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Stabilità. Intervista a Mandelli (FI): “Mi chiedo, ma che fine ha fatto la spending review di Cottarelli?”

Il senatore forzista, membro della Commissione Bilancio del Senato, commenta a caldo la discussione in corso sul ddl stabilità stigmatizzando i nuovi tagli lineari che nulla hanno a che vedere con una seria “revisione della spesa pubblica". Bene il Fondo per i farmaci innovativi ma i soldi sono pochi. E lancia un monito: “Ulteriori tagli al farmaco sono inaccettabili”.

16 DIC - La Commissione Bilancio del Senato sta per licenziare il testo per l’Aula del ddl stabilità ed è alle prese con un nutrito pacchetto di emendamenti parlamentari e governativi. Per Andrea Mandelli, senatore di Forza Italia e presidente della Fofi, l’unica cosa da salvare in sanità è probabilmente il Fondo per i farmaci innovativi, anche se dal miliardo e mezzo ipotizzato in un primo momento, si è passati a un solo miliardo in due anni.
 
Per il resto il Governo “ha rinunciato a compiere delle scelte coraggiose di spending review e si è limitato a tagliare in modo lineare i trasferimenti agli enti locali, tanto per far vedere che qualcosa viene fatto”. Tant’è che Mandelli si chiede polemicamente che fine abbia fatto “il piano Cottarelli”. E poi un altolà secco ai possibili nuovi tagli alla farmaceutica ventilati dalle Regioni e un giudizio netto contro le nuove aliquote maggiorate per le Casse di previdenza professionali, perché “colpire la previdenza complementare è un grave errore  cui noi ci stiamo opponendo con tutte le forze”.

 
Senatore Mandelli, il ddl stabilità è alla corsa finale verso l'Aula. Quale giudizio sulle norme sanitarie presenti nel testo licenziato dalla Camera alla luce anche degli emendamenti che il Governo ha presentato sabato in commissione Bilancio?
L’emendamento sui farmaci innovativi di per sé è sicuramente un fatto importante perché non è pensabile che i pazienti italiani siano esclusi dall’innovazione farmaceutica. Purtroppo però i fondi stanziati sono insufficienti e va messo ancora a punto il sistema del pay back. Si prevede anche di monitorare la variazione nel ricorso ai farmaci che dovrebbero essere sostituiti dagli innovativi, una decisione che è un’ulteriore dimostrazione della difficoltà di far fronte all’innovazione con questi vincoli di risorse.
 
Uno dei punti più controversi fin dall'inizio è stato il taglio di 4 mld alle spese regionali. Le Regioni hanno sempre denunciato che in questo modo venivano messe a rischio anche le prestazioni sanitarie. A suo avviso come si può uscire da questa empasse?
Tagliando una spesa pubblica enorme, nelle cui pieghe si nascondono larghe sacche di improduttività, ed evitando gli slogan. Il Governo ha rinunciato a compiere delle scelte coraggiose di spending review e si è limitato a tagliare in modo lineare i trasferimenti agli enti locali, tanto per far vedere che qualcosa viene fatto. Ma dove è finito il piano Cottarelli? Che ne è stato della riorganizzazione della spesa pubblica promessa? Nessuno lo sa. E allora, in fretta e furia, si è proceduto ad una riduzione dei trasferimenti alle regioni senza alcuna logica di fondo, senza alcun riguardo per i costi standard e senza distinguere tra amministrazioni virtuose e non. È chiaro che così facendo aumenta il rischio di compressione dei servizi offerti ai cittadini, anche rispetto alla salute. Detto questo, una seria revisione della spesa nel comparto sanità è possibile, ma va fatta con il bisturi e non con l’accetta.
 
In ogni caso, le Regioni si sono comunque dette disponibili a"razionalizzare la spesa per beni e servizi e farmaci", scatenando le proteste dell'intera filiera del farmaco. Pensa che siano possibili ulteriori tagli al settore?
La grande stortura della spesa sanitaria regionale non riguarda certo i farmaci: la spesa per farmaci in Italia è tra le più basse in Europa. Basta pensare al confronto con i Paesi OCSE:  la spesa farmaceutica pro-capite in Italia nel 2000 era superiore del 19% rispetto alla media Ocse, è scesa all'8% nel 2002, e dal 2003 è cominciata una discesa costante, fino ad arrivare nel 2009 ad un 16% in meno rispetto alla media.
Ulteriori tagli al comparto sono inaccettabili e soprattutto rischierebbero di mettere in crisi un settore vitale della nostra economia.
 
Torniamo al Fondo per i farmaci innovativi. Ci si aspettava 1,5 miliardi e invece…
Purtroppo il fondo per i farmaci innovativi non è di 1 miliardo e mezzo, come ventilato all'inizio, ma di un miliardo. Di cui 900 milioni arriveranno dai fondi a destinazione vincolata che erano stati stanziati per il Piano Sanitario Nazionale. Lo stato ci metterà i rimanenti 100 milioni. Il bicchiere, è mezzo pieno e mezzo vuoto, a seconda di come si guarda.
 
Senatore, un altro punto controverso del ddl stabilità sono le nuove aliquote fiscali per i fondi pensionistici e le Casse previdenziali. Qual è il suo parere?
Si tratta di una misura inaccettabile, che mette in difficoltà la capacità delle Casse di operare e garantire un futuro previdenziale ai propri aderenti. Oramai è nota la tendenza del governo a scagliarsi contro i professionisti. In questo caso, per altro, si fa finta di dimenticare che le Casse investono molto sul sistema Paese, sostenendo un’economia che purtroppo, ad oggi, non sa certezze. Colpire la previdenza complementare è un grave errore  cui noi ci stiamo opponendo. Abbiamo presentato degli emendamenti, vedremo se il governo li sosterrà.

16 dicembre 2014
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