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Lotta al crimine. Anche l'Italia ha la "sua" banca dati per il DNA. Ma per adesso solo in TV 


Catturare i colpevoli di crimini e scagionare gli innocenti. È questo l’obiettivo della Banca Dati istituita nel 2009 per il prelievo e la verifica del Dna nell’azione di contrasto alla criminalità. Ma i regolamenti attuativi non sono ancora pronti. Anche se Barretta assicura che manca poco. Ma intanto lo spot va in TV.

11 FEB - “In casi di violenza sessuale, omicidio, rapina si trovano spesso sulla scena del crimine tracce biologiche dalle quali è possibile risalire al profilo genetico dei presenti. Il DNA è un’informazione genetica che distingue una persona dall’altra e può essere confrontato con quelli presenti nelle banche dati nazionali, se quel profilo genetico è già stato schedato. Anche l’Italia sta per avviare la Banca Dati Nazionale del DNA che è già di supporto alle indagini in molti paesi europei per risolvere casi complessi e scagionare chi è innocente”. È questo il messaggio dello spot lanciato dal Governo italiano, ed in onda in questi giorni sulle reti Rai, per informare i cittadini sull’avvio, anche in Italia, di un sistema di prelievo e verifica del Dna nell’azione di contrasto alla criminalità.

Lo spot tv, della durata di 30 secondi, è la sintesi di un filmato più ampio (circa 3 minuti, vedi video) che sarà ospitato anche sul sito web del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita a cui è affidato il compito di chiarire ogni aspetto, tra cui sicurezza e privacy, sull’uso delle tecniche di analisi del DNA in ambito forense attraverso la costituzione della Banca Dati DNA (in analogia a quelle già attive in altri Paesi dell’Unione Europea), da utilizzare per l’identificazione di autori di reati o di vittime di reati e sinistri.

 
Lo spot mira così ad illustrare i vantaggi in termini di sicurezza per il cittadino, in un’ottica di prevenzione e repressione del crimine, ma anche di concreto vantaggio per chi è innocente e può essere scagionato grazie a queste tecnologie.

La Banca dati nazionale del Dna, in analogia a quelle già istituite in altri Paese, raccoglierà i profili del Dna di condannati, imputati e indagati come previsto dalla legge n. 85 del 2009 (G.U. n. 160 del 13 luglio 2009 – Suppl. ord. n. 108), recante norme in materia di "adesione della Repubblica italiana al Trattato concluso il 27 maggio 2005 tra il Regno del Belgio, la Repubblica federale di Germania, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, il Granducato di Lussemburgo, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica d'Austria, relativo all'approfondimento della cooperazione transfrontaliera, in particolare allo scopo di contrastare il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale (Trattato di Prum). Istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA. Delega al Governo per l'istituzione dei ruoli tecnici del Corpo di polizia penitenziaria. Modifiche al codice di procedura penale in materia di accertamenti tecnici idonei ad incidere sulla libertà personale".

In particolare, gli artt. 15 e 16 della citata normativa prevedono che il controllo sulla banca dati nazionale del DNA sia esercitato dal Garante per la protezione dei dati personali, mentre il Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita (CNBBSV) si occuperà di garantire l'osservanza dei criteri e delle norme tecniche per il funzionamento del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del Dna.

Ma per l’avvio dell’attività della Banca Dati Dna la legge rimandava a “uno o più regolamenti” per disciplinare alcuni aspetti come: il funzionamento e l'organizzazione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati Dna, le modalità di trattamento e di accesso per via informatica e telematica ai dati in essi raccolti; le tecniche e le modalità di analisi e conservazione dei campioni biologici, i tempi di conservazione dei campioni biologici e dei profili del Dna, le attribuzioni del responsabile della banca dati nazionale del Dna e del responsabile del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del Dna, nonché le competenze tecnico-professionali del personale ad essa addetto. Ma che fine hanno fatto questi regolamenti?

A fare il punto è stato lo scorso ottobre il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Barletta, rispondendo lo scorso 4 ottobre a un’interpellanza presentata alla Camera per sollecitare proprio l’emanazione dei regolamenti attuativi necessari a sbloccare la Banca Dati del Dna. Il laboratorio, sarebbe pronto. Come spiegato anche dal vicecapo Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), Luigi Pagano, in una replica a un articolo di Il Fatto Quotidiano dello scorso 1 febbraio. “Sono stati realizzati, in tutti i 207 istituti della nazione, i gabinetti per il prelievo dei reperti biologici sia dei detenuti già presenti che degli ingressi futuri, formato il personale, creato, presso la C.R. di Rebibbia, il laboratorio centrale completandolo di attrezzature tecnologicamente all’avanguardia; terzo, il laboratorio allo stato non è fermo, bensì, sono in corso le procedure per l’accreditamento dello stesso che saranno avviate dai biologi della Università di Tor Vergata; quarto, le procedure concorsuali per l’assunzione dei ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria, infine, avranno inizio non appena saranno varati, dai competenti organi, i regolamenti attuativi”.

