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Eterologa. Lorenzin al Senato: “Se tutto va bene entro metà settembre siamo pronti a partire”


E quindi tra circa un anno, auspica il ministro, potranno già nascere quei bambini figli del decreto sulla fecondazione eterologa che da domani sarà in Consiglio dei Ministri. Un decreto di pochi punti, che serve come base giuridica per mettere in sicurezza l’eterologa. Poi ci saranno le linee guida che si occuperanno degli aspetti scientifici. 

06 AGO - Quella di oggi in Commissione Igiene e sanità del Senato doveva essere il seguito dell’audizione che Beatrice Lorenzin ha tenuto lo scorso 26 giugno. Si sarebbe dovuto quindi parlare di sostenibilità del Ssn, di Patto per la salute, ma anche di prevenzione, ticket, revisione dei Lea, riforma delle Agenzie, condizione del personale e costi standard. Così doveva essere nelle intenzioni. Ma la stretta attualità ha fatto si che il ministro della Salute, nonostante alcune domande e considerato il fatto che il tempo era limitato, si limitasse a parlare del decreto sulla fecondazione eterologa che domani sarà portato all’attenzione del Consiglio dei ministri.
 
Un decreto, ha spiegato Lorenzin, “inviato ieri alla presidenza del Consiglio dei ministri”, un decreto snello, composto di pochi punti il cui contenuto è: recepimento delle direttive europee; gratuità della donazione con i rimborsi per i donatori; inserimento nei Lea con coperture e ticket; registro totalmente anonimo presso il Cnt; numero massimo di donazioni. “Dieci, con eccezioni per il fatto che se una famiglia ha già un bambino con l’eterologa può chiedere un secondo figlio con lo stesso donatore”. Questo è il decreto ha detto il ministro. Nient’altro poi ci sono le linee guida “perché l’uno non esclude le altre”. Il decreto “serve a mettere in sicurezza le procedure per i pazienti, per i genitori e per i nascituri”, le linee guida invece ha ricordato Lorenzin conterranno “tutte le questioni che sono emerse. Ovvero quali test genetici fare, come fare l’anamnesi, come fare i test. Su questo c’è un gruppo di lavoro che sta lavorando su una serie di motivazioni e tutto ciò sarà materia di linee guida”.

 
“Voglio realizzare l’eterologa in Italia subito, e bene – ha riferito Lorenzin in Commissione Sanità – voglio che si possa fare nel pubblico come nel privato, che sia nei Lea quindi con un ticket come per l’omologa. E voglio che questo percorso sia sancito da norme e procedure di sicurezza almeno basiche. Così come avviene nel resto d’Europa. Poiché noi arriviamo all’eterologa un decennio dopo, possiamo utilizzare anche esperienze fatte in altri paesi”. Nello specifico ha ricordato che “dopo il caso della Danimarca, dove non era tracciato lo sperma e sono venuti fuori cento casi nel mondo di elephant men, l’Europa farà un registro europeo entro dicembre, per il 2015”.
 
“Il diritto non è un’opinione”
“Quando abbiamo ricevuto le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale – ha detto Lorenzin spiegando il perché della scelta del decreto – la prima cosa che abbiamo chiesto, sia al mio ufficio legislativo, che alla Presidenza della Repubblica, quale fosse il percorso giuridicamente idoneo. Questo lo dico perché il diritto non è un’opinione. Ognuno può avere le sue idee e le sue preferenze, le sue problematiche ma poi c’è il diritto, e dentro la strada stretta del diritto ci dobbiamo muovere. Il diritto prevede di colmare alcuni vuoti normativi. Il primo è il recepimento della direttiva europea, che noi non abbiamo recepito, il secondo elemento è permettere anche alle strutture pubbliche di fare l’eterologa, inserirla nei Lea, trovar la copertura che abbiamo trovato e fare il ticket”.
 
Donazione totalmente anonima
Altro elemento tenuto presente nella scrittura del decreto è “la costituzione di un registro presso il Centro Nazionale Trapianti totalmente anonimo, ma che ci permetta di tracciare il percorso dei gameti in modo da garantire due cose: la prima, qualora ci sia un problema di tipo genetico, non solo oggi ma tra qualche anno, o ci sia la necessità di ricorrere a cellule o tessuti dei genitori biologici la struttura sanitaria, quindi non i genitori non il bambino, ma la struttura sanitaria del servizio pubblico può contattare il donatore e chiedere se è disponibile ad una cessione di cellule o tessuti. Il donatore può dire sì, o no, non ha nessun obbligo. Questa è una questione di sicurezza. Elementi, questi, previsti anche negli altri Paesi. Per fare questo, istituire un registro e creare un sistema che funzioni a livello nazionale, abbiamo stanziato anche 500mila euro presso il Cnt.
 
