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La partita sulla spending sanitaria è tutt’altro che risolta

Dopo le assicurazioni di qualche giorno fa Renzi sembra voler prender tempo sulla destinazione dei risparmi sanitari. Tant’è che le Regioni e Lorenzin rispuntano i piedi sulla certezza di risorse per il triennio. Ma temo che se si arrivasse allo scontro sarebbe il premier a vincere

21 MAR - Il presidente Renzi, come sembra di capire dopo l'incontro di ieri con le Regioni, ha deciso di prendersi tempo per sciogliere il nodo della spending review in campo sanitario.  Un cambio di passo,  dopo l’apodittica affermazione a “Porta a porta” che i risparmi sarebbero restati in sanità, a cui hanno immediatamente risposto  il Ministro Lorenzin e il Presidente delle Regioni Errani. 
Entrambi  hanno ribadito il concetto di non avere  alcuna intenzione di  riversare i  risparmi che (forse) verranno dalla applicazione dei costi standard e da un taglio dei ricoveri inappropriati nel “fondo” necessario all’abbattimento di IRPEF e IRAP.
 
La battaglia però non sarà semplice perché nel doppio di partita  che coinvolge Renzi, Cottarelli, Lorenzin ed Errani la coppia soccombente potrebbe  essere proprio quella del  Ministro Lorenzin e del Presidente Errani.  Sono convinto  infatti che se  il presidente Renzi per tenere fede ai suoi impegni su cui “ha messo la faccia” esigesse questo sacrificio,  ben difficilmente il Ministro Lorenzin potrebbe opporsi e ottenere qualcosa e lo stesso discorso credo varrebbe per Errani.

 
E del resto l’abile  strategia mediatica del presidente Renzi,  fortemente orientata alla rottura dei vecchi schemi e al “fare” come direbbe Crozza, avrebbe buon gioco nel dire che non si vogliono  tagliare  sprechi e privilegi la cui esistenza è più che lapalissiana. Certo il ragionamento del Ministro e delle Regioni è ben più articolato: gli sprechi ci sono; essi saranno rimossi in sede di stipula del Patto per la salute” e le risorse saranno utilizzate per rilanciare il servizio sanitario a corto ormai di carburante.
 
Eppure in questo sillogismo c’è un evidente punto di caduta. Se gli sprechi ci sono perché non sono stati finora rimossi? Evidentemente perché essi non incidevano in modo significativo sulla operatività dei diversi servizi regionali, perché se così fosse stato i presidenti delle Regioni avrebbero dovuto intervenire “motu proprio” avendone gli strumenti per farlo. E allora delle due l’una:  o la situazione non è così tragica e quindi dalla razionalizzazione (che lascia immutata la consistenza qualitativa dei servizi erogati) si possono trarre risorse da utilizzare altrove o ai presidenti delle Regioni, della salute dei propri concittadini, è sempre  importato ben poco. Se è vero questo ragionamento,  ne va come conseguenza logica  che il Presidente Renzi  potrebbe avere   buon gioco sulla vicenda e che i risparmi della sanità potrebbero prendere  un'altra strada: quella della riduzione delle tasse.
 
E del resto le forze politiche che sostengono il governo sono condannate a farlo durare. Come nel “dilemma del prigioniero” non esiste per nessuna di esse una via o una strategia vincente e in grado di massimizzare le proprie utilità. L’unica possibilità di manovra è di continuare a governare, anche a costo di vivacchiare,   minimizzando il danno ben superiore che deriverebbe dal fare cadere il governo e affrontare libere elezioni. Sono dunque spuntate le frecce del Ministro Lorenzin che in caso di scontro non potrebbe non cedere.
 
Non  certo  dissimile la posizione delle Regioni: accanto ad alcune  virtuose  ce ne sono altre che hanno dilapidato risorse e che hanno messo la “cassa” a posto, limitandosi a ridurre spesso solo i servizi, perché prese  nella tagliola del MEF. C’è da chiedersi infatti cosa avrebbero fatto se a far di conto a posto loro non avessero trovato il poco tenero Massicci. E  la risposta anche in questo caso sembra scontata: avrebbero continuato a trasferire ai posteri il peso delle loro inefficienze.
 
Roberto Polillo

21 marzo 2014
© Riproduzione riservata


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