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Epatite C. Lorenzin: "Nuovi farmaci per tutti, nessuna selezione dei pazienti". Presto un Piano nazionale per eradicare la malattia

A dirlo oggi la ministra in occasione della visita agli stabilimenti dell’azienda biofarmaceutica AbbVie in provincia di Latina. "Non posso accettare che i farmaci proprio perché costosi siano dati seguendo criteri selettivi come succede in altri paesi". Anche per questo trattative serrate sui prezzi con le aziende. Ribadita necessità di riformare Aifa. 

06 MAG - Innovazione, sostenibilità e territorio. Sotto questo slogan che sembra un programma di governo l’azienda biofarmaceutica Abbvie, sita a Campoverde (Lt), ha organizzato un incontro con la ministra della Salute Beatrice Lorenzin per celebrare l’operativo di Abbvie nel campo della produzione e dell’innovazione farmaceutica. Presenti all’incontro, oltre alla ministra, anche l’Amministratore delegato di AbbVie, Fabrizio Greco, e il responsabile dello stabilimento, Francesco Tatangelo.
 
Una Lorenzin a tutto tondo che ha parlato di Patto per la Salute dicendo che dopo “le elezioni europee ci sarà la stretta finale” mentre “adesso stanno lavorando le direzioni generali e le regioni”; di epatite C per annunciare che il ministero “sta per lanciare un piano nazionale per l'eradicazione” della malattia; della necessità “di una riforma dell’Aifa”; di una pianificazione nuova del Ssn; e di Stamina affermando che il “Cnr farà da segreteria scientifica e coordinamento per il nuovo Comitato Stamina”.

 
Piano nazionale per eradicare Epatite C
Nello stabilimento AbbVie, visitato dalla responsabile della Salute, si produce uno dei tre farmaci, gli altri due sono prodotti in Irlanda, che fanno parte delle nuove terapie dell'epatite C ma ancora in corso di registrazione. Essendo i nuovi farmaci per la cura dell’epatite C molto costosi, Lorenzin ha annunciato che il ministero della Salute sta “per lanciare un piano nazionale per l'eradicazione dell'epatite C basato sui farmaci innovativi che permettono la completa guarigione dei pazienti”.
 
“Dobbiamo far comprendere ai cittadini che stanno arrivando farmaci che salvano vita delle persone con grande impatto anche umano - ha spiegato Lorenzin - che però sono decisamente costosi”. Io, ha aggiunto la ministra “non posso accettare che i farmaci proprio perché costosi siano dati seguendo criteri selettivi come succede in altri paesi. Noi abbiamo una cultura che non dobbiamo perdere, che pone al centro l'uomo, e non posso accettare il fatto che i farmaci vengano dati con politiche selettive, solo ad alcuni malati. Il criterio di sussidiarietà resta fondamentale”. Per questo Lorenzin tratterà “sul prezzo con le aziende”.
A questo ragionamento Lorenzin ha legato la necessità di una riforma dell’Aifa che “così com’è strutturata non riesce a dare l’autorizzazione per l’immissione in commercio di un farmaco in tempi brevi”.
 
Patto per la Salute concluso dopo le elezioni
Il Patto per la Salute “sarà' chiuso dopo le elezioni”. “In questo momento – ha spiegato Lorenzin a margine dell’incontro – i direttori generali del ministero stanno lavorando insieme alla Conferenza Stato Regioni e dopo la campagna elettorale ci riuniremo per chiudere”. La ministra ha detto che di aver voluto tenere il Patto fuori delle elezioni, per non farsene una “medaglia da attaccare al petto, altrimenti i lavori sarebbero già conclusi, perché saranno necessarie delle scelte che non possono essere popolari da subito”.
 
Questo Patto non sarà una dichiarazione di intenti all’interno ci sarà “riprogrammazione sanitaria, nuovi modelli, nuove best practice, l’accesso ai dati e un sistema di gestione reale che entra dentro le singole aziende. Ho voluto che ci fossero degli impegni più stringenti per le Regioni legati anche a delle clausole di salvaguardia”. In particolare Lorenzin si è lamentata del fatto che non c’è “una rete digitalizzata in cui mettere tutti i dati delle Regioni, delle farmacie, dei medici di medicina generale. Questo permetterebbe la tracciabilità della spesa sanitaria, che ci potrebbe dare sette miliardi di euro di risparmi”.
 
Ruolo del ministero, necessaria pianificazione
“Dal 2001 il ministero della Salute è stato distrutto ed è stato sbagliato pensare che la politica sanitaria possa essere fatta dalle Regioni. Quando il ministero è stato reinsediato è stata tolta la gestione economica affidata alla Ragioneria dello Stato che fa i conti e non pianifica. Quello che serve è una pianificazione ed è necessario intervenire ora mettendo nuovi tasselli e ridisegnando dalla Costituzione la sostenibilità del nostro sistema”.
 
