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Lorenzin ribadisce: “Sono stupita. Si fa riferimento a dati vecchi. Siamo nella norma”

11 APR - "Non ho approfondito ma sono molto stupita. Dalle prime cose che ho letto mi sembra si rifacciano a dati del 2013. Dati vecchi, rispetto ai quali oggi abbiamo installato una nuova metodologia di conteggio e di misurazione analisi del contesto regionale". Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, come riportato dalle Agenzie di stampa, risponde ai cronisti che, a margine dell'inaugurazione del centro di chirurgia robotica del Policlinico Universitario della Federico II di Napoli, le chiedono di commentare l'accoglimento del ricorso presentato dalla Cgil al Consiglio d'Europa sulle difficoltà riscontrate in Italia per l'accesso all'aborto in strutture pubbliche e sulla contestuale discriminazione dei medici non obiettori di coscienza.
 
A dimostrazione dell'impegno profuso per innovare sotto il profilo del conteggio dei dati relativi alle pratiche di aborto, Lorenzin sottolinea: "Abbiamo fatto rete con tutti gli assessorati regionali e nella relazione che abbiamo presentato al parlamento recentemente non ci risultano sfasature". Per il ministro l'unico dato di sua conoscenza è quello di "alcune aziende pubbliche che hanno qualche problema di criticita' dovuto a questioni di organizzazione. Siamo nella norma". Lorenzin assicura che approfondirà la questione e, alla domanda di una cronista se non ravveda, come ipotizzato nel ricorso dalla Cgil, una violazione del diritto alla salute risponde "Assolutamente no".

 
In una successiva nota il Ministero della Salute ha specificato che “non sono stati presi in considerazione i dati presentati nell’ultima Relazione al Parlamento sull’applicazione delle Legge 194, in cui il carico di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore è stato rilevato anche a livello sub regionale, cioè relativamente alle singole Asl. Non è stato tenuto conto altresì della più recente attività del  Ministero che ha finanziato un Corso di Formazione su: “Sistema di Sorveglianza dell’IVG e applicazione della L.194/78”, organizzato da ISS in collaborazione con Ministero e ISTAT, che si è tenuto il 24 febbraio scorso, presso l’ISS, destinato ai referenti delle regioni e delle province autonome o di altri enti di promozione e tutela della Salute coinvolti nel progetto “Sistema di sorveglianza sull’IVG”, allo scopo di migliorare ulteriormente migliorare le modalità di raccolta dati riguardo la 194, e l’utilizzo dell’informazione anche a livello locale per evidenziare punti di attenzione e strategie di miglioramento per la piena applicazione della L.194”.
 
“La relazione al parlamento sull’applicazione della legge 194 – prosegue la nota - presentata lo scorso ottobre contiene dati definitivi relativamente all’anno 2013 e preliminari relativamente all’anno 2014. E’ basata sui dati forniti dalle regioni e dalle schede ISTAT, verificati ed elaborati da Istituto Superiore di Sanità e Ministero. Si tratta di una delle raccolte dati più aggiornate e puntuali al mondo. Il dato generale mostra, come è noto, un  più che dimezzamento di IVG da quando è entrata in vigore la legge: 233.976 le IVG nel 1983, 102.760 nel 2013 (e 97.535 nel 2014, primo anno in cui le IVG sono scese sotto la soglia delle 100.000). A questo dato corrisponde un valore sostanzialmente costante dei ginecologi non obiettori: 1607 nel 1983, e 1490 nel 2013, con un conseguente dimezzamento del numero di IVG settimanali, a livello nazionale, a carico dei ginecologi non obiettori, che nel 1983 effettuavano 3.3 IVG a testa a settimana (su 44 settimane lavorative), e ne effettuano 1.6 nel 2013”.
 
“Per la prima volta dall’entrata in vigore della L194 – ricordano da Lungotevere Ripa - , il Ministro Lorenzin, il 18 luglio 2013, facendo seguito agli impegni assunti nel dibattito dell’11 giugno 2013 presso la Camera dei Deputati su alcune mozioni inerenti l’applicazione della L.194, ha attivato il “Tavolo di lavoro per la piena applicazione della L.194”, a cui sono stati invitati a partecipare tutti gli Assessori Regionali e l’ISS. Tale tavolo ha avviato un monitoraggio sulle attività di IVG e su obiezione di coscienza a livello di singola struttura di ricovero e nei consultori familiari, per individuare eventuali criticità nell’applicazione della legge. I risultati sono stati presentati nella relazione sull’applicazione della 194 presentata il 15 ottobre 2014. Le ttività del tavolo di lavoro sono proseguite continuando a raccogliere dati e elaborare parametri specifici su IVG e obiezione di coscienza, individuati nel corso del monitoraggio, per la prima volta anche a livello sub-regionale, nelle singole ASL, per meglio mettere a fuoco eventuali criticità nell’offerta del servizio, non rilevate nella raccolta aggregata a livello regionale. I risultati sono stati presentati nella più recente relazione al parlamento, il 26 ottobre 2015. Si tratta di un grande lavoro di raccordo Ministero-Regioni, mai svolto in precedenza, e tutti i dati presentati nella relazione sono stati condivisi con le regioni”.
 
