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Cure palliative. Lorenzin: “A cinque anni dalla Legge 38 ancora troppe differenze regionali”

di Beatrice Lorenzin

Per superare le disomogeneità all'interno del territorio nazionale è necessario promuovere la diffusione delle conoscenze in materia e sensibilizzare tutti gli attori coinvolti, per indurre un impulso al miglioramento. La qualità delle cure non può essere svincolata dall'attenzione al punto di vista della persona, alle sue richieste, ai suoi convincimenti

14 MAR - Cinque anni fa veniva approvata la legge 38/ 2010 sulla terapia del dolore e le cure palliative. La lotta al dolore è stata un impegno portato avanti con grande attenzione e continuità dal Ministero della Salute, in piena sinergia con i professionisti operanti nelle reti assistenziali e con le organizzazioni no profit presenti sul territorio, assumendo carattere prioritario e di rilievo nazionale, tanto da essere inserito tra le disposizioni contenute nel nuovo Patto per la salute sottoscritto per gli anni 2014-2016.

Purtroppo però ci sono ancora sensibili differenze tra le realtà regionali e questo indica che c’è ancora molto lavoro da fare per garantire un' offerta assistenziale omogenea in termini di qualità, di equità e di accessibilità delle prestazioni.

Per superare le disomogeneità all'interno del territorio nazionale è necessario promuovere la diffusione delle conoscenze in materia e sensibilizzare tutti gli attori coinvolti, per indurre un impulso al miglioramento. Anche in quest'ottica, nel corso del semestre di presidenza europea appena concluso abbiamo portato all'attenzione di tutti gli Stati Membri le tematiche della terapia del dolore e delle cure palliative, come uno degli argomenti di priorità sanitaria.

 
Stiamo partecipando alla costruzione di un nuovo contesto assistenziale globale, nel quale l'impegno strategico a garantire l'erogazione di cure appropriate nel giusto ambiente, con i criteri e le modalità del lavoro in équipe multi professionale e multidisciplinare, si accompagna alla crescente consapevolezza di dover assicurare il pieno rispetto della persona, modulando i comportamenti assistenziali nella direzione che conferisce loro il rinnovato valore della capacità relazionale, della comunicazione e dell'ascolto.

In tema di terapia del dolore, ancor più che in altri ambiti, infatti, la qualità delle cure non può essere svincolata dall'attenzione al punto di vista della persona, alle sue richieste, ai suoi convincimenti e l'impegno crescente degli operatori deve essere di garantire un ventaglio di opportunità assistenziali adattato sia alle esigenze del paziente, ma anche alle aspettative, ai bisogni e alle volontà dell'individuo.

 
Beatrice Lorenzin
Editoriale newsletter Ministero della Salute

14 marzo 2015
© Riproduzione riservata


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