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Nuovo DM 70. Il punto di vista dei privati (Aiop): “Qualità ed equità di accesso devono essere i criteri guida per l’accreditamento”


Per l‘Ospedalità privata, definire standard per un disegno razionale dell’offerta ospedaliera e per una programmazione regionale orientata a criteri di qualità, efficienza, sicurezza ed efficacia, è uno sforzo  apprezzabile e doveroso del Ssn: è però fondamentale che siano tali criteri e non altri a stabilire quali siano le strutture chiamate a fornire le prestazioni di provata efficacia clinica.

20 GIU -

Continuano le osservazioni sulla revisione del DM 70 sugli standard ospedalieri. L’Associazione Italiana Ospedalità Privata ha reso nota la sua posizione e le considerazioni scaturite a latere dell’audizione tecnica presso il ministero della Salute.

L’Aiop, rappresentata dalla Presidente Barbara Cittadini, ritiene prioritario che la selezione dei soggetti erogatori e dunque la loro valutazione, nonché la remunerazione degli stessi, debba avvenire sulla base di criteri piegati esclusivamente ai bisogni assistenziali dei pazienti e alla garanzia di equità di accesso alle prestazioni di provata efficacia clinica, salvaguardando - come principio cardine del sistema di welfare - la natura “pubblica” tanto della funzione di committenza/tutela, ovvero dei soggetti chiamati ad acquistare per conto dei cittadini-utenti le prestazioni sanitarie, quanto del sistema di finanziamento dei servizi alla salute attraverso la fiscalità generale.

Dal position paper dell’Associazione emerge, a partire dall’analisi della previsione di volumi minimi di attività per prestazione o condizione clinica, la necessità di ripensare il sistema dell’accreditamento e il meccanismo di assegnazione di budget alle strutture della componente di diritto privato, il quale automaticamente pone tetti massimi alle prestazioni erogabili nell’ambito del Ssn, indipendentemente dalla effettiva potenzialità delle stesse.

Secondo Aiop, ridimensionare l’eterogeneità qualitativa tra gli erogatori ma, allo stesso tempo, valorizzare la varietà e le specificità funzionali degli stessi è un compito ambizioso e difficile, che deve essere perseguito evitando derive ingegneristiche, valutando e gestendo l’impatto dei requisiti quantitativi sul nostro Servizio Sanitario Nazionale, di fatto articolato in 21 sistemi sanitari distinti e scarsamente integrati.


La riflessione di Aiop, corredata da analisi di impatto e illustrata nel corso dell’audizione tecnica presso il Ministero della Salute, è riportata nel position paper dell’Associazione, sottoscritto anche da Aris.

Tra le osservazioni e le proposte di modifica:

Requisiti relativi alla dotazione di posti-letto:
-
la revisione del requisito della dotazione di posti letto per acuti non inferiore a 60 posti letto, quale soglia di accreditabilità e di sottoscrivibilità degli accordi contrattuali con le strutture di diritto privato;
- il riferimento alle “discipline affini” per la corretta definizione delle attività monospecialistiche per acuti e la conferma della soglia dei 30 posti letto per acuti prevista nel DPCM del 1986 per le Case di cura private;
- la necessità di considerare la peculiarità delle strutture c.d. “miste”, ovvero strutture dotate di posti letto sia per acuti sia post-acuti, caratterizzate da un elevato livello di specialità e continuità assistenziale

Se la ratio degli standard è quella di razionalizzare la rete ospedaliera nella prospettiva di migliorare la capacità del sistema di rispondere ai bisogni dei pazienti, il numero dei posti letto non presenta, però, alcuna nota associazione con la qualità delle cure erogate. Questo il commento di Aiop che prosegue sostenendo come la conseguenza sia una compressione del pluralismo che penalizza, in assenza di evidenze, le strutture di diritto privato del SSN caratterizzate da minori dimensioni, ma perfettamente funzionali e radicate sul territorio.

Requisiti di volume
-
uno studio condotto da Aiop in collaborazione con Nomisma sulla valutazione di impatto - in termini di limitazione nell’accesso alle cure e mobilità sanitaria indotta - degli standard previsti sia nel DM70 vigente sia nella bozza di revisione, secondo la prospettiva del paziente-utente;
- la difficoltà di valutare i volumi delle strutture di diritto privato del SSN, essendo tali volumi “imposti” dal meccanismo di assegnazione di budget e quindi non indicativi delle reali potenzialità di offerta;
- la revisione della soglia minima di 200 interventi/anno per le procedure di by-pass aortocoronarico isolato, alla luce delle evidenze scientifiche e dell’evoluzione nella pratica clinica.

Per Aiop, il costo di una razionalizzazione dell’offerta sulla base di criteri di sicurezza ed efficacia clinica - così come emerge dalle premesse dello stesso DM70 - non può ricadere sul paziente e sulla sua capacità soggettiva (economica e di mobilità) di rivolgersi alla struttura ospedaliera considerata “adeguata”, se non si vuole tradurre la ricerca della qualità in un mero efficientamento del sistema a spese della salute e del diritto alla cura dei pazienti.

Il rischio - continua Aiop - è quello di indurre il malato a una rinuncia alle cure e di ampliare, anziché ridurre, le disuguaglianze sulla base di variabili geografiche e socio-economiche.

Rete dei punti nascita
-
salvaguardare e potenziare il modello di rete Hub e Spoke – fil rouge di tutto il DM 70 e considerato a livello internazionale come il sistema migliore nel garantire sicurezza e appropriatezza nell’assistenza perinatale - anche per l’assistenza al parto;
- applicare a tutte le maternità gli standard di sicurezza relativi all’assistenza h24 di due unità di personale ostetrico e due unità di personale ginecologico, un anestesista e una figura neonatologica, nonché la presenza di terapia sub-intensiva, così come previsti nell’Accordo Stato-Regioni del 2010 per i punti nascita di primo livello.

Secondo Aiop, la sicurezza della puerpera e del nascituro, nei punti nascita di primo livello -  ovvero le maternità che assistono le gravidanze e i parti fisiologici in età gestazionale oltre le 34 settimane - deve essere perseguita utilizzando a pieno le potenzialità del risk management e attraverso la promozione di protocolli formalizzati di orientamento verso il setting assistenziale adeguato al livello di rischio e di accesso tempestivo alle dotazioni eventualmente non presenti nei punti nascita di primo livello (quali centro trasfusionale, terapia intensiva generale, terapia intensiva neonatale, consulenze multispecialistiche).

Della stessa opinione, ricorda Aiop, anche la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), che insiste sulla centralità della continuità assistenziale e della valorizzazione della rete tempo-dipendente.



20 giugno 2022
© Riproduzione riservata

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