sostenibile: migliorano gli indicatori di salute. Più speranza di vita e meno eccesso di peso, ma il Sud resta indietro


26 APR - Benessere equo e sostenibile: due (su 12) gli indicatori che il Def 2018 analizza nel dominio “salute", la speranza di vita in buona salute e l’eccesso di peso.

Il documento sottolinea un miglioramento sia nella speranza di vita in buona salute alla nascita, sebbene secondo i dati provvisori dell’Istat potrebbe essersi verificata una leggera contrazione nel 2017, sia per l’eccesso di peso, la cui incidenza sulla popolazione con più di 18 anni si mantiene al di sotto del 45% a partire dal 2015.

Per quanto riguarda la speranza di vita in buona salute, nel periodo 2009-2012 l’indicatore ha mostrato un andamento crescente, passando da un valore di 56,4 anni a 58,5 anni, per poi diminuire leggermente e mantenersi stabile ad un valore di 58,2 anni nel biennio 2013-2014. Nel triennio 2015-2017 si è registrato un incremento da 58,3 anni nel 2015 a 58,8 anni nel 2016, per poi attestarsi a 58,5 anni nel 2017.

Se si considerano i valori disaggregati per sesso, spiega l’allegato al Def 2018, in tutto il periodo 2009-2016 i maschi mostrano un valore dell’indicatore più alto di quello delle femmine.

In entrambi i casi nel periodo 2009-2014 si ha un aumento dell’indicatore di 2 anni per le donne e 1,7 anni per gli uomini. Nel biennio 2015-2016 si registra ancora un incremento della speranza di vita in buona salute, più accentuato per i maschi rispetto alle femmine (rispettivamente da 59,2 a 59,9 e da 57,5 a 57,7).

Questi andamenti hanno prodotto una contrazione della differenza maschi-femmine passata da 2,6 anni nel 2009 a 2,2 anni nel 2016, sebbene il valore più basso si sia registrato nel 2015 (1,7 anni).

Analizzando la disaggregazione territoriale, il Mezzogiorno presenta valori dell’indicatore costantemente inferiori rispetto a quelli del Nord e del Centro nel periodo 2009-2016. Tutte le ripartizioni mostrano un incremento dell’indicatore tra il 2009 e il 2014 (rispettivamente 1,2 anni nel Mezzogiorno, 2,4 anni nel Centro e 2 anni nel Nord).

Nel biennio 2015-2016 nel Mezzogiorno e nel Nord prosegue un andamento crescente dell’indicatore (con incrementi di 0,6 e 0,9 anni rispettivamente); si raggiungono così valori di 56,6 anni nel Mezzogiorno e 60,5 anni nel Nord. Nel Centro si è riscontrata al contrario una riduzione da 58,8 anni nel 2015 a 58,3 anni nel 2016.
 



Per quanto riguarda l’eccesso di peso, è considerato una misura della sostenibilità degli attuali livelli di salute della popolazione. A livello individuale può essere associato a una serie di malattie croniche e disabilità che riducono la qualità e l’aspettativa di vita; a livello aggregato, un aumento dell’incidenza dell’eccesso di peso può generare una caduta della produttività del lavoro, con rilevanti effetti sulla crescita economica, e un aumento delle spese sanitarie.

Tra il 2005 e il 2014 la quota di popolazione con più di 18 anni con eccesso di peso è stabile: il valore dell’indicatore oscilla attorno al 45%, con l’eccezione del 2009 quando raggiunge il 46,2 per cento.

Nel 2015, per la prima volta, l’indicatore scende sotto il 45% registrando una contrazione dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Nel 2017 la quota di individui che presentano eccesso di peso è del 44,8% della popolazione residente in Italia, in aumento dello 0,7% rispetto al 2015, ma la percentuale è stabile se confrontata con il dato del 2016.

Tra la popolazione maschile l’incidenza dell’eccesso di peso è più elevata che tra la popolazione femminile. Nel periodo 2005-2015 però si riduce per entrambi i generi: -0,5% per i maschi e -1,3% per le donne. Nel triennio 2015-2017, invece, si osserva una dinamica differente tra i due generi: per i maschi la variazione complessiva è nulla mentre per le femmine si registra un aumento dell’1,4 per cento.

Questi andamenti, spiega il documento allegato al Def 2018,  hanno prodotto una contrazione della differenza maschi-femmine del 19,3% nel 2015 e 17,9% nel 2017.

