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Cannabis. Tirelli (Cro Aviano) e Maccarrone (Campus Biomedico): “Liberalizzarla sarebbe un errore”

All’indomani dalla presentazione della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis a fini ricreativi, l'oncologo di Aviano e il biochimico del campus romano mettono in guardia: “Non esistono soglie minime di utilizzo che garantiscano di essere al riparo da ripercussioni negative”.

17 LUG - Non si fermano le polemiche sulla proposta di legge per legalizzare la cannabis a scopo ricreativo firmata da 218 parlamentari di diversi schieramenti. A mettere in guardia dai rischi di un simile provvedimento sono oggi Umberto Tirelli, Direttore Dipartimento di Oncologia Medica all’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, e Mauro Maccarrone, docente di Biochimica e Presidente del Corso di Laurea triennale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

"L’uso ‘ricreativo' – spiega Mauro Maccarrone del Campus Biomedico – fa riferimento all’assunzione di cannabis solo per goderne gli effetti euforizzanti e generalmente positivi sull’umore. Tuttavia, va ricordato che tali effetti passano per l’attivazione di recettori (cannabici di tipo 1) presenti nel nostro cervello per svolgere funzioni assai delicate, come la gestione della memoria a breve e lungo termine o la regolazione del nostro umore, in particolare il senso di gratificazione o l’interesse rispetto a tutto ciò che ci circonda”.


Sulla possibilità, prevista dal testo di legge, di un utilizzo in quantità limitate, 15 grammi in casa e 5 grammi fuori, il docente chiarisce che "sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili, la risposta individuale alla cannabis andrebbe sempre monitorata da un medico esperto. Ciò è implicito nell’uso 'terapeutico', ma non in quello 'ricreativo'. Non mi pare, quindi, corretto fissare delle soglie di riferimento senza una casistica adeguatamente ampia che escluda effetti nocivi sulla psiche e sul comportamento di chi assume 'per ricreazione’ questi estratti vegetali. Non sappiamo ancora abbastanza sui meccanismi d’azione della cannabis, ma sta diventando evidente che la sua assunzione può avere ripercussioni particolarmente negative sulla salute. Credo che la prudenza o, meglio, il principio di precauzione andrebbe esercitato con particolare cura in questo caso”.

Riguardo alle dichiarazioni che definiscono di fatto 'non nocivo’ l'utilizzo limitato di queste sostanze, Maccarrone sottolinea come "le assicurazioni di innocuità della cannabis sono assai pericolose. Probabilmente, l’unica via per un’eventuale liberalizzazione è accompagnarla dall’obbligo, per chi la utilizza, di informarsi attentamente sui rischi che si corrono, seguendo specifici corsi che 'abilitino' all’uso ricreativo. Necessario, poi, anche un controllo medico periodico dello stato di salute di chi assume queste sostanze. Ribadisco, comunque, il concetto secondo cui non vedo vie ‘innocue’ quando si tratta di indurre attraverso sostanze chimiche il benessere psico-fisico della persona".

L’esperto, inoltre, non esclude la possibilità di facilitare, con lo ’sdoganamento’ dell’uso personale, il cosiddetto ‘effetto-ponte’, ovvero il passaggio da questo tipo di sostanze alle droghe pesanti. Riguardo alla possibilità di devolvere una parte degli introiti al finanziamento alla ricerca, Maccarrone evidenzia come “certo, sarebbe un’ottima opportunità, poiché solo dagli studi scientifici possono venire soluzioni al problema. Tuttavia, non posso non osservare come per altri casi, come ad esempio la ludopatia, i 'proventi del vizio’ non si sono poi riversati, purtroppo, sui progetti di ricerca della comunità scientifica”.

Un fermo 'no' Maccarrone lo oppone alla coltivazione e produzione casalinga, personale o associata, di derivati dalla cannabis. "Ritengo – nota il docente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – che l’auto-produzione sia estremamente pericolosa, poiché esistono varietà, le cosiddette ‘cultivar’, molto diverse di cannabis, che producono a loro volta livelli differenti di principi attivi. Esiste, inoltre, un effetto dato dalle variabili condizioni di coltivazione dei principi attivi della medesima pianta e anche dalle modalità di loro estrazione".

Contrario “all’utilizzazione di qualsiasi tipo di droga, leggera o pesante che sia, sintetica o naturale che sia” anche Umberto Tirelli, Direttore Dipartimento di Oncologia Medica all’Istituto Nazionale Tumori di Aviano. “E poi – evidenzia Tirelli - di quali droghe leggere stiamo parlando? La quantità di principio attivo della cannabis è passato dal 5% degli anni 70 al 50-80% di oggi. Non esistono droghe leggere, e la cannabis superpotente è spacciata soprattutto fra i giovani e giovanissimi che la usano senza sapere i rischi che corrono. D’altra parte come medico impegnato nella lotta contro il cancro e contro l’AIDS, come potrei non essere decisamente contrario? Come d’altra parte dovrebbe agire un medico di fronte a chi fuma marijuana, se non avvertirlo che questa abitudine danneggia gravemente i suoi polmoni, aumenta il suo rischio di cancro, ottunde le sue facoltà cognitive come l’attenzione e la memoria ed aumenta conseguentemente il rischio di incidenti stradali? Dico anche subito che non sono un votato alla penitenza: tra l’altro, amo la buona cucina ed apprezzo il buon vino di cui è giustamente orgogliosa la mia terra”, afferma Tirelli per sottolineare come il suo allarme non sia influenzato da una condotta di vita votata all’austerità.

Secondo Tirelli “è evidente che nella nostra società si è andata sempre più evidenziando una sorta di accettazione, quasi ineluttabile, delle droghe in generale, basti pensare a quello che è successo nello sport. Campioni osannati di molti sports continuano ad esserlo nonostante siano stati riscontrati nei loro esami del sangue e delle urine quantità enormi di droghe sintetiche, in particolare anabolizzanti. Tutti dovrebbero sapere che oltre a rovinare lo sport nel suo significato etico ed agonistico, questa pratica comporta gravi danni per la salute, non solo per questi cosiddetti campioni, ma per tanti giovani che ne stanno emulando le gesta utilizzando anche loro queste sostanze dannose ed antisportive nella loro pratica, anche dilettantistica, di tutti i giorni. Come potremmo in questo contesto non accettare per esempio il fumo della marijuana, quando solo per fare un esempio un terzo della popolazione italiana fuma già tabacco? Come potremmo parlare di pericolosità della marijuana per chi guida in macchina, quando ben sappiamo che l’alcool è tra le cause principali degli incidenti stradali di oggi? Bisogna essere anche molto chiari su questi argomenti: se esiste il fumo di sigaretta e se esiste l’abuso dell’alcool, non è possibile accettare il principio che per non fare delle differenze devono essere approvate anche la marijuana e le altre droghe cosiddette leggere”.

Il direttore del Dipartimento di oncologia medica di Aviano ricorda quindi “quando, tanti anni fa, il povero Vincenzo Muccioli mi fece visitare per la prima volta la Comunità di San Patrignano, che fu uno degli