Gratuità della donazione
L’esperienza degli altri paesi, ha riferito Lorenzin, è servita e, ha fatto sapere “in tutto il dibattito che ho avuto fino ad oggi nessuno ha messo in dubbio la gratuità della donazione. Così come accade per gli organi e il sangue”. Ovviamente sono stati previsti degli elementi di garanzia per i donatori: “pagare gli screening, pagare la giornata persa di lavoro, nel caso poi una donna che dona gli ovociti il percorso è più faticoso rispetto ad un uomo che dona lo sperma”. C’è infatti, la necessità “di un’assistenza durante la settimana di iperstimolazione. Immaginiamo soltanto il fatto che una donna che fa un’iperstimolazione deve poter andare più volte in quei giorni a fare ecografie, i test del progesterone e degli estrogeni per capire il momento in cui fare il prelievo degli ovociti. Quindi c’erano una serie di elementi che andavano considerati in modo tale da poterli rimborsare”.
 
In questi anni la Pma è stata trattata non in modo sanitario ma bioetico. Ora basta.
“Nel momento in cui noi abbiamo superato qualsiasi tipo di barriera ideologica per cui in Italia si fa sia l’omologa che l’eterologa” Lorenzin ritiene “e lo dico come ministro della Salute, che i centri che fanno la procreazione medicalmente assistita debbano essere sottoposti a procedure di controllo così come avviene per tutte le altre strutture sanitarie nazionali. Non ci sono quindi persecuzioni. Così come avviene per chi tratta il sangue o i trapianti. Purtroppo quello che è avvenuto nel Paese in questi anni è che questa vicenda non è stata trattata in modo sanitario, ma in un modo bioetico. E quindi qualsiasi cosa si provasse a fare diventava un problema di tipo politico. Io, come ministro, voglio spogliare questa vicenda da qualsiasi elemento bioetico e lasciarla in ambito sanitario. Io sono una persona di ispirazione liberale ma ritengo che sia incredibile che qualcuno voglia escludere le strutture sanitarie pubbliche dalla gestione di una cosa così delicata come la Pma”.
 
Eterologa, materia no-profit per eccellenza
La fecondazione eterologa per Lorenzin “è proprio una di quelle questioni che dovrebbe essere no-profit per eccellenza. Le nostre strutture in campo ginecologico sono di eccellenza e questo garantisce sicurezza ai genitori ma anche un accesso veramente democratico perché ricordiamoci che noi abbiamo fatto l’eterologa in Italia quando la Corte si è espressa per una discriminazione economica. Per me non è possibile che una donna, che voglia fare l’eterologa in Italia, non possa avere accesso al ticket, alle strutture pubbliche, che gli permettano la procreazione medicalmente assistita ad una cifra sostenibile”.
 
Età dei donatori
“Questa è legata alla biologia” ha chiarito la ministra “non c’è niente di ideologico. Per le donne un massimo di 35 anni e per gli uomini 45. L’età invece di chi riceve l’eterologa è uguale all’omologa. Quindi sarà basata sulla fertilità e lo decide il medico come avviene già per l’omologa”.
 
“Pronti da metà settembre, primi nati spero tra un anno”
Insomma Beatrice Lorenzin dopo aver illustrato il decreto, il percorso che ha portato alla sua scrittura e le linee guida a grandi livelli ha concluso “così facendo se non ci sono questioni problemi a metà settembre siamo pronti. Nel momento in cui escono i punti cardine tutti potranno organizzarsi per rispettarli. Io lo ribadisco, ognuno di noi ha le sue idee, un suo percorso, un suo vissuto e questo è un tesoro che arricchisce il dibattito però nell’applicazione della sentenza come Ministro della Repubblica io ho lavorato perché la sentenza venisse applicata in modo non ideologico”.
“Senza farmi tirare la giacca da nessuno e cercando di fare la cosa più giusta possibile compatibilmente con i miei limiti umani. Stiamo disegnando una cosa per cui tra dieci, dodici mesi nasceranno, spero tanti bambini e migliaia nei prossimi decenni per cui abbiamo tutti una responsabilità nei confronti di questi bambini”.
“Io non voglio entrare in polemica su queste materie perché queste non sono materie da polemica. L’unica cosa che mi posso auspicare è che ognuno faccia le sue scelte in completa consapevolezza. A partire dai genitori che vengano informati, anche di quello che dovranno affrontare dopo, che ci sia una preparazione, come avviene anche per l’omologa. Questo è lo spirito con cui ho affrontato questa cosa”. 

06 agosto 2014
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