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Fecondazione eterologa. Intervista a Romano (PI): "In via di principio non c’è vuoto normativo. Ma la legge è necessaria per le problematiche legate alla tecnica”

Per il presidente del gruppo Per l’Italia, Lucio Romano, senatore, ginecologo Past president di Scienza&Vita la legge, dovrebbe trattare “aspetti bioetici, biogiuridici e biopolitici”. Temi decisamente “problematici” e che, inevitabilmente, richiedono “i tempi parlamentari più lunghi”. Le linee guida, invece per contenuti e tempi necessari, possono essere aggiornate rapidamente in modo da assicurare quanto prima omogeneità ed equità.

13 SET -  “Elaborare linee guida sulla fecondazione eterologa e legiferare significa porsi su piani diversi, sia per quanto riguarda finalità e procedure, sia per quanto riguarda i contenuti”. A dirlo è Lucio Romano, senatore e presidente del gruppo Per l’Italia, componente della Commissione sanità del Senato, ginecologo e Past president dell’Associazione Scienza&Vita. 
“Nella nuove linee guida – dice Romano – potrebbero immediatamente rientrare aspetti biomedici e tecnico-scientifici, in buona parte già individuati dal Gruppo di lavoro istituito dal Ministro Lorenzin subito dopo la pronuncia della Consulta”. Mentre in una nuova legge “necessaria, dovrebbero essere trattati aspetti bioetici, biogiuridici e biopolitici”.
Del lavoro fatto dalle regioni riconosce che hanno “svolto un compito certamente significativo che, tuttavia, non può dare una risposta compiuta alla molteplicità delle problematiche inerenti la fecondazione eterologa. Che, d’altra parte, non sono di sua competenza”. E da cattolico conclude “compito del legislatore è quello di coniugare paradigmi confliggenti in un quadro normativo che contemperi le aspettative dei diversi soggetti deboli coinvolti. Compito certamente arduo, potremmo dire impossibile. Ma lo impone la responsabilità personale e istituzionale”.

 
Presidente Romano, secondo lei dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa, siamo di fronte ad un vuoto normativo?
La L.40/2004, vietando la fecondazione eterologa, evidentemente non entrava in merito ai vari aspetti biomedici, bioetici e biogiuridici attinenti la metodica in oggetto. Dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa si sono aperti nuovi scenari. Di conseguenza, in via generale di principio, si potrebbe dire che non esiste vuoto normativo in quanto non più illecito il ricorso alla fecondazione artificiale eterologa. Tuttavia persistono molteplici e indubitabili problematiche, connesse alla tecnica, che necessitano di regolamentazione.       
 
Queste problematiche a cui lei fa riferimento, che necessitano di regolamentazione, possono essere risolte dalle linee guida del ministero o serve un intervento legislativo?
Elaborare linee guida e legiferare significa porsi su piani diversi, sia per quanto riguarda finalità e procedure, sia per quanto riguarda i contenuti.
Aspetto certamente non secondario, per evitare difformità sul territorio nazionale, è la tempestività perché s’intervenga a regolamentare procedure così conflittuali, assicurando rigore, omogeneità ed equità dei trattamenti. Già l’art.7, ancora in vigore, della L.40/2004 richiama la vincolatività delle linee guida per tutte le strutture autorizzate con aggiornamenti periodici, almeno ogni 3 anni, in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica.
Pertanto, ritengo che il ricorso alle linee guida, per contenuti e tempi necessari, possono essere aggiornate rapidamente proprio per assicurare quanto prima omogeneità ed equità. Sul versante legislativo, evidentemente, si richiede impegno e responsabilità del Parlamento per intervenire con celerità, realisticamente consapevoli che le procedure possono richiedere tempi maggiori.
 
Secondo lei, quali aspetti dovrebbero essere regolamentati dalle linee guida e quali dalla legge?
In nuove linee guida potrebbero immediatamente rientrare aspetti biomedici e tecnico-scientifici, in buona parte già individuati dal Gruppo di lavoro istituito dal Ministro Lorenzin subito dopo la pronuncia della Consulta. Tra quelli da inserire nelle Linee Guida possiamo ricordare: il range di età dei donatori e delle donatrici; il divieto di donazione di spermatozoi e ovociti tra parenti fino al quarto grado; l’istituzione del Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive; la ridefinizione delle strutture sanitarie pubbliche e private autorizzate; la tracciabilità del percorso delle cellule riproduttive dal donatore al nato e viceversa con definizione dei protocolli per approvvigionamento, controllo, lavorazione, conservazione dei gameti maschili e femminili; numero massimo di nascite per medesimo donatore; definizione dei criteri di selezione ed esami di laboratorio per i donatori di cellule riproduttive.
In una nuova legge, necessaria, dovrebbero essere trattati aspetti bioetici, biogiuridici e biopolitici ancor più problematici che, inevitabilmente, richiederanno tempi parlamentari più lunghi. Tra i tanti: tracciabilità del patrimonio genetico da cui l’anonimato del donatore, limiti-deroghe; adozione degli embrioni crioconservati e abbandonati; introduzione della fecondazione eterologa tra i Lea; diritti dei soggetti coinvolti, compreso il concepito; tipizzazione e limiti agli screening genetici;  consenso informato.
 
Che ne pensa delle Direttive in materia approvate all’unanimità dalle Regioni?
È un accordo interregionale, da recepire da parte delle Regioni con delibere di giunta o con specifici provvedimenti. In mancanza di linee guida e legge, la Conferenza delle Regioni ha svolto un compito certamente significativo che, tuttavia, non può dare una risposta compiuta alla molteplicità delle problematiche inerenti la fecondazione eterologa. Che, d’altra parte, non sono di sua competenza. Mi auguro che non ci siano difformi recepimenti regionali, in un contesto nazionale che annovera un numero significativo di Centri abilitati alle procedure di fecondazione artificiale, sebbene i primi segnali non sono incoraggianti.
 
Presidente Romano, lei oltre ad essere un senatore è anche un ginecologo di orientamento cattolico. Che idea si è fatto di questa vicenda?
La domanda è composita e non la rifuggo. Sintetizza nell’interrogativo questioni fondative inerenti il rapporto morale-assistenza medica, etica-politica. Nel tema fecondazione artificiale si confrontano paradigmi umani come vita, sofferenza, accoglienza, fragilità, vulnerabilità, paternità e maternità, con la tecnica algida e la norma che aspira a essere equa e giusta. Reintrodotta la fecondazione eterologa, compito del legislatore è quello di coniugare paradigmi confliggenti in un quadro normativo che contemperi le aspettative dei diversi soggetti deboli coinvolti. Compito certamente arduo, potremmo dire impossibile. Ma lo impone la responsabilità personale e istituzionale.

13 settembre 2014
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