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Ciao 2013/16. Rimondi (Assobiomedica): “Un anno senza penalizzazioni, ma anche senza progettualità”

Il presidente dei produttori di dispositivi medici auspica un 2014 fatto di provvedimenti e proposte in grado di rilanciare la sanità e l’industria di settore, evidenziandone la complessità e l’innovatività. Lieve miglioramento dei tempi di pagamento. Ma contro i ritardi della Calabria si ipotizza il blocco delle forniture

08 GEN - Il Governo Letta non ha introdotto “nuovi disastri” e questo, secondo il presidente di Assobiomedica, Stefano Rimondi, è stato “un fatto positivo” rispetto ai precedenti governi "Monti-Bondi" e "Berlusconi-Tremonti". Tuttavia, da parte del Governo Letta “è mancata una visione complessiva e una progettualità in grado di riqualificazione la sanità italiana e di riportarla ai livelli di alcuni anni fa, che ci vedevano ai primissimi posti per qualità e rapporto costo-qualità”.
 
Ed è proprio questo l’auspicio per il 2014, su cui Assobiomedica vuole fare la sua parte anche contrastando l’immagine “volgarizzata” del settore dei dispositivi medici che si è diffusa negli ultimi anni. “I nostri sono prodotti ad alta tecnologia, che devono essere accompagnati da elementi tecnici e logistici che incidono sul valore prodotto e quindi sul suo costo. Anche per il più semplice dei dispositivi entrano in gioco fattori che determinano necessariamente una variazione dei costi". Basta, quindi, con i confronti semplificati sui costi di una siringa da Regione a Regione.


Presidente Rimondi, come è stato il 2013 per i produttori di dispositivi medici?
I bilanci si fanno in genere di due tipi, uno qualitativo e l’altro quantitativo. Per il secondo sono necessarie informazioni relative ai fatturati complessivi, all’export, ai valori di mercato, dati che avremo a disposizione solo tra qualche mese.
Dal punto di vista qualitativo possiamo invece dire che non ci siamo discostati molto dal trend degli anni precedenti, che purtroppo non è stato un buon trend. Il settore continua a subire atteggiamenti complessivamente penalizzanti, anche attraverso campagne di stampa superficiali e qualunquiste che si traducono in conseguenze negative per l'industria. Parlo del continuo riferimento alla storia della siringa che costa x da una parte e x da un'altra. Con questa visione altamente superficiale e volgare, i media hanno distorto l’immagine del nostro settore, che va ben oltre la siringa e il cerotto, e nel quale entrano in gioco moltissimi elementi che influiscono sulla determinazione del loro costo. I nostri prodotti non sono tutti uguali. Ci sono quelli più semplici e ci sono quelli ad altissima tecnologia. Ci sono le siringhe e ci sono le tac. Spesso, inoltre, i nostri prodotti non arrivano sul mercato finiti, come nel caso delle confezioni di farmaci, ma chiedono di essere accompagnati da servizi e accessori tecnici e logistici che implicano tutta una serie di condizioni e di costi. Bisogna tenere conto di tutti questi aspetti se si vuole davvero conoscere il settore.
Quello che forse i media non hanno ancora compreso è che ignorare questi aspetti porta conseguenze pericolose non solo all’industria, ma anche all’assistenza. La convinzione che i costi delle forniture siano ingiustamente alti ha spinto a gare massificate, con la standardizzazione dei prodotti e la riduzione dei lotti richiesti. Ma inseguendo il costo più basso si è anche frenata l’introduzione di prodotti innovativi e, di conseguenza, la ricerca e gli investimenti.

Un anno, quindi, da dimenticare?
Un risultato positivo si è registrato nell’ambito dei tempi di pagamento. Grazie a una serie di provvedimenti europei e nazionali, alla sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato inaccettabile il blocco dei pignoramenti e ad alcuni accordi raggiunti in qualche Regione, si è passati da una media di oltre 300 giorni di ritardo nel 2012 a poco più di 200 giorni nel 2013. Certo, i tempi restano inaccettabili, ma se non altro è stato fatto un passo avanti. Anche se purtroppo questo andamento positivo non riguarda tutte le Regioni. In Calabria, ad esempio, i giorni di attesa sono addirittura aumentati e raggiungono ormai quasi le 1.000 giornate. Da parte della Regione persiste poi in un atteggiamento di chiusura nei confronti dei fornitori, come se pagarli non fosse un dovere ma un optional. La situazione è così grave e immobile che stiamo considerando la decisione, purtroppo drastica, di bloccare le forniture.

