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Ass. Coscioni: “Su diritti Italia maglia nera Ue”

11 APR - “Con questa nuova sentenza del Consiglio d'Europa, l'Italia si conferma ancora una volta maglia nera d'Europa in tema di diritti. La decisione di oggi dimostra infatti come negli ospedali del nostro Paese siano sistematicamente violati sia il diritto alla salute delle donne, che non riescono ad accedere all'interruzione di gravidanza, che i diritti dei medici non obiettori che ogni giorno, con il proprio lavoro, cercano di far rispettare la legge 194. Violazioni che il Consiglio d'Europa aveva già denunciato con una sentenza emessa due anni fa, e anche allora, come nel procedimento promosso dalla Cgil, come Associazione Luca Coscioni avevamo contribuito con le nostre osservazioni depositate al Comitato per i diritti Sociali del Consiglio di Europa”. È quanto affermano in una nota Filomena Gallo e Mirella Parachini, rispettivamente segretario e membro di Direzione, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica soggetto costituente del Partito radicale.

 
“Nonostante ciò – prosegue -  non solo il governo ha continuato a fare finta di nulla, ma dal 15 gennaio scorso ha perfino inasprito le multe per le donne che, non riuscendo a interrompere la gravidanza per mancanza di medici non obiettori, sono costrette a rivolgersi a strutture non accreditate o a medici non autorizzati. Un provvedimento che riporta l'Italia a un clima pre-194 e non considera che il ritorno dell'aborto clandestino è diretta conseguenza del dilagare dell'obiezione di coscienza. Noi dell'Associazione Luca Coscioni abbiamo lanciato alcune proposte chiare e concrete per ripristinare un minimo di legalità a tutela dei diritti di tutti: la creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza; l'elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza; concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG, l'utilizzo dei medici "a gettone" per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori e infine una deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti”.
 
“Garantire la piena applicazione della legge 194 – conclude  -, senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare non è difficile: basta volerlo fare”. 

11 aprile 2016
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