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Hiv e lavoro. Ecco la circolare che chiarisce possibilità e limiti per accertamento sieropositività 


Una nota congiunta, pubblicata dai dicasteri della Salute e del Lavoro, chiarisce le condizioni di esclusione della possibilità di accertamento della siero-positività e individua le limitazioni da rispettare per poter legittimamente procedere ad accertamenti di sieronegatività. Obiettivo evitare discriminazioni. LA CIRCOLARE 

23 MAG - In seguito alle numerose richieste di chiarimenti, in merito alla liceità o meno di accertamenti precedenti all’assunzione e periodici riguardanti l’eventuale sieropositività dei lavoratori, i ministeri della Salute e del Lavoro hanno pubblicato una circolare congiunta.

Il documento chiarisce le condizioni di esclusione della possibilità di accertamento della siero-positività e individua le limitazioni da rispettare per poter legittimamente procedere ad accertamenti di sieronegatività per l’Hiv, anche in considerazione dalle attuali possibilità terapeutiche, che hanno mutato sostanzialmente il quadro epidemiologico e prognostico dell’infezione da Hiv.

In sostanza non si possono configurare discriminazioni di alcun genere verso persone in cerca di lavoro “in base alla reale o presunta sieropositività” e a nessun lavoratore “deve essere richiesto di effettuare il test Hiv o di rivelare il proprio stato sierologico”. Una volta affermati questi assunti, bisogna però anche tener conto della necessità di “considerare la prevenzione della trasmissione dell’Hiv in tutte le sue forme come una priorità fondamentale”.


E’ per questo che risulta assolutamente prioritario “tutelare i lavoratori che svolgono attività in cui è elevato il rischio di trasmissione dell’Hiv e, a tale scopo, è necessario, laddove sussista un rischio di contagio per esposizione professionale a Hiv e a malattie a esso correlate, come la Tbc, predisporre per i lavoratori specifici programmi di prevenzione”. E in particolare deve essere garantito ai lavoratori “un ambiente di lavoro sicuro e salubre, al fine di prevenire la trasmissione dell’Hiv sul luogo di lavoro”.

Norme specifiche di settore che richiedono l’accertamento preliminare della condizione di sieronegatività hanno quindi legittimità “esclusivamente nella sussistenza di una effettiva condizione di rischio che dall’esercizio dell’attività lavorativa vi sia per i terzi un concreto e reale rischio di contagio in occasione e in ragione dell’esercizio dell’attività stessa”. Di conseguenza l’esecuzione del test in via preventiva “dovrà essere giustificata dal livello di rischio individuale di esposizione, valutato caso per caso dal medico competente”.  

23 maggio 2013
© Riproduzione riservata

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