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Salute e ambiente. Alle Regioni la responsabilità di 18 aree a rischio

Firmato dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il decreto che ridisegna l’elenco dei Siti di interesse nazionale da risanare. Sono 39 aree di particolare complessità ambientale; 18 delle 57 aree Sin sono state spostate sotto le competenze regionali, che dovranno quindi occuparsi di disinquinarle.

01 FEB - “Meno burocrazia, più velocità negli investimenti e più vicinanza ai cittadini e alle esigenze locali”. Così una nota del ministero dell’Ambiente descrive il decreto, fresco di firma da parte del ministro Corrado Clini, che ridisegna l’elenco dei Siti di interesse nazionale (Sin) e concentra l’attenzione dello Stato su 39 aree di particolare complessità ambientale per la presenza di impianti chimici o di contaminazioni più pericolose. Il decreto, inoltre, restituisce la competenza di controllo e risanamento alle Regioni per 18 aree che non hanno le caratteristiche per essere classificate di interesse nazionale. “È assicurato comunque il mantenimento dei finanziamenti precedenti”, precisa una nota diffusa dal ministero..

Inoltre, come si legge nel provvedimento, “restano fermi, salvo eventuali successive modifiche e integrazioni, gli accordi precedentemente sottoscritti tra il ministero dell’Ambiente e gli enti locali competenti”. Le Regioni provvederanno a fare una relazione annuale al ministero sullo stato di avanzamento degli interventi, così come previsto dal decreto del 2001 che regola il programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale.


Tra i siti che tornano alle Regioni ci sono la Bovisa (alla periferia di Milano), Cerro al Lambro (Lombardia), i bacini dei fiumi Sacco (Lazio) e Sarno (Campania), La Maddalena (Sardegna), alcune aree del litorale vesuviano.

Nel caso della valle del Sacco, la zona è distinta in due diverse aree. Una zona è l’area del polo chimico di Colleferro, per la quale nel 2005 era stata dichiarata l’emergenza socio-economica-sanitaria. “Questa area – spiega il ministero - non è compresa nel decreto perché non è mai stata classificata Sin ed era di competenza di un commissario straordinario”. Il decreto invece trasferisce alla Regione Lazio una seconda area, l’ex sito di interesse nazionale della valle del Sacco. “È una parte del territorio del bacino del fiume Sacco completamente distinta da quella dichiarata in stato d’emergenza; non vi sono attività industriali di dimensione significativa tale da poter essere considerata presupposto per la classificazione di sito di interesse nazionale”.
 
In allegato l’elenco dei Sin e dei Siti di interesse regionale.

 

01 febbraio 2013
© Riproduzione riservata


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