Per il resto, “preme precisare – ha affermato Berretta alla Camera - che lo schema di regolamento per il funzionamento della banca dati nazionale del Dna e del relativo laboratorio centrale è stato proposto su iniziativa del Ministero dell'interno e di questa Amministrazione ed attualmente, ai fini del definitivo perfezionamento, si è in attesa del parere favorevole da parte del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita, nonché del Garante per la protezione dei dati personali. A tal proposito, si è ricevuta informazione dal Ministero dell'interno che la conclusione dell’iter di tale schema di regolamento è prevista per i primi mesi del 2014”.

Berretta ha poi fatto sapere che “risulta che l'Amministrazione dell'interno ha indetto tre gare pubbliche in ambito comunitario per l'acquisizione di materiale informatico e formativo, nonché per avviare il programma finalizzato alla certificazione di qualità dei servizi forniti dalla Banca dati nazionale del Dna, a norma ISO 9001 e ISO 27000, quale standard di sicurezza informatica. Sempre secondo quanto riferito dal Ministero dell'interno, entro la fine del corrente anno (2013, ndr) è previsto il completamento delle fasi di realizzazione del portale della banca dati nazionale del Dna e di formazione del personale delle forze di polizia da abilitare sul territorio nazionale”.

Inoltre, “per quanto riguarda l'integrazione dell'ordinamento del personale del corpo della polizia penitenziaria, il decreto legislativo n.162 del 2010 ha istituito i  ruoli tecnici del corpo di polizia penitenziaria da destinare al laboratorio centrale della banca dati nazionale del DNA, demandando a uno o più regolamenti ministeriali la disciplina dei profili professionali, delle modalità di accesso e dello svolgimento dei corsi di formazione. Circa la concreta attuazione dei suddetti regolamenti e lo stato dell'iter procedimentale – ha proseguito Berretta -, si precisa che: con riferimento al regolamento di determinazione dei profili professionali dei ruoli tecnici del corpo di polizia penitenziaria, è stato emanato il decreto del Ministro della Giustizia 22 dicembre 2012, n. 268, con cui si è provveduto a dare compiuta attuazione. Tale regolamento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 maggio 2013, n. 108; con riferimento al regolamento di determinazione delle modalità di accesso alla qualifica iniziale dei ruoli tecnici, lo stesso è in avanzato stato di definizione. Sono stati, infatti, accolti i rilievi, peraltro formali, formulati in sede di registrazione da parte della Corte dei Conti del 19 settembre 2013; lo schema definitivo è stato trasmesso il 3 ottobre 2013 dal Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria per la pubblicazione; con riferimento, infine, al regolamento per la disciplina delle modalità di svolgimento dei corsi di formazione per le qualifiche necessarie, il relativo schema di regolamento è stato inviato per il parere al Consiglio di Stato che, nella adunanza del 4 luglio scorso, ha posto alcuni rilievi, anche sostanziali. Attualmente, quindi, il Ministero della giustizia sta provvedendo ad adeguare il suddetto schema”.

Il sottosegretario alla Giustizia ha poi ribadito che “presso il Laboratorio centrale per la banca dati nazionale del Dna è attiva la convenzione stipulata nel 2010 con l'Università di Roma «Tor Vergata», che vede impegnati alcuni borsisti nella prosecuzione delle attività di supporto tecnico già avviate, intese a contribuire all'acquisizione della certificazione del laboratorio, in conformità alla vigente normativa per l'accreditamento dei laboratori di prova e taratura. Anche altre forze di polizia partecipano, con proprie unità dei ruoli tecnici, alle attività di coordinamento. Un dirigente della polizia di Stato e due ufficiali dei carabinieri, previo accordo con le rispettive amministrazioni, sono stati inseriti in un gruppo di lavoro e coordinamento tecnico, istituito con provvedimento del capo del DAP del 12 febbraio 2013”.

Infine, sul tema della formazione del personale che sarà adibito al prelievo ed alla conservazione del campione biologico per la tipizzazione del profilo Dna, “trattandosi di attività comuni a tutte le forze di polizia – ha spiegato il sottosegretario -, si è proceduto a un programma di formazione interforze presso le strutture formative della polizia di Stato di Nettuno, destinato ai formatori, cui hanno partecipato 65 unità di polizia penitenziaria, le quali saranno reimpiegate per una seconda fase di formazione per oltre 1.500 unità scelte nell'ambito degli uffici matricola degli istituti penitenziari”.

In conclusione, Berretta ha assicurato che “questo Governo, in carica da pochi mesi, si è trovato a dover compiere quanto ancora necessario al fine di potere dare effettiva e piena attuazione alla legge n. 85 del 2009. Nondimeno, come evidenziato dal complesso delle attività sopra descritte, lo stesso sta operando per definire i procedimenti di adozione dei regolamenti e nonostante l'indubbio ritardo accumulato assicura il massimo impegno per la rapida e concreta applicazione degli stessi, al fine di conseguire la piena operatività della banca dati e del laboratorio di cui si è fatto riferimento”.

Ora sembra che la Banca dati Dna sia pronta a partire. Perlomeno in tv.

11 febbraio 2014
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