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Verso le elezioni. Fisioterapisti alla politica: "Eliminare gli ostacoli alla nostra professione"

Laurea di 5 anni, lotta all’abusivismoe alle invasioni di campo, più autonomia professionale ma anche più coinvolgimento in programmi di assistenza in èquipe. Sono alcune delle richieste contenute nel Manifesto in 6 punti su cui l’Aifi chiede l’impegno della politica per il futuro della professione.

20 FEB - Portare la laurea a 5 anni come in Europa, approvare una formazione ‘ad hoc’ che faccia piazza pulita di tanti pericolosi millantatori, consentire la libertà di scelta del fisioterapista e l’autonomia nella libera professione in intramoenia, facilitare i percorsi di cura, promuovere le ‘equipe multidisciplinari’. Sei punti chiave per far si che la professione del fisioterapista possa tutelare e garantire il paziente e, allo stesso tempo, essere sostenibile per il sistema sanitario nazionale. Questi i 6 punti chiave che l’Aifi propone per la prossima legislatura.

“La fisioterapia e la sua complessità – spiega il presidente dell’Associazione italiana fisioterapisti, Antonio Bortone – oggi non sono più sostenibili negli attuali percorsi formativi. A livello europeo, infatti, l'Italia è fra i pochi paesi rimasti con una formazione triennale e senza i 2 anni delle specializzazioni. Il corso di laurea, quindi, deve raggiungere prima possibile i cinque anni e prevedere le specializzazioni post-laurea già presenti negli altri Paesi europei. Questa è la nostra proposta e la nostra scommessa per il futuro. Ce la giochiamo sapendo che è un grande investimento per tutti i giovani che si avvicinano oggi alla professione”.


Non a caso anche nel campo della formazione si chiedono interventi urgenti, con l’abrogazione delle norme relative alla ‘formazione pregressa’ alla laurea in Fisioterapia, che già la Legge aveva dichiarato chiusa (l’esempio classico sono le scuole per masso fisioterapisti). “Perché in assenza di chiarezza e ordine – aggiunge allarmato il presidente Bortone – si scatenano sempre tentativi di resuscitare figure non più esistenti, insufficienti a garantire un’adeguata risposta ai bisogni di salute della popolazione, allo scopo di sfuggire alla formazione, esclusivamente universitaria, del fisioterapista”.

Sempre pensando al futuro, va inserito il concetto della libertà di scelta, che deve valere per tutti. “Quindi – spiega Bortone – i cittadini devono potersi scegliere anche il fisioterapista. Sia il centro di fisioterapia (per la cura di problemi complessi) sia il libero professionista per i problemi più semplici e che non necessitano di approccio multiprofessionale. Questo significa maggiori risparmi per il sistema sanitario, riduzione dei tempi d’accesso e possibilità di una scelta consapevole e sicura per il cittadino. Inoltre va assolutamente approvato il progetto nazionale sui percorsi di cura facilitati. Per i bisogni riabilitativi semplici i cittadini devono potere accedere direttamente al fisioterapista, evitando inutili e costose moltiplicazioni di visite specialistiche, se non necessarie. In questo caso significa anche liberare risorse da rendere disponibili per i bisogni complessi, aumentando la sostenibilità del sistema”.

Bisogni complessi che devono avere ben altro approccio. “L'integrazione in riabilitazione è elemento fondante della pratica clinica – conclude il presidente dell’Aifi – e la responsabilità del processo riabilitativo non può essere attribuita a un unico professionista, chiunque egli sia. Rafforzarla significa restituire responsabilità all'équipe e centralità al paziente. Ecco perché le linee di indirizzo per il piano della riabilitazione vanno riviste”.  
 
Insomma, per l'Aifi, la Fisioterapia va "liberata dagli ostacoli che le impediscono di migliorare le risposte di salute".


 

20 febbraio 2013
© Riproduzione riservata


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