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Verso le elezioni. Amendola (PD): “Rimettere in discussione il Pnrr sarebbe un errore imperdonabile, ci porterebbe a perdere miliardi”


"La pandemia ci ha fatto riscoprire cittadini europei e ci insegnato che da soli non si va da nessuna parte, occorre fare squadra come Ue per contare di più anche come Paese singolo". Se il prossimo governo dovesse rimettere in discussione il Pnrr potrebbero venir meno risorse che "in questa particolare fase sono essenziali per affrontare sfide come la crisi del gas". Quanto ai rimborsi per gli ex specializzandi: "Spetterà al prossimo esecutivo chiudere questa procedura e al Parlamento adeguare la legge nazionale".

23 SET -

La pandemia da Covid è stata una “sfida inimmaginabile” che però ci ha permesso di scoprire un “senso di comunità” europeo. Un insegnamento che Vincenzo Amendola, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, in questa intervista auspica non venga dimenticato una volta insediato il nuovo Governo. Tutto ciò anche nell'ottica di un Pnrr “frutto di negoziati lunghi e complessi", che sarebbe "imperdonabile" rimettere in discussione. 

Sottosegretario Amendola, lei è stato tra i protagonisti della legislatura che si sta per concludere. Come ha affrontato questi anni complicati dal Covid e cosa direbbe se dovesse farne un bilancio? 
Il Covid è stata una sfida inimmaginabile per tutti noi, sul piano individuale, di governo nazionale e a livello europeo. Un evento che mai avremmo pensato di affrontare e di fronte al quale eravamo, occorre dirlo, impreparati. Eppure l’Unione europea ha reagito compatta, dimostrando una forza forse inaspettata. Erano giorni complicati, soprattutto all’inizio quando ancora il vaccino sembrava una meta irraggiungibile e i morti si moltiplicavano di settimana in settimana. A livello europeo siamo riusciti a costruire con tempestività un coordinamento di lotta al coronavirus che sussiste tutt’ora e che ci ha permesso, soprattutto nella fase dell’emergenza, di condividere personale sanitario tra gli Stati e di curare negli ospedali nazionali pazienti ‘europei’ provenienti da altri Paesi.

Credo che, nella sofferenza e nel dolore di quei giorni, siano nati davvero gli europei: si è scoperto il senso di comunità, si è capito che da soli non si va da nessuna parte. I cittadini non erano più italiani, spagnoli o polacchi, ma si sentivano ed erano trattati come cittadini d’Europa. In brevissimo tempo, poi, siamo riusciti ad approntare la macchina per l’acquisto e la produzione di quei vaccini che l’Europa è stata anche in grado di donarne ai partner di tutto il mondo. Siamo passati da una totale mancanza di vaccini a più di 4 miliardi di dosi. Al tempo stesso l’Ue ha adottato misure per attenuare l'impatto socioeconomico della pandemia e sostenere la ripresa. Penso a strumenti come Sure che ha permesso ai lavoratori di conservare il loro impiego nonostante il calo di attività delle imprese. Sono stati commessi anche errori, certo, ma era inevitabile. Mi chiedo se, senza questo cigno nero della storia che è stata la pandemia, saremmo mai arrivati all’accordo sul Next Generation Eu. 


Quali individuerebbe come i momenti cruciali?
Ho in mente due date. La prima, il 21 luglio 2020, appunto. La notte della firma dei 27 al Next Generation Eu, la notte in cui si salvò l’Europa. Ricordo le trattative fino all’alba, dopo mesi di negoziazione. Ricordo la soddisfazione, immensa, per aver portato a casa con l’allora governo, per l’Italia, la somma più alta di risorse stanziate dall’Ue per un Paese membro. Ma c’era un’altra gioia, più profonda, vale a dire la consapevolezza che l’Unione europea aveva riscoperto la propria anima, aveva finalmente abbandonato le paure e i reciproci sospetti e aveva deciso di investire su se stessa come un tutt’uno, a cominciare da quei Paesi, come Italia e Spagna, che ne avevano più bisogno. Quella data ha segnato una svolta, si è passati dall’Europa del rigore a tutti i costi all’Europa della solidarietà e della crescita, e mi auguro che su questa strada si continui nei giorni a venire. 
L’altra data fondamentale è poi senz’altro il 27 dicembre 2020 quando è iniziata la vaccinazione contro il Covid in tutta l’Unione. L’Agenzia europea del farmaco aveva dato l’autorizzazione e si cominciava a sperare di nuovo nella fine dell’incubo. 

Cosa prevede possa accadere dal 25 settembre e cosa ne sarà dei fondi per il Pnrr?
Qualunque esito abbiano queste elezioni politiche anticipate, auspico per tutti che non si torni indietro con le lancette della storia a quello che eravamo. E mi riferisco all’epoca dell’austerity nell’Unione, ma anche ai periodi più bui dei nazionalismi sovranisti che hanno ferito a morte la comunità europea. Non sarà un periodo facile per nessun Paese europeo, considerato il complicato contesto internazionale. La pandemia ci ha insegnato che da soli non si va da nessuna parte, occorre fare squadra come Ue per contare di più anche come Paese singolo. Se per apparenti interessi nazionali si metterà in discussione la sovranità del diritto europeo su quello italiano, non potremo che averne conseguenze negative sul piano pratico. Siamo in un momento storico cruciale, dove le vicende nazionali hanno ripercussioni su quelle dell’Europa: chi vince questa tornata elettorale dovrà dimostrare di essere all’altezza della sfida, abbandonando eventuali ideologismi anacronistici. 

Tutti sappiamo che il Pnrr è frutto di negoziati lunghi e complessi, ridiscuterlo sarebbe un errore imperdonabile e porterebbe a perdere miliardi di euro che, invece, in questa particolare fase sono essenziali per affrontare sfide come la crisi del gas. Ci sono tutti gli strumenti necessari per aiutare imprese e famiglie, senza rinunciare alla transizione ecologica. Il Repower Eu è il piano pensato dalla Commissione europea proprio allo scopo di affrontare la crisi energetica, senza stravolgere gli accordi sul Pnrr. Il vero interesse nazionale è difendere – e utilizzare al meglio – il nostro Recovery plan, senza metterlo a repentaglio per velleità da campagna elettorale.

Pensa sia possibile un intervento normativo per sanare la questione dei rimborsi per gli ex specializzandi?
L'impegno della ministra Messa di porre fine a questa vicenda giuridica è sempre stato chiaro: è un caso che si trascina dal 1983, data a partire dalla quale la direttiva avrebbe dovuto essere attuata dallo Stato italiano, e va chiuso al più presto in linea con le indicazioni della sentenza, per tutelare i diritti che i medici non hanno ancora visto riconosciuti. Purtroppo, la fine anticipata del Governo Draghi non ha consentito di concludere il processo di adeguamento dell’ordinamento italiano a quello europeo. In ogni caso, i diritti tutelati dall’UE potranno adesso essere fatti valere direttamente davanti ai giudici italiani e spetterà al prossimo esecutivo chiudere questa procedura e al Parlamento adeguare la legge nazionale. Il nuovo Governo - e in particolare il Ministero dell’Università - avrà l’importante compito di stabilire gli effetti della pronuncia sia in termini di risorse che di definizione dei soggetti che ne potranno beneficiare.



23 settembre 2022
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