Nel Mezzogiorno si registrano percentuali sempre più elevate rispetto alle altre ripartizioni e nel triennio 2015-2017 la quota di persone di 18 anni o più in sovrappeso o obese è aumentata dello 0,8% (da 49,7 a 48,9).

Tuttavia, nel triennio la variazione maggiore si è verificata a Nord dove si è registrato un aumento dell’1,7% (da 42,4 a 40,7). Al Centro, al contrario, la quota di popolazione con eccesso di peso si è ridotta dell’1,7 per cento. Nel 2017, per la prima volta, nel Nord l’incidenza dell’eccesso di peso è superiore a quella del Centro.
 

 
Gli altri indicatori

Per quanto riguarda gli altri indicatori, i tre che monitorano il dominio “benessere economico” presentano un aumento del reddito medio ma una situazione ancora complessa dal punto di vista dell’equità e dell’inclusione. Il reddito disponibile aggiustato pro capite nominale, dopo il calo registrato nel prolungato periodo di recessione, ha ripreso a crescere dal 2014 in poi, raggiungendo nel 2017 un livello lievemente superiore al precedente picco toccato nel 2008. Tuttavia, in termini reali, con l’inflazione cioè, il livello del 2017 risulta inferiore del 10% al massimo pre-crisi del 2007. L’indice di disuguaglianza del reddito disponibile mostra una tendenza crescente a seguito della crisi finanziaria ed economica e, dopo un breve miglioramento, un nuovo aumento nel 2015, seguito da una sostanziale stabilizzazione nel biennio seguente. Infine, l’indice di povertà assoluta è peggiorato dall’inizio della crisi al 2017, con una sola inversione di tendenza nel 2014.

Per il dominio “istruzione e formazione” si osserva un miglioramento costante negli ultimi dodici anni, come segnalato dall’indicatore relativo all’abbandono scolastico precoce, per il quale si registra una riduzione di circa l’8 per cento.

Il dominio “lavoro e conciliazione dei tempi di vita” migliora negli anni più recenti dopo un fase negativa nel periodo di crisi. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro - un indicatore che considera un insieme di popolazione in età lavorativa più ampio rispetto alle forze di lavoro (occupati e disoccupati), includendo anche tutti coloro che hanno smesso di cercare lavoro ma sarebbero pronti a lavorare se ne fosse loro offerta l’opportunità - peggiora infatti fino al 2014, per poi ridursi in misura crescente. Anche l’aspetto della conciliazione dei tempi di vita mostra segnali di miglioramento negli anni più recenti.

Nel dominio “sicurezza”, l’indice di criminalità predatoria scende dal 2014 in poi dopo una fase di peggioramento nel 2010-2013.
Per il dominio “politica e istituzioni”, monitorato attraverso un indice di efficienza della giustizia civile, si osserva un significativo miglioramento a partire dal 2015, che sembra confermato anche nel 2017 secondo le stime provvisorie fornite dall’Istat e dal ministero della Giustizia dopo il peggioramento del 2013-2014.

Le emissioni pro capite di CO2 e altri gas clima-alteranti, che monitorano il dominio “ambiente”, registrano un trend decrescente fino al 2014. Dal 2015, col riprendere della crescita della produzione e dei consumi, le emissioni risalgono anche se in misura relativamente contenuta.

Per il dominio “paesaggio e patrimonio culturale”, l’indice di abusivismo edilizio, dopo la flessione del triennio 2005-2007, mostra una significativa crescita fino al 2015. Nell’ultimo biennio, l’indice registra lievi segnali di riduzione.

"Il benessere multidimensionale - commenta l’allegato al Def 2018 - appare quindi in miglioramento nelle dimensioni relative a istruzione e formazione, salute e giustizia civile. Rispetto al periodo pre-crisi, il benessere risulta invece peggiorato nelle dimensioni del reddito reale, della povertà, della disuguaglianza e dell’abusivismo edilizio, ma emerge un’incoraggiante tendenza al recupero negli anni più recenti. La dimensione ambientale del benessere presenta un miglioramento nel lungo periodo, nonostante il lieve rallentamento della dinamica di riduzione delle emissioni negli ultimi anni, largamente dovuta alla ripresa economica".

26 aprile 2018
© Riproduzione riservata

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