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Stati generali della Salute. Lanzetta: "Costi standard sono unico strumento per garantire Lea e rimuovere sprechi"

Lo ha sottolineato il ministro per gli Affari Regionali nel corso del workshop ‘Reinvestire in salute: dai costi standard alla qualità dei servizi’. Le priorità emerse: innovazione, digitalizzazione e misurazioni chiare e puntuali. Caldoro: "ridefinire i Lea". Mantovani: "Appropriatezza è vettore di maggior risparmio". 

09 APR - “Ogni cambiamento per il Ssn va affrontato con estrema cautela, poiché stiamo parlando di una delle più grandi conquiste del nostro Paese”. E’ la posizione espressa da Maria Carmela Lanzetta, ministro per gli Affari Regionali, in apertura del workshop ‘Reinvestire in salute: dai costi standard alla qualità dei servizi’ nell’ambito degli Stati generali della Salute. Il ministro ha poi spiegato che il Patto per la Salute rappresenta “un’importante opportunità per convertire le risorse in valore, attraverso investimenti in medicina del territorio, potenziando i servizi residenziali e domiciliari”. E, in questo contesto, i costi standard “rappresentano  lo strumento per garantire l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza agli stessi costi, con l’eliminazione sprechi ed inefficienze. E’ questa l’unica via percorribile per ottimizzare la spesa sanitaria”.

Ma non sono mancati i segnali di preoccupazione, come quelli espressi dal governatore campano Stefano Caldoro. “Non sono per nulla tranquillo perché ho sentito parlare di una possibile riduzione del Fondo sanitario nazionale – ha ammonito – In Campania abbia comunque dimostrato che è possibile erogare le stesse prestazioni pur avendo a disposizione minori risorse. Quando sono entrato in carico c’era un disavanzo in sanità pari a 800 milioni di euro, ora siamo al secondo anno in pareggio di bilancio. A ciò bisogna aggiungere che il ritardo nel pagamento ai fornitori è sceso da 438 giorni a 168 e contiamo di arrivare a 100”. A livello di governance Caldoro ha spiegato che “non condivido l’idea di 21 sistemi regionali tutti diversi tra loro. Una buona sanità esiste soltanto tutelandola in maniera omogenea a livello nazionale”. Non manca poi una punta di amarezza. “Ogni anno la Campania perde 70 euro pro capite, circa 400 milioni. Tutto questo perché non vengono rispettati tutti i criteri di riparto, come si fa a considerare solo il parametro dell'anzianità della popolazione e non fattori come le aspettative di vita?”. Nel complesso per Caldoro “è essenziale ridefinire i Lea, ma non su parametri che si rivelino poi irraggiungibili per capacità finanziaria”.


Il dibattito non poteva poi non coinvolgere una regione come la Lombardia, che “rappresenta un modello virtuoso per tutto il Paese in termini di sostenibilità e trasparenza nell’accesso alle informazioni”, ha raccontato raggiante l’assessore regionale alla Salute, Mario Mantovani. “Tutti i nostri dati amministrativi sono presenti e pubblicati in tempo reale sul portale della Regione”. A livello sistemico e strutturale “bisogna assolutamente andare avanti con i costi standard, affinché in tutte le aree del Paese vengano erogati Lea che non vanno però intesi come un elenco di prestazioni, ma come parametri di valutazione a 360 gradi”. Altre leve su cui puntare con decisione “sono l’appropriatezza, che costituisce un vettore di enorme risparmio, e l’innovazione che allo stato attuale assorbe soltanto l’1,5% del Pil, mentre la media europea si attesta intorno al 3%”.

Per quanto riguarda la sfera organizzativa, “servono nuovi modelli incentrati sulla cronicità, che riguarda il 30% dei cittadini e che coinvolge il 78% dei bilanci”. All’interno dei servizi pubblici “un ruolo chiave è svolto dai privati – ha ricordato Gabriele Pellissero, presidente Aiop – Basti pensare che i privati che lavorano nei servizi pubblici garantiscono il 25% delle prestazioni ospedaliere e pesano per una cifra che non supera il 15% della spesa. Bisogna tenere presente in maniera adeguata questo aspetto per formulare nuovi profili organizzativi”.
 
L’innovazione passa inevitabilmente per le sfide poste dalla sanità digitale. “Sarebbe interessante e utile avviare un Patto per la Salute incentrato esclusivamente su questo tema – ha suggerito Paolo Colli Franzone, direttore Netics – In questo momento però l’Italia è ancora indietro e per recuperare il terreno perso bisogna identificare precisi modelli economici di riferimento, avviando operazioni di partenariato pubblico-privato. Senza dimenticare che l’agenda digitale assegna troppo poco spazio alla sanità elettronica, che invece necessita di maggiore dignità”. La digitalizzazione è quindi una leva fondamentale “per la trasformazione dei modelli sanitari, ma le mancanze in questo ambito determinano carenze in termini di crescita – ha osservato Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale - Troppo spesso infatti le eccellenze faticano a diventare sistemiche. Per cambiare passo la parole chiave deve essere ‘integrazione’, sia a livello orizzontale che verticale. Manca invece la coesione tra i sistemi”.
 

Si tratta infatti di un tema di primo piano, “è un elemento fondamentale per vincere le grandi sfide che ci attendono – ha concluso il ministro Lorenzin – Avremmo infatti la possibilità di incrociare le informazioni e di ottenere dati certi. I ritardi nell’implementazione di questo sistema sono certamente dolosi e non casuali. E’ un aspetto su cui dobbiamo intervenire con decisione, poiché i nostri obiettivi primari devono essere la trasparenza e la misurabilità”.
 
Gennaro Barbieri

09 aprile 2014
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