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CDM. Via libera al Def. Renzi: "Niente tagli lineari in sanità, ma picchieremo duro contro sprechi e inefficienze". Da spending review 4,5 mld di risparmi nel 2014. Il testo

Il premier in conferenza stampa conferma quanto detto questa mattina agli Stati generali della Salute, ci saranno interventi nel settore ma in un contesto che vedrà "crescere" negli anni la spesa per la salute, "perchè si invecchia e cambiano i bisogni". La stima di crescita del Pil è dello 0,8%. Confermato il taglio dell'Irap, le coperture verranno anche dall'aumento del gettito Iva e dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia. I DOCUMENTI.

08 APR - “In sanità non ci saranno tagli lineari. Ma se il manager Asl guadagnerà 200 anziché 300mila euro camperà lo stesso. E ugualmente anche senza auto blu. In prospettiva sulla salute spenderemo di più non di meno. Perché si invecchia. E cambiano i bisogni. Per questo occorre ripensare anche il modello basato sull’ospedale. Detto questo ci sono Regioni che in questi anni hanno avuto grande attenzione ai costi, come l’Emilia Romagna e il Veneto. Altre meno. E noi dobbiamo essere capaci di intervenire in questi casi. Anche picchiando duro se serve”. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi, nella conferenza stampa dopo l’approvazione del Def da parte del Consiglio dei ministri, ha fatto luce sugli annunciati tagli alla sanità. Un intervento da parte del Governo sembrava infatti scontato dopo le parole del premier intervenuto questa mattina agli Stati generali della salute. Resta ancora incerta, però, la quantificazione di questi "risparmi".

Meno nebulosa è invece la cifra riguardante i risparmi ottenibili per il 2014 con la spending review: si tratta di 4,5 mld. Una cifra intermedia rispetto ai 3 mld indicati dal commissario per la spending review, Carlo Cottarelli, come il "risparmio minimo" raggiungibile per il 2014 e i 7 mld stimati come il "massimo importo ottenibile". Questi 4,5 mld serviranno come copertura per l'auspicato taglio del 10% dell'Irap, insieme all'aumento del gettito Iva e alla rivalutazione delle quote di Bankitalia. Gli istituti di credito pagheranno infatti più tasse sulle plusvalenze, per la precisione il 26% invece del 12%, con un gettito raddoppiato da 1 a 2 mld. Il messaggio è chiaro e ribadito dallo stesso Renzi: "Chi ha avuto di più fino ad oggi deve ora pagare e strigere la cinghia". Stringeranno la cinghia anche i dirigenti della Pubblica Amministrazione, il tetto massimo per i loro stipendi non potrà infatti più superare quello del presidente della Repubblica, ovvero 238mila euro. Una misura che dovrebber far guadagnare un gettito di 300-400 milioni. "Tantissime realtà aziendali legate alla Pa erano al di sopra di questa cifra -ha sottolineato il premier -. E' importante il valore culturale dell'operazione, lo Stato si deve liberare degli eccessi".

Queste misure serviranno per dare copertura finanziaria all'operazione che porterà un aumento di 80 euro in busta paga per i lavoratori che guadagnano fino a 1.500 euro: "In questo modo diamo la quattordicesima agli italiani - ha detto Renzi -. Non è demagogia, è giustizia sociale. Inizia così a pagare chi non ha mai pagato e a riscuotere chi non ha mai riscosso".

I tagli proseguiranno fino al 2017, per arrivare a 17 miliardi complessivi nel 2015, e 32 miliardi nel 2016. Infine, dalle privatizzazioni arriveranno 12 mld nel 2014. Questi introiti saranno utilizzati per ridurre il debito pubblico. Anche nel 2015, 2016 e 2017 i ricavi saranno di circa 10-12 mld annui, pari circa allo 0,7% del Pil.
 
Giovanni Rodriquez

08 aprile 2014
© Riproduzione riservata


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