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Def 2013. Sanità selettiva? Una mistificazione

Il Governo di larghe intese e di emergenza non può e non deve entrare nel merito di una riforma tanto importante, che ha bisogno di un grande dibattito pubblico, non nascosto dietro al rigore necessario alla tenuta in ordine dei conti

24 SET - Leggendo la nota aggiuntiva al DEF 2013 nella parte riguardante la sanità ho avuto la netta impressione di trovarmi davanti ad un imbroglio. Rileggendola per paura di un abbaglio, l’impressione si è accentuata. Per la prima volta dall’introduzione del Sistema Sanitario Nazionale si introduce il concetto di selettività a proposito di un diritto sancito dalla costituzione, mentre per i Servizi Sociali si parla con disinvoltura di selettività già da troppo tempo.
 
Il peggio è che si mistifica il concetto di selettività rapportandolo in qualche modo all’appropriatezza che è ben altro. In un passaggio del testo si dice: “occorre ripensare un modello di assistenza finalizzato a garantire prestazioni non incondizionate, rivolte principalmente a chi ne ha effettivamente bisogno”; perché si avverte la necessità di specificare un fatto in sé scontato cioè che le prestazioni sanitarie debbano essere rivolte a chi ne ha effettivamente bisogno? Ci si riferisca forse  più che al bisogno di salute al bisogno in senso economico, cioè alle fasce meno abbienti della popolazione?

 
Il sospetto è forte, selettività come anticamera alla residualità e quindi alla fine dell’universalismo. Rivedere i LEA non può essere un tabù, ma date le premesse tanto ambigue rimane difficile pensare che non si voglia gettare le fondamenta per una controriforma del sistema, senza peraltro avere il coraggio di esplicitarne confini e contenuti. La difesa del sistema sanitario italiano, rende ognuno di noi impegnato a qualsiasi titolo nei servizi socio sanitari, particolarmente attento ai nuovi bisogni e all’uso appropriato di risorse e mezzi, aperti alle novità, ma intransigenti di fronte a chi decidesse di minare le colonne del sistema cioè l’universalismo e il suo carattere eminentemente pubblico.
 
Il governo di larghe intese e di emergenza non può e non deve entrare nel merito di una riforma tanto importante, che ha bisogno di un grande dibattito pubblico, non nascosto dietro al rigore necessario alla tenuta in ordine dei conti, fra l’altro la sanità negli ultimi anni ha fatto notevoli passi avanti (mentre si azzerava il Fondo Sociale). Dobbiamo alimentare questo dibattito prima che sia troppo tardi. Da queste colonne Ivan Cavicchi invita soprattutto il PD a non stare zitto, la nostra voce è forse troppo fievole per essere avvertita dalle orecchie di Cavicchi perse nella foresta, ma non siamo stati zitti nei giorni scorsi e non lo saremo nei prossimi.
 
Simone Naldoni
Consigliere Regionale della Toscana, Gruppo PD
Già vice presidente nazionale di Federsanità ANCI

24 settembre 2013
© Riproduzione riservata


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