Prima accennava ai prezzi di riferimento. Siete quindi contrari al progetto annunciato dal ministero della Salute riguardante la creazione di un database utilizzabile anche per definire i prezzi di riferimento?
Il database è una cosa estremamente utile se serve a fare una valutazione oggettiva e approfondita del sistema delle forniture. E’ stata la stessa Assobiomedica a proporre, da anni, un Osservatorio degli acquisti. Bisogna però distinguere un “Osservatorio degli acquisti” da un “Osservatorio dei prezzi”. Il primo considera tutte le complessità della fornitura, mettendo insieme il prodotto e la serie dei servizi accessori necessari e richiesti per il suo utilizzo, che cambiano da capitolato a capitolato, ma anche da Asl e Asl. L'Osservatorio dei prezzi, al contrario, applica il puro confronto dei numeri e comporterebbe una ipersemplificazione su un settore che invece semplice non è. Se si vuole essere oggettivi e andare davvero a intervenire dove c'è bisogno, bisogna tenere conto dei servizi accessori di cui parlavo prima, così come delle quantità di prodotto richieste e dei tempi della gara, ad esempio, perché è ovvio che un prodotto di 10 anni fa ha una tecnologia che costa meno della stessa categoria di prodotto che sfrutta tecnologie recenti.

Il ministero sta pensando a un osservatorio dei prezzi o a un osservatorio degli acquisti?
Non lo sappiamo ancora. Ci è stato fatto un annuncio, ma non ci sono stati forniti elementi tali da poter dare un giudizio di merito. Sicuramente siamo felici dell’iniziativa, non è nostra intenzione fermare alcun progetto che possa migliorare il sistema né vogliamo nascondere i dati. Chiediamo solo che i dati siano letti in modo corretto.

Sarete coinvolti nella realizzazione di questo progetto?
Lo auspichiamo. Noi siamo disponibili e credo che sia indispensabile essere coinvolti e diventare parte attiva di ogni progetto riguardante il settore, se si vuole che funzioni e sia utile.

Il Governo Letta è stato indubbiamente più morbido con la sanità di quanto non lo siano stati i Governi precedenti. Ma è stato in grado, secondo lei, di dare anche un input alla crescita?
Il Governo Letta non ha introdotto nuovi disastri e questo è stato un fatto positivo rispetto ai precedenti governi Monti-Bondi e Berlusconi-Tremonti. Finalmente si è capito che intervenire con ulteriori tagli lineari significava condannare la sanità italiana a livelli extraeuropei, se non addirittura da Paesi in via di sviluppo.
Detto questo, da parte del Governo Letta è mancata una visione complessiva e una progettualità in grado di riqualificare la sanità italiana e di riportarla ai livelli di alcuni anni fa, che ci vedevano ai primissimi posti per qualità e rapporto costo-qualità. Una posizione che purtroppo abbiamo perso a causa dei tagli degli ultimi anni.
Ora, però, è necessario intervenire per stimolare la ripresa, per rilanciare il valore e l’immagine della sanità italiana e dell'industria ad essa connessa. Non credo che si faranno molti passi avanti se la sanità non tornerà ad essere percepita come una priorità del Paese, intesa sia come sistema di tutela dei cittadini che come settore in grado di stimolare lo sviluppo e la crescita del Paese.

È dunque questo l’auspicio dei Assobiomedica per il 2014...
Sì. Speriamo che venga compreso che è possibile razionalizzare la sanità attraverso progetti innovativi, ad esempio deospedalizzando le cronicità. Questo è un progetto potenzialmente eccezionale, che può ridurre i costi ed accrescere il valore dell’assistenza, ma che ha bisogno di investimenti di medio-lungo termine. Speriamo che il nostro Paese possa incamminarsi lungo questa strada.

E per il vostro settore?
Abbiamo iniziato un grande lavoro per spiegare la realtà e la valenza del nostro settore. Vogliamo intensificare questa attività culturale, condotta in primis dal Centro Studi di Assobiomedica, anche allo scopo di generare progettualità. Già oggi, quando si parla di sanità, constatiamo con soddisfazione di essere diventati interlocutori credibili e ascoltati. Questo è anche il frutto degli investimenti che abbiamo fatto sulle attività della nostra associazione. Vogliamo intensificare queste attività di approfondimento e anche i momenti di confronto e divulgazione sui risultati emersi da questi approfondimenti.
 
Lucia Conti
 
Per leggere le altre interviste ai protagonisti della sanità vai allo speciale "Ciao 2013".

08 gennaio 2014
© Riproduzione riservata


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