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Def 2013. Binetti (Udc-SCpI): “Tutto a tutti non ce lo possiamo più permettere e io sono d'accordo"

"Il Def dice che la nostra sanità non può più permettersi il lusso di essere universalistica e totalmente gratuita. Sono d'accordo, ma è una scelta che entra in contrasto con l’interpretazione dell’art. 32 della Costituzione e non sarà una cosa facile da fare". "Oggi la priorità è dare più risorse al socio-sanitario"

28 SET - La sostenibilità del sistema “ha il fiato corto” e questo ce lo dice anche la qualità dei servizi così com’è percepita dai cittadini che ogni giorno si confrontano con ticket e liste d’attesa. Quindi è bene che per la sanità non siano previsti ulteriori tagli stando a quanto dichiarato più volte anche dal ministro Lorenzin, però il sistema nel complesso va rivisto perché sono troppe le inefficienze e gli sprechi. E una revisione deve comprendere anche le politiche socio-sanitarie perché “la salute è un bene complesso”. A dirlo è la deputata centrista Paola Binetti, Udc-SCpI, componente della Commissione Affari Sociali della Camera.
 
Onorevole Binetti la nota aggiuntiva al Def 2013 prospetta prestazioni a chi ne ha veramente bisogno e il ridisegno del perimetro Lea. Su questi due punti si cominciano a sollevare preoccupazioni per nuovi tagli al Ssn. Lei condivide queste preoccupazioni?
Davanti a questa prospettiva credo sia necessario dare credito al Ministro Lorenzin che dice che non ci saranno tagli. E questa è una buona notizia. Però al tempo stesso l’assenza di ulteriori tagli non è sufficiente a sopportare uno stato di disagio molto profondo che i cittadini sperimentano rispetto alla sanità con i ticket e i tempi lunghi d’attesa che spesso li spingono verso un privato non certo a buon mercato.

 
I tagli si prospettano quando un sistema non è sostenibile. I dati però e le audizioni che avete svolto in materia sembrano dire il contrario: non c’è un rischio sostenibilità per il Ssn. 
Il dato sulla sostenibilità funziona, ma sulla carta. Non nell’esperienza del singolo cittadino. È un dato che corrisponde ad un ragionamento statistico: tante sono le risorse, tante le prestazioni se divido questo per quello allora ne deduco che...Questo ragionamento funziona ma sulla carta. La sostenibilità del sistema in questo momento è virtuale. Certamente il paziente non sperimenta la sostenibilità virtuosa, quella che risponde davvero ai suoi bisogni, ma sperimenta liste d’attesa, ticket, strutture obsolete, carenza di personale e via dicendo.
Non si tratta soltanto di effettuare tagli a fronte di una razionalizzazione dei processi perché questa de facto non c’è ancora stata. L’indagine conoscitiva che stiamo compiendo noi della Commissione Affari Sociali con la Bilancio, a cui lei fa riferimento, è per aiutare la Bilancio a capire che dietro ogni numero ci sono persone concrete con disagi concreti e per dare al consapevolezza a noi dell’Affari Sociali la consapevolezza che troppe sono le forme di spreco, di burocratizzazione che assorbono risorse senza restituirle al paziente ma a un sistema troppo farraginoso.
 
Per lei dunque la sostenibilità ha il fiato corto?
La sostenibilità ha il fiato corto sicuramente nella percezione che il cittadino ne ha.
 
D’accordo, però lasciando per un attimo il discorso cittadino, chiedo alla deputata Binetti, che parla con gli stake holder, che ha accesso ai dati, che si confronta con il governo, la sostenibilità economica c’è, oppure no?
Ci potrebbe essere se noi non facessimo un’operazione di semplice maquillage sul budget, ma facessimo un intervento reale sulle strutture, sui modelli organizzativi e sulla capacità di rispondere in termini di riduzione dei tempi d’attesa, di appropriatezza delle cure, di appropriatezza del servizio offerto. Da politico le dico che l’appropriatezza non la può fare solo con una misurazione quantitativa delle risorse di cui si dispone. Va fatta con un approfondimento qualitativo entrando nel merito delle questioni solo così si passa da un’indagine meramente quantitativa a un approccio più qualitativo.
 
Perfetto. Quello che lei dice si può fare offrendo “prestazioni a chi ne ha veramente bisogno”, e con un: “sistema sempre più selettivo ridisegnando il perimetro dei Lea”, come scritto nella nota di aggiornamento al Def 2013? 
Attenzione, questo non è maquillage economico, queste sono scelte politiche molto importanti. Facendo una traduzione di quanto contenuto nel Def si dice che la nostra sanità non può più permettersi il lusso di essere universalistica e totalmente gratuita. Si dice inoltre scegliamo il “non tutto a tutti” ma le cose principali a chi ne ha più bisogno e non se le può permettere. Questa è la traduzione. Che sembra facile ma che da un punto di vista politico entra in contrasto con l’interpretazione dell’art. 32 della Costituzione.
Purtroppo però siamo arrivati ad un punto che non ci possiamo più permettere l’universalismo e la gratuità e dobbiamo fare delle scelte decidendo cosa dare e a chi.
 
E lei è d’accordo?
Se lo chiede al politico ma anche al medico neuropsichiatra Binetti le dico sì. Però attenzione perché dobbiamo decidere effettivamente non solo quali sono i livelli essenziali di assistenza e quindi il minimo comune denominatore da garantire a tutti ma poi dobbiamo anche decidere quali categorie sociali potranno goderne. La riflessione in termini di politica sanitaria deve necessariamente riguardare anche scelte socio-sanitarie che comprendano anziani, disabili e malati cronici.  
 
Allora mettiamola in positivo, quanto mi ha detto lei, sottolineando le necessarie esigenze di ristrutturazione del sistema, di cui parla anche il Def possono tradursi in una nuova politica di strategia sanitaria?
Si potrebbe tradurre così se io mi preoccupassi solo dei tagli alla sanità, questa volta non ci sono. A questo però devo immediatamente aggiungere un’altra domanda: e nel sociale ci sono le risorse? Perché le ultime manovre hanno prosciugato le politiche sociali in modo inverosimile sottraendo ai malati quella parte di servizio che non si configura soltanto in termini di accertamenti diagnostici e di medicine da somministrare. Ma si configura ad esempio anche come una serie di interventi di tipo fisioterapico e assistenziale. Perché se io non tocco la sanità ma nel sociale ho degli interventi totalmente carenti ai cronici, ai disabili, tolgo molto. Se consideriamo la sanità solo sotto l’aspetto della diagnosi e cura io posso avere una visione parziale del bene salute percepito dal cittadino. Per cui le dico va bene un budget senza tagli, cerchiamo però risorse per mantenerlo su questi livelli con una lotta alle inefficienze e agli sprechi però mettiamo a disposizione dei malati anche interventi di tipo socio-sanitario. A partire dai Leas perché la salute è un bene complesso e questo chiedono i cittadini. 
 
Stefano Simoni

28 settembre 2013
© Riproduzione riservata


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