Rendere l’Europa più competitiva
In previsione del prossimo semestre europeo a guida italiana, Lorenzin ha detto a chiare lettere che l’Europa deve diventare più attrattive sotto il profilo degli investimenti. L’obiettivo “è rendere la Ue competitiva rispetto a resto del mondo. Servono garanzie per favorire investimenti e mantenere sui nostri territori multinazionali e anche medie e piccole aziende. Oggi l’Europa è vista dai grandi investitori come un market a cui vendere i prodotti ma per me deve diventare anche un fattore di produzione con un alto livello di qualità. Per questo – ha detto ancora Lorenzin facendo riferimento anche al sistema Italia – c’è la necessità di rendere i sistemi regolatori più efficienti, con poche regole, anche più stringenti, ma assolutamente certe”.
 
Cnr sarà segreteria scientifica del comitato Stamina
“Il Consiglio nazionale delle ricerche – ha concluso Lorenzin – farà da segreteria scientifica e coordinamento per il nuovo Comitato Stamina. Il Cnr ha già accettato la proposta e ora si attende che fornisca i nomi degli esperti”. La ministra ha ricordato “che i ritardi per l’avvio dei lavori del nuovo Comitato sono legati soprattutto alle difficoltà dei paletti posti dalla sentenza del Tar che aveva bocciato il primo gruppo di esperti incaricati di valutare la sperimentazione del metodo Stamina”.
 
“AbbVie – ha spiegato l’amministratore delegato Fabrizio Greco – è una società basata sulla ricerca biofarmaceutica. L’Azienda conta circa 25.000 dipendenti in tutto il mondo, è presente con 7 centri di ricerca e 12 stabilimenti di produzione e distribuisce i suoi farmaci in 170 Paesi. In Italia è presente dal 1949. Nella sede di Campoverde di Aprilia lavorano oltre 1.200 dipendenti, circa 40 milioni di euro di investimenti negli ultimi 5 anni e prodotti esportati in più di 60 Paesi. Lo stabilimento di Campoverde è l’unico sito produttivo di AbbVie in Italia e comprende un impianto dedicato alla produzione di specialità farmaceutiche e due impianti per la sintesi chimica di principi attivi. Le attività di produzione sono caratterizzate da elevatissimi standard di qualità e il raggiungimento dell’eccellenza operativa è parte integrante della strategia aziendale orientata a coniugare l’approccio innovativo con le competenze tecniche consolidate”.
 “AbbVie – ha detto ancora l’Ad Greco – si focalizza sullo sviluppo di farmaci in grado di fornire un beneficio per il paziente e apportare un valore aggiunto, rispondendo alle esigenze di cura in numerose aree terapeutiche: Immunologia, Virologia, Anestesia, Neonatologia, Nefrologia, Neurologia. La R&S di AbbVie è impegnata su aree terapeutiche aventi bisogni medici non ancora soddisfatti: Epatite C, Immunologia, Neuroscienze (Sclerosi Multipla, Parkinson, Schizofrenia e Alzheimer), Oncologia”. Per questo nel 2013 AbbVie ha investito 2,5 miliardi di dollari in Ricerca &Sviluppo. “Tra i diversi ambiti di ricerca, occupa un ruolo centrale la ricerca per l’Epatite C”.
 
Di sostenibilità ambientale e sviluppo del territorio ha parlato invece il responsabile dello stabilimento AbbVie di Campoverde, Francesco Tatangelo. “Il sito è una realtà profondamente radicata nel territorio e la presenza dello stabilimento costituisce un importante contributo all’occupazione nell’area. Per questo negli ultimi 5 anni l’investimento è stato di circa 40 milioni di euro”. Investimento destinato anche alla “continua ricerca di soluzioni per ridurre la sua impronta ambientale”, tema a cui l’azienda è particolarmente attenta. “Infatti, nonostante ci sia da registrare un incremento dei volumi di produzione, dal 2005 ad oggi invece è diminuito del 46% il consumo dell’acqua di falda e la percentuale di rifiuti inviati a recupero è aumentata negli anni fino a raggiungere il  95% del totale. Il 100% dei solventi, utilizzati in grandi quantità nell’impianto chimico, è inoltre sottoposto ad attività di recupero. Infine, grazie all’aumento dell’efficienza e all’uso di fonti rinnovabili, i consumi energetici si sono ridotti del 20% negli ultimi 3 anni”. 

06 maggio 2014
© Riproduzione riservata


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