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Labate (Univ. York): "Ci lascia in uomo, uno scienziato ed un politico che ha contribuito alla ricerca ed al controllo del male del secolo"


09 NOV - Umberto Veronesi è morto, una grande perdita per la comunità scientifica, per il nostro paese, per tutti noi. Lo avevo conosciuto nella primavera del 1977, a seguito dell’intervento che mia sorella Anna, giovane mamma con 2 bimbi piccoli, aveva dovuto fare dopo la diagnosi di un tumore che se estirpato in tempo avrebbe consentito di farla vivere il più a lungo possibile. L’intervento riuscito e le cure seguite all’istituto tumori di Milan hanno fatto in modo che, Anna oggi settantacinquenne, sia ancora viva ed in ottima salute. La commozione ed il dolore sono stati grandi anche perché non sapevo che negli ultimi mesi il Prof. non stesse bene. Ero consapevole dell’avanzare della sua età, seguivo costantemente i suoi impegni scientifici e culturali; lo avevo sentito per l’ultima volta questa primavera a proposito della fecondazione assistita e ci eravamo salutati con l’affetto di sempre e con un ci sentiamo a presto, carico di umanità e cordialità, proprie del suo carattere.

Ho avuto l’onore di essere sottosegretario alla sanità, quando lui è stato ministro, ci reincontravamo dopo 23 anni e con mio grande stupore ricordava Anna, il suo caso e la soddisfazione di aver strappato alla morte una giovane vita era leggibile nel suo sguardo e nelle sue parole di esortazione all’impegno sulla prevenzione e per una migliore qualità di vita.
L’impegno istituzionale al suo fianco è stato incessante, faticoso per il ritmo, stimolante per il continuo pensiero innovatore che metteva in tutti gli aspetti della politica sanitaria e della ricerca scientifica. Non posso dimenticare con quanta caparbietà e tenacia combattè in consiglio dei ministri perché nella finanziaria 2001 si cancellasse l’odiosa politica dei tickets sui farmaci di fascia A e B, si introducessero gli screening gratuiti per la prevenzione dei tumori del seno, dell’utero e del colon e per la gratuità delle cure diagnostiche e specialistiche conseguenti.

Mi diede un mandato preciso, combattere in commissione bilancio senza tregua, perché i pericoli che avanzavano dal Ministero dell’economia non erano del tutto superati. Così come per tutta la politica d’investimenti in sanità che quell’anno aumentò di 4 miliardi per l’ammodernamento ospedaliero di 13 miliardi per l’Istituto superiore di Sanità, di 2 miliardi per la ricerca in campo oncologico e per l’adroterapia. Lavoravamo ad un ritmo da sala operatoria, alle 7,30 riunione per fare il punto sulle priorità da affrontare durante la settimana, lavoro di squadra e responsabilità precise nel seguire i vari argomenti, report sugli intoppi e le difficoltà incontrate, ricerca delle soluzioni e se occorreva un suo diretto intervento.
 
L’intero apparato del ministero della salute al lavoro incessantemente, con autonomia e responsabilità. Facemmo in poco più di un anno una infinità di cose utili al Ssn: dall'avvio del nuovo sistema informativo nazionale del Ministero della sanità, nonché l'estensione dell'impiego sperimentale della carta sanitaria prevista dal progetto europeo "NETLINK" autorizzando per l'anno 2001 la spesa, rispettivamente, di lire 10 miliardi e di lire 4 miliardi per l’anno successivo, agli accordi di programma con le regioni per l’edilizia ospedaliera, al progetto “ospedale del futuro” con Renzo Piano, al Piano sanitario triennale 2001-2003, ai decreti attuativi conseguenti le professioni sanitarie non mediche, ai provvedimenti per fronteggiare l’emergenza mucca pazza ecc..

Il piano sanitario nazionale 2001-2003, oltre ai livelli essenziali di assistenza, teneva conto della ''buona medicina'' e delle ''quattro grandi rivoluzioni biomediche'' che stiamo vivendo.

Il piano sanitario 2001-2003 era allineato con le quattro sfide che ci attendono perché, diceva Veronesi, “solo conoscendo l'evoluzione della medicina é possibile fare una razionale programmazione: la rivoluzione genetica, che sovvertirà la prevenzione, la diagnosi e la cura; i trapianti che, insieme alla terapia cellulare, permetteranno di attuare terapie innovative; la rivoluzione etica, che riguarda anche il consenso informato al paziente, i problemi legati all' origine e al termine della vita; la rivoluzione immaginologica, cioé la possibilità di fare diagnosi grazie alle tecnologie computerizzate digitali e che permetterà ad ogni cittadino, una volta all'anno, di verificare il proprio stato di salute”.
 
Un piano che non voleva essere un libro dei sogni, ma che per Veronesi era ''possibile mettere in atto eliminando sprechi, e facendo buoni investimenti nel futuro”. Dove il malato era messo davvero al centro dell' assistenza; dove nell' ospedale umanizzato e superefficiente ci si va per motivi seri e solo per pochi giorni; dove le diagnosi e la prevenzione si fanno nel territorio, senza ingolfare i centri di cura; dove viene dato un ruolo diagnostico ai medici di famiglia; dove a tutti i cittadini vengono assicurati, con tempestivita' e gratuitamente, livelli essenziali di assistenza come farmaci, visite specialistiche e a domiclio”.

La legislatura 2001 finì, molte cose sono andate avanti molte ne rimangono da attuare, le sfide sempre più complesse.

La prevenzione ed il mutamento degli stili di vita sono l’asse principale che insieme all’innovazione scientifica e tecnologica e alla ricerca possono sconfiggere e curare le malattie. Ieri come oggi occorre combattere con la buona politica incertezze, inerzie, burocrazia, interessi corporativi.

Per farlo occorre coerenza, determinazione, visione strategica, produrre pensiero, tutto questo era Umberto Veronesi, un uomo che ha combattuto la morte prematura a causa di una malattia, ha combattuto il dolore sempre, anche nel processo del morire, perché era convinto che il dolore non produce catarsi e nemmeno redenzione e quindi va evitato con tutti i mezzi che la scienza medica mette a disposizione. Un uomo, uno scienziato ed un politico che ha contribuito alla ricerca ed al controllo del male del secolo. E’ stata la missione di tutta la sua vita.

Oggi che non c’è più, lascia perlomeno a tutti noi la forza di guardare avanti con l’ottimismo delle sue idee e con la sua profonda convinzione che: “se in diecimila anni di storia, la scienza ha costantemente migliorato la nostra vita, superando guerre, carestie e catastrofi, e a ogni progresso scientifico ha sempre fatto seguito un passo avanti della civiltà. Non può che essere così anche oggi e la società futura sarà una società migliore”.
 
Grazia Labate
Ricercatore in economia sanitaria, già sottosegretario alla sanità 


09 novembre 2016
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