In sintesi, dalla relazione del 2015 (relativa ai dati definitivi del 2013 e preliminari del 2014) emerge che:
L’offerta del servizio in relazione al diritto di obiezione di coscienza degli operatori (carico di lavoro medio settimanale di IVG per ogni ginecologo non obiettore), indica una sostanziale stabilità del carico di lavoro settimanale per ciascun ginecologo non obiettore: considerando 44 settimane lavorative in un anno, il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore, settimanalmente, va dalle 0.5 della Sardegna alle 4.7 del Molise, con una media nazionale di 1.6 IVG a settimana (era 1.4 nel 2012 e 1.6 nel 2011). E anche nelle regioni in cui si rileva una variabilità maggiore (Lazio e Sicilia), cioè in cui si rilevano ambiti locali con valori di carico di lavoro per ginecologo non obiettore che si discostano molto dalla media regionale (outlier), si tratta comunque di un numero di IVG settimanali sempre inferiore a dieci. In particolare i valori più elevati, 9.6 e 9.4, sono rispettivamente in una Asl della Sicilia e in una del Lazio; tutti gli altri valori risultano inferiori.
Il numero di non obiettori risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG effettuate, e il carico di lavoro richiesto non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG.
Eventuali difficoltà nell’accesso ai servizi, quindi, sono probabilmente da ricondursi a situazioni ancora più di dettaglio di quelle delle singole aziende sanitarie rilevate nella presente relazione, e riferite a singole strutture."
 
“Riguardo ai tempi di attesa – prosegue poi il Ministero - , un possibile indicatore della efficienza dei servizi, questi sono in diminuzione costante negli ultimi anni, a livello nazionale. La percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento (che comprendono i sette giorni di attesa previsti dalla legge) è aumentata (62.3% nel 2013, 59.6% nel 2011), ed è diminuita la percentuale di IVG effettuate oltre tre settimane di attesa (14.6% nel 2013, 15.7% nel 2011). In altre parole: oltre la settimana di attesa prevista dalla legge dopo il rilascio del documento, aumentano le donne che effettuano le IVG entro  una settimana e diminuiscono quelle che effettuano le IVG oltre due settimane. Non solo: come si rileva dall’ultima relazione al parlamento, non c’è correlazione, a livello regionale, fra obiettori e tempi di attesa: le modalità dipendono dall’organizzazione regionale, risultato complessivo di tanti contributi che variano da regione a regione e, come si vede dai dati raccolti a livello di singola ASL, anche all’interno della singola regione.Per la prima volta si è monitorata capillarmente l’attività dei consultori in questo ambito, e l’obiezione di coscienza è consistentemente inferiore a quella delle strutture ospedaliere”.
 
“Ricordiamo – ha ribadito il Ministero - che la legge non richiede che in tutte le strutture con un reparto di ostetricia e ginecologia sia offerto il servizio IVG: non tutte le strutture possono offrire tutti i servizi sanitari. In particolare, emerge che le IVG vengono effettuate nel 60% delle strutture disponibili, con una copertura soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole. Il numero dei punti IVG, paragonato a quello dei punti nascita, mostra che mentre il numero di IVG è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti IVG è pari al 74% del numero di punti nascita, superiore, cioè, a quello che sarebbe rispettando le proporzioni fra IVG e nascite. Confrontando poi punti nascita e punti IVG non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, ogni 5 strutture in cui si fa un’IVG, ce ne sono 7 in cui si partorisce”.
 
Riguardo le modalità di conteggio  del personale  obiettore e  non obiettore,  contestato  da alcuni che parlano addirittura di “dati falsati”, il Ministero della Salute ha inviato in serata una seconda precisazione. “Nella relazione al parlamento – si legge il dato dei ginecologi obiettori e non, viene dato direttamente  dalle  regioni, separatamente per i conultori  e  per le strutture di ricovero.  Nella  relazione  del  2014  il  dato  aggregato regionale  è  stato  confrontato   con   l’elaborazione  dei  dati comunicati  per  ogni  singola struttura,  come   richiesto   nel   monitoraggio  appositamente  predisposto,  e  si  è  potuta verificare la coerenza fra dati aggregati e dati subregionali. Ricordiamo  che   il   dato   relativo   ai   consultori  non  era   mai  stato   riportato  dalle amministrazioni precedenti, ed è la prima volta  che  viene raccolto da quando è entrata in vigore la 194.
 
“Leggendo la relazione – continua la nota - , poi, si può facilmente verificare la modalità di conteggio del personale obiettore, sia nelle strutture sanitarie che nei consultori, conteggio che consente di individuare con la migliore precisione possibile il numero effettivo degli operatori: "Al fine di considerare gli operatori in relazione al tempo di lavoro effettivo presso la struttura, ed escludere la possibilità di contare più volte uno stesso operatore presente in strutture diverse, il monitoraggio ha previsto anche la rilevazione dei ginecologi non obiettori in termini di FTE (Full Time Equivalent) dove l’unità di misura FTE corrisponde al numero di unità riparametrato rispetto ad un lavoratore a tempo pieno. Il valore in FTE pari ad 1 equivale ad una persona che lavora a tempo pieno, un lavoratore part-time al 50% corrisponde a 0.5 FTE. Tuttavia, anche per il 2013, si conferma che il carico di lavoro settimanale rilevato rispetto al numero di ginecologi non obiettori in termini di unità di personale non risulta sostanzialmente diverso da quello rilevato in termini di FTE, come già rilevato nel 2012. Un’unica eccezione si è riscontrata per la regione Molise in cui il numero limitato di ginecologi non obiettori a disposizione determina un raddoppio del carico di lavoro calcolato in base agli FTE, pari a 9.4 IVG settimanali, comunque inferiore a 10”.
 
“Ricordiamo infine – conclude - che la L.194 all’art. 9 prevede esplicitamente la mobilità del personale sanitario al suo interno, al fine di assicurare il servizio IVG, e quindi il personale disponibile a questo tipo di procedura va considerato non relativamente a ogni singola struttura, ma a livello regionale. L’organizzazione sanitaria interna alle regioni, come è noto, dipende dalle regioni stesse, che finora nelle sedi istituzionali hanno sempre confermato i dati comunicati nelle relazioni al parlamento, quegli stessi che oggi vengono contestati”. 

11 aprile 2016
© Riproduzione riservata

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