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26 MAGGIO 2019
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“Obama investe sulla sanità, Renzi la taglia. Questo Governo sta violando la Costituzione”. Intervista a Luca Coletto

Non ci va tenero l’esponente leghista alla guida della sanità veneta che ha votato no alla proposta Chiamparino di rinunciare ai 2 miliardi di aumento del fondo sanitario 2015. Ma la colpa è del Governo, ci spiega. “Se proprio bisogna tagliare in sanità lo faccia lui stesso”, dice, colpendo laddove le riforme non sono state fatte. Non indistintamente. “Così mandiamo a picco anche le Regioni dove la sanità funziona”

04 FEB - “In sanità è come camminare su un tapis roulant, se ci si ferma si va indietro. Si vuole fare questo? Bene, chi vuole si accomodi, ma noi scendiamo prima”. Sceglie questa immagine l’assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto che, come è noto, è anche coordinatore degli Assessori regionali alla sanità, per rappresentare quanto sta per accadere nel braccio di ferro tra Governo e Regioni sui tagli della legge di stabilità. Queste ultime hanno ormai dato al Governo la loro disponibilità a rinunciare a tutto l’aumento messo sul piatto dal Patto per la Salute solo sei mesi fa. Ovvero 2 miliardi di euro per il 2015 rispetto al 2014 che, se il Governo accettasse la proposta, resterebbero solo sulla carta.
 
E così capiamo la metafora visiva di Coletto. Il cammino per la ripresa della sanità, dopo la stagione dei tagli degli ultimi anni, viene interrotto bruscamente, quasi prima di iniziare. Per questo il Veneto non ci sta ed ha votato contro quella proposta in Conferenza delle Regioni, minacciando anche di lasciare quell’assise, definendola sostanzialmente “inutile”.

 
Un voto contrario soprattutto perché, ci ha detto Coletto, “non possiamo accettare di trascinare il Veneto e le pochissime altre Regioni con i conti in ordine nel vortice del disavanzo”. In sostanza, dice  il Veneto, noi i tagli e i risparmi li abbiamo già fatti, ora tocca a chi non ha ancora messo a posto la sua sanità. “E il Governo – spiega Coletto - ha tutti i dati a disposizione per sapere chi non razionalizza e chi non investe”.  Quindi, se si deve comunque tagliare in sanità, i tagli “li faccia lui, non le Regioni”.
 
Anche perché, ricorda Coletto, la cura dimagrante per la sanità va addirittura oltre la rinuncia agli aumenti per il 2015 e vale alla fine 2,9 miliardi. Ai 2 miliardi di taglio al Fondo sanitario nazionale 2015 va infatti aggiunta un’ulteriore perdita per l’edilizia sanitaria di 500 milioni sul un totale di 800 milioni concordati nel Patto per la Salute. E bisognerà poi considerare che 400 milioni saranno sottratti ai fondi destinati ai progetti di piano per essere indirizzati ai nuovi farmaci contro l’epatite.
 
Assessore Coletto, il Veneto è l’unica Regione a essersi opposta apertamente alla proposta Chiamparino di rinunciare ai 2 miliardi di aumento del Fondo sanitario previsti dal Patto per la Salute. Perché?
I motivi del nostro dissenso non sono una novità. Lo ripetiamo da settimane e lo abbiamo anche verbalizzato in sede di Conferenza delle Regioni: non possiamo accettare di trascinare il Veneto e le pochissime altre Regioni con i conti in ordine nel vortice del disavanzo. Mi spiego, in sanità si può e si deve spendere meglio, ma per farlo bisogna intervenire sull’organizzazione. Questo significa mettere in atto azioni elementari e funzionali non a tagliare i servizi, ma a migliorarli. Obiettivo che noi abbiamo raggiunto riformando la sanità veneta attraverso la riorganizzazione della rete ospedaliera e di quella territoriale. Abbiamo agito sull’appropriatezza delle prestazioni, attuato i costi standard e molte altre misure. In sostanza abbiamo attivato tutto quanto possibile per mantenere l’equilibrio di bilancio evitando di inserire nuove tasse. Tutti risultati che Agenas conosce molto bene. Quindi, la sanità non va tagliata, va razionalizzata. E il Governo ha tutti i dati a disposizione per sapere chi non razionalizza e chi non investe. Altro che tagli orizzontali o peggio ancora realizzati in funzione del prodotto interno lordo delle Regioni o degli abitanti.
 
Tradotto, prima di decurtare il Fondo guardiamo alle soluzioni messe in atto da Regioni virtuose, come il Veneto? 
Tradotto, i soldi il Governo li chieda a chi non ha attivato misure per la razionalizzazione. Non si può accettare che a pagare siano sempre gli stessi. Voglio puntualizzare: nessuno può permettersi di scagliare la prima pietra, quanto attuato in Veneto è sicuramente perfettibile e  anche noi abbiamo i nostri “bachi informatici”. Tuttavia il nostro sistema è il meno costoso a livello europeo e il terzo più apprezzato a livello mondiale. Vorrà pur dire qualcosa.
 
