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Patto Salute. Lorenzin: “Umanizzazione delle cure e controlli severi. Così salviamo il Ssn”


Un convegno ad hoc, promosso dal Nuovo Centrodestra nella sede dell’Antico Tiro a Volo a Roma, è stata l’occasione per conoscere e discutere, con alcuni protagonisti della sanità, i punti di forza dell’accordo grazie la quale sono state gettate le basi “per donare un nuovo volto alla nostra sanità”.

06 AGO - È fiera del Patto per la Salute, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Un accordo sicuramente frutto di una profonda collaborazione con le Regioni, ma indiscutibilmente connotato dalla caparbietà e dalla profonda passione che il “giovane” ministro della Sanità (è passato poco più di un anno dal suo insediamento) ha profuso per raggiungere l’obiettivo: portare a casa il Patto e mettere “in sicurezza il Sistema sanitario nazionale”.
Non stupisce quindi che ieri lo abbia “sfoggiato”, nel corso di un convegno ad hoc promosso dal Nuovo Centrodestra nella sede dell’Antico Tiro a Volo a Roma.
 
Sul piatto ci sono fondi certi - 109,928 miliardi nel 2014, che saliranno a 112,062 nel 2015 e a 115,444 nel 2016, per un totale di circa 337 miliardi di euro nel triennio - che dovranno essere utilizzati per rinnovare profondamente la sanità italiana. Una riorganizzazione, come ha più volte sottolineato Beatrice Lorenzin, all’insegna dell’appropriatezza e dell’efficacia.
Per questo il nuovo Patto per la salute, ha spiegato Lorenzin, prevede, tra le molte misure di efficientamento del Ssn: “Un sistema di verifica e controllo da parte dell’Agenas, che funzionerà per le strutture sanitarie come una sorta di “sos aziende”.

 
“Grazie a degli algoritmi – ha ricordato – si potrà entrare dentro ogni singolo reparto e sapere se quel reparto sta funzionando bene, quali sono gli esiti e quali sono i costi. Evitiamo quindi che ci siano milioni di euro perduti e garantiamo qualità dell’assistenza ai cittadini. Soprattutto i soldi recuperati saranno reinvestiti in salute. Possiamo così dare ai cittadini la revisione dei Lea e un nuovo nomenclatore, e permettere agli ospedali di essere regolamentati in maniera più efficiente e più sicuri”. E ancora, sarà anche riorganizzata l’assistenza territoriale attraverso l’aggregazione di medici, pediatri e specialisti: “Per una medicina del territorio che funzionerà sempre meglio”.
 
Ma la grande innovazione è l’umanizzazione delle cure: “Con il Patto – ha sottolineato –  mettiamo al centro il paziente. Daremo cure umane, non solo formando i medici, ma anche realizzando hospice, garantendo terapie del dolore e governando la spesa farmaceutica per assicurare appropriatezza senza rinunciare a rendere disponibili farmaci innovativi”.
 
Soprattutto chi sbaglia paga: “Abbiamo attivato una cabina di controllo, se cui se il Patto non viene mantenuto lo Stato interviene in modo sussidiario. E questo è un dovere etico, anche perché non solo gli accordi vanno rispettati, ma anche perché questo è l’unico settore che non ha ricevuto tagli. Questo è un modo per cercare di riportare la sanità, pur nel rispetto dell’autonomia delle regioni, ad un unicum. Abbiamo perso il primato di una delle migliori sanità al mondo. Ora lo dobbiamo recuperare”.
Per Lorenzin bisogna anche abbandonare la misurazione del posto letto, cambiare i Drg e creare un’integrazione tra sanità e il socio sanitario.
 
