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Vaccinazioni. Lorenzin: “Abbassare la soglia di guardia è sbagliato e molto pericoloso”


“C’è un abbassamento del livello di guardia verso i vaccini e sono in aumento le persone che non vaccinano i propri bambini anche a causa dell’influenza di una pseudoscienza che viaggia sul web. In questo modo, però, si espongono i bambini al rischio di malattie come il morbillo”. Così la ministra al convegno The state of vaccination in the Eu. Pani: "I vaccini sono la cassaforte della nostra salute".

03 NOV - “In Italia nel 2014 ci sono stati circa 1.500 casi di morbillo. Il morbillo non è più una malattia dei bambini, ormai infatti colpisce gli adulti, l’età media dei pazienti è di 23 anni. Questo perché 10-15 anni fa si è smesso di vaccinare i figli contro questo virus”. L’allarme lo ha lanciato Lucia Pastore Celentano, dell'Ecdc Acting Head of Disease Program Vdp di Stoccolma, nel suo intervento alla conferenza 'The state of health of Vaccination in the Ue', organizzato dal ministero della Salute e dall’Aifa, appuntamento inserito nell'agenda dei lavori del semestre di presidenza italiana della Unione europea.
 
“La vaccinazione contro il morbillo non è tra quelle obbligatorie – ha aggiunto l'esperta – e così in Europa, l'85% di chi si ammala non è tra i vaccinati. In Italia, come in Germania il maggior numero dei casi registrati è tra chi ha 30 anni. C’è un percezione errata della malattia, si pensa che non sia pericolosa e così molti genitori non vaccinano i figli sotto i 2 anni”.

 
Questo rischio è stato sottolineato anche dalla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, la quale ha ricordato come ci sia un “abbassamento del livello di guardia nei confronti dei vaccini e sono in aumento le persone che non vaccinano i propri bambini, anche a causa dell'influenza di alcune pseudoscienze, che girano soprattutto via web, che rendono molti genitori scettici. In questo modo, però, si espongono i bambini al rischio inaccettabile di malattie come il morbillo. Per questo, bisogna tenere alta la guardia in tutto il mondo, soprattutto in Ue”.
 
“In Italia - ha ricordato la ministra parlando delle vaccinazioni in generale - siamo al di sopra del 90% di copertura vaccinale, per quanto riguarda i vaccini obbligatori, ma il nostro obiettivo è raggiungere il 100%”. Per fare cifra tonda dunque le priorità sono “la gratuità dei vaccini per le categorie più vulnerabili, oltre a quelle incluse nel calendario vaccinale; la semplificazione dell'accesso alle vaccinazioni attraverso occasioni come le giornate dell'immunizzazione; la verifica dello stato immunitario dei bambini al momento dell'iscrizione alla scuola dell'infanzia”. Lorenzin ha ribadito l'importanza delle vaccinazioni, ricordando come "in vent'anni, negli Stati Uniti, le vaccinazioni hanno evitato 322 milioni di contagiati e 700mila decessi".
 
“Dal 2001 a oggi – ha riferito la ministra – c’è stato un notevole decremento delle pratiche vaccinali, un buco che va colmato. In Friuli, ad esempio, siamo passati dal 71% al 55%. Dobbiamo lavorare ancora di più, il primo dicembre presenteremo al Consiglio d'Europa le conclusioni di un anno di lavoro sulle strategie economiche comuni per la razionalizzazione delle azioni per la ricerca e l'acquisto dei vaccini”.
 
A questo punto è necessario “ricondurre l’immunizzazione al centro delle politiche di salute sia in Italia che a livello internazionale. Possiamo portare la nostra esperienza a livello globale e non ricordiamoci dell’importanza dei vaccini solo quando abbiamo a che fare con un mordo come Ebola”.

Guido Rasi, direttore esecutivo Ema, ha spiegato che uno dei paradossi dei vaccini è che sono vittime del loro successo. “Il pericolo più grosso è che i vaccini storici come la polio, o il vaiolo, perdano il cosiddetto effetto gregge. Quando si ha un numero sufficientemente basso di persone immunizzate la malattia può trovare nuovi focolai di esplosione, con il rischio di tornare indietro di decine di anni. I vaccini sono vittime del loro successo ci si dimentica delle grandi epidemie del passato e basta abbassare un po’ la guardia per morire nuovamente di morbillo in Europa”.  Il problema della vaccinazione ha aggiunto “è globale e avere istituzioni che sono sensibili propongono il vaccino in tutto il loro potenziale ci rassicura perché ci sono molte autorità locali che vanno in direzione opposta, vanno contro il vaccino e avranno responsabilità civili terribili. E questo succede a macchia di leopardo in Europa e nel mondo”.
 
Per Luca Pani, direttore generale dell’Aifa, i vaccini sono la cassaforte della nostra salute”. Secondo il Dg Aifa è “necessario mettere in rilievo il fatto che oltre ai vaccini classici a cui tutti pensiamo, quelli per le malattie infettive, ci sono due grandi evoluzioni che stanno avvenendo e di cui avremo i risultati nei prossimi anni”. I primi sono vaccini per l’immunoterapia del cancro, quello per l’alzheimer, e infine vaccini per l’abuso di sostanze, come per la cocaina”.
Ma l’altro aspetto da ricordare, ha aggiunto Pani, è che “la biotecnologia dei vaccini sta modificandosi. Adesso un genoma virale può essere completamente sequenziato e mandato dall’altra parte del mondo per essere completato. L’ultimo punto da considerare su cosa c’è dietro la cultura dei vaccini è che questi sono la cassaforte della nostra salute. Su questo ci sono malattie poco curabili come quelle connettivali, che sono di tipo autoimmunitario, per cui la scoperta di migliori meccanismi con cui l’organismo si attiva e si disattiva ci apre la strada alle terapie che è ancora tutta da percorrere”. Detto questo però Pani si è aggiunto a quanto sottolineato sia da Lorenzin che da Rasi ovvero “assicuriamoci di coprirci per le malattie classiche trasmissibili”.

Sul vaccino contro l’ebola Pani ha riferito che “chiederemo che le sperimentazioni siano fatte secondo le regole. Ci sono due problemi da affrontare: lo scalaggio industriale, ossia la produzione di diecimila dosi invece che di un milione di dosi e la sperimentazione clinica che deve avvenire secondo le regole". Comunque il Dg ha confermato che c’è “stata un’accelerazione. All’Oms c’è stato un incontro con tutte le agenzie regolatorie mondiale perché i virus non hanno passaporti”.
“Sulla vaccinazione contro il cancro cambia il concetto stesso di vaccino” Così Sergio Pecorelli, presidente Aifa. “Un conto è farlo contro il virus, quindi c’è prevenzione primaria come sull’Hpv. Altra cosa sono i vaccini per il cancro, che sono terapeutici e fanno parte della medicina di precisione”. Ossia “sfruttano le conoscenze molecolari per riuscire a preparare gli anticorpi che si legano alle cellule cancerose e le portano a morte. In questo campo le cose sono molto più difficili, legate anche a quella che è la patogenesi del cancro”. In questo caso ha concluso Pecorelli si parla di “tailored medicine, medicine sartoriali cucite a posta sul paziente. E i costi saranno molto più elevati, ma ci vorranno anni prima che si arrivi a questo”.
 
Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, ha detto che l’industria dei vaccini in Europa è un “settore strategico, non solo per proteggere la salute delle persone e per un fattore economico ma anche per rispondere efficacemente alle emergenze in sanità”. Poi Scaccabarozzi è passato ad elencare alcune cifre ovvero “il 79% della produzione nel mondo di vaccini è ad appannaggio dell’Ue”, In Italia, nel settore lavorano “2600 persone, di queste circa 2000 mila nel manifatturiero e nel R&D”. Le esportazioni italiane di vaccini tra “il 2008 e il 2013 sono crescite del 118%. Mentre nel 2014 sono cresciute dela 61% rispetto al 26% dell’Europa a 15”.
 
A margine dell’incontro la ministra Lorenzin ha detto che si sta “preparando un progetto di riforma sulla ricerca biomedica che permetta di attrarre investimenti e fondi per investire di più sulla ricerca. In proposito dobbiamo sfruttare l’opportunità di Horizon, che ha a disposizione 80miliardi di euro, è un qualcosa di eccezionale per gli stati membri ed è possibile per l’Italia catturare almeno il 10% di questa cifra. Ma molto dipenderà dalla capacità dei nostri istituti di ricerca di fare progetti per catturare parte di questa cifra che investita in ricerca di base o finalizzata può costruire un volano incredibile”.
 
Lorenzin ha fatto anche un accenno ai costi dei vaccini e dei farmaci innovativi. “Stiamo mettendo in piedi una strategia per condividerla con il resto d’Europa. Non è una strategia che ci possiamo assumere da soli come Italia. Dobbiamo considerare la globalizzazione dei virus, della ricerca e del suo costo. Abbiamo cominciato ad affrontare questo argomento un anno fa. Nell’incontro informale di Milano, si è parlato proprio dell’innovazione e del suo costo sui Sistemi sanitari e sui pazienti. Ci troviamo di fronte ad un cambiamento radicale dell’approccio terapeutico e anche della mole di investimenti che vengono fatti sulla ricerca e quindi sul costo”. 

03 novembre 2014
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