Tuttavia non si sarebbe potuto provare a risparmiare su altre voci di bilancio? La sanità non é l’unica componente della spesa regionale…
Il bilancio delle Regioni di parte corrente è composto da circa l’80% dalla sanità. E’ inevitabile che si vada a pescare proprio lì. Questo nonostante il Governo abbia sbandierato che mai e poi mai avrebbe tagliato la sanità. La verità è che la manovra per come è stata scritta si traduce in una sorta di accerchiamento alla sanità con l’obiettivo di riaccentrare tutto. Ci stiamo muovendo in posizione diametralmente opposta a quella di Obama negli Usa: vedendo la congiuntura all’orizzonte ha potenziato l’offerta di assistenza sanitaria per dare sicurezza al Paese. Noi stiamo facendo appunto l’esatto contrario: violiamo l’articolo 32 della Costituzione che sancisce l’assistenza sanitaria universalistica, e consegniamo l’Italia al sistema delle assicurazioni private.
 
E allora, perché alla fine non è stato deciso di lasciar fare tutto al Governo, dando a lui la responsabilità dei tagli? 
Ho sempre sostenuto che bisognava rimettere la decisione al Governo. Spetta a lui dire apertamente cosa vuole si vada a tagliare. Così alla fine si lascia invece alle Regioni il ruolo del “cattivo”. Abbiamo ripetutamente ribadito come i risparmi ottenuti dovessero rimanere nelle disposizioni della sanità. Peccato che ora si asserisca una cosa diversa: ossia che restino “nelle disponibilità delle Regioni”, lasciando quindi la possibilità anche a chi non eroga correttamente i LEA, di impegnare i risparmi ottenuti in ambito sanitario per differenti finalità. Una proposta bizzarra.
 
Pensa che alla fine la proposta di rinunciare al fondo sanitario e di non rompere con il Governo sia stata adottata dalle Regioni più per opportunità politica (quasi tutti i governatori sono del centro sinistra) che per convinzione vera e propria?
Che ci possa essere una sorta di “captatio benevolentiae” è possibile. E d’altro canto è anche normale che ci sia un allineamento alle scelte del proprio Governo. Anche se noi non abbiamo risparmiato critiche al “nostro” Governo, che peraltro non ha mai attuato tagli del genere. Vede, io credo che si possa fare tutto, ma non scherzare sulla salute della gente.
 
E allora, se la proposta Chiamparino sarà accolta cosa accadrà?
Mi sembra molto evidente. Se azzeriamo i soldi del Fondo sanitario nazionale, quindi 2 miliardi in meno, ci aggiungiamo una spesa di altri 400 mln di spesa per i famaci anti epatite e rinunciamo ad altri 500 milioni dei fondi ex articolo 20, cosa vuole che succeda? Che chi è in Piano di rientro e sta superando la fase critica, con questi ulteriori tagli non ce la farà mai ad uscire dal disavanzo. Ricordo che stiamo parlando di Regioni che hanno spinto al massimo le misure per contenere i costi. Comunque è facile ipotizzare che a pagare il conto saranno i meno abbienti.
 
Ma con la revisione dei Lea dovrebbero arrivare sul piatto fondi in più…
Aspettiamo di vedere cosa entra e cosa esce dai Lea, e se i circa 500 milioni di compensazione di cui si è parlato ci saranno effettivamente. Ma è chiaro che parlare di queste cifre e di nuovi Lea in parallelo all’ormai probabile taglio di 2 miliardi e rotti del fondo sanitario è, come dire…ininfluente.
 
Secondo le ipotesi fatte fino ad ora i tagli dovrebbero interessare in particolare farmaci, beni e servizi. Ma anche le case di cura private. Ce lo conferma?
Non sono Nostradamus e non posso fare previsioni, credo però che intervenire su queste voci sia sbagliato perché le situazioni sono diverse da Regione a Regione. Le faccio un esempio. Lei ha citato il privato accreditato, ci sono Regioni che hanno il 50% di privato e chi appena il 10%, come il Veneto. Situazioni differenti. Non si può quindi aggredire il problema con linee di principio generiche. Meglio agire con criteri che vadano a compensare le disomogeneità.
 
In dichiarazioni precedenti avete parlato di Patto per la Salute ormai cancellato e di una vostra uscita dalla Conferenza delle Regioni per la sua inutilità. Conferma queste due affermazioni?
Vorrei ricordare che il Patto delle Salute, lo abbiamo firmato in due, Governo e Regioni. E si prevedeva in maniera inequivocabile che qualora fossero cambiati i parametri sarebbe stato rivisitato. Quindi non nascondiamoci dietro un dito, di fatto il Patto è ormai cancellato. Non è una mia illazione. È stato messo nero su bianco.
 
E sulla possibile uscita del Veneto dalla Conferenza delle Regioni?
Potrebbe essere l’estrema ratio qualora rimanessimo inascoltati per l’ennesima volta. Sia ben inteso, per mia natura non amo prendere posizioni “tranchant”, perché non pagano. Il dialogo deve sempre essere portato avanti ad oltranza, ma deve essere propositivo e si deve basare su regole certe. Ma se non ci fossero altre soluzioni…
 
Ester Maragò

04 febbraio 2015
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