E sul Patto, nel corso delle kermesse capitolina, si sono confrontati esperti e protagonisti della sanità.
Revisione della spesa, con le misure messe in atto da Cottarelli, Patto per la salute e standard ospedalieri, sono per Francesco Bevere, direttore di Agenas, i tre pilatri fondamentali che hanno consentito e consentiranno di avviare una dimensione di cambiamento per la sanità.
“Parlare con 21 sistemi sanitari differenti è difficilissimo – ha affermato Bevere – ma il ministro ha sostenuto con forza il progetto del Patto, senza il suo contributo non avremmo raggiunto l’obiettivo. Garanzia tecnica e politica che ci hanno consentito di realizzare anche il regolamento sugli standard ospedalieri. Un documento che finalmente cambierà il volto alla sanità italiana. Si guarderà non più alla quantità delle cose, ma a come vengono fatte, perché sono realizzate sulle persone. Avremo quindi garanzie di sicurezza e qualità delle prestazioni. Soprattutto grazie al Patto potremo intervenire direttamente e allertare i sistemi regionali sulle situazioni critiche”.
 
 
Ha puntato i riflettori sul territorio, Lino Del Favero Direttore generale dell’Iss: “Con il riordino complessivo delle rete ospedaliera – ha sottolineato – realizzeremo Hub in grado di rispondere ai grandi problemi di salute. Ma dobbiamo di pari passo reinventarci le politiche territoriali: è fondamentale che il paziente cronico venga preso in carico al territorio. E il Patto offre grandi strumenti in tal senso”.
 
Ma c’è il rischio che qualcosa non vada nel verso giusto? Per Fabio Pammolli, presidente del Cerm, il Patto ha una “grande lucidità di disegno e coerenza intertemporale, e va nella giusta direzione”. Ma, per evitare che rimanga lettera morta occorre che dosare le azioni quando si parla di spending review: “Bisogna intervenire attivando incentivi per le Regioni e per le aziende e non identificando singole voci di spesa, siano esse siringhe, o le luci che rimangono accese. Ci vuole un’idea di politica economica che raccordi il livello centrale e quelli territoriali, rivedendo anche rivedendo il Titolo V, e mi sembra che il Patto vada in questa direzione”.
Questo non significa aprire le porte a una ricentralizzazione dei controlli di spesa, e andare verso tagli lineari ciechi, ma pone le premesse per attuare una programmazione triennale a scorrimento annuale: “Non aspettiamo il terzo anno per rifare la programmazione triennale, ma consideriamo il primo anno della programmazione come bilancio di previsione dell’anno successivo”. Non solo, per Pamolli, se si vuole dare respiro al nostro sistema, occorre rifondare il sistema universitario
 
Per Annarosa Racca, presidente di Federfarma, il Patto offre regole, stabilità e certezze.
“Grazie al riconoscimento della farmacia dei servizi – ha detto – si da un nuovo ruolo alla farmacia, anche perché le farmacie svolgono un ruolo di supporto al Ssn. Un esempio? La revisione dei ticket. Chi dovrà spiegarlo alla gente? Le farmacie che sono in contatto costante con la gente avranno questo compito. Ci aspettiamo ora che si costruisca finalmente la sanità territoriale. Farmacisti e medici possono fare molto, anche sul fronte del risparmio. Spero che il Patto porti unitarietà al sistema. Così come spero che si dia l’avvio alla ripresa della Convenzione”.
 
Ha rivolto un plauso al ministro Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg. “La stabilizzazione dei fondi e la chiusura del patto sono due sogni che sono sono realizzati. Ora aspetto che si realizzi anche il terso: una Convenzione coerente con il Patto. Ne abbiamo bisogno perché l’assistenza territoriale è essenziale. Nel patto c’è questa intenzione. I pericoli che intravedo sono nell’impostazione di alcune regioni e nell’università: il rischio è il Patto venga applicato seguendo vecchie logiche vecchie. L’Università deve fare attenzione ad insegnare l’assistenza territoriale. Va discussa con un sindaco, ma non con un docente universitario”.
 
Guarda con attenzione non solo al Patto per la salute, ma al regolamento sugli standard ospedalieri Riccardo Cassi, presidente Cimo: “Sono una rivoluzione. Con la valutazione degli esiti si valutano finalmente i professionisti in base alle vere competenze cliniche ma non a quelle di gestione. Dobbiamo trovare un sistema di valorizzazione dei professionisti, così come va rivisto il concetto di reparto, perché va cambiato il metodo di lavoro. Bisogna ridefinire il ruolo del medico, e l’articolo 22 del Patto va in questa direzione”.

06 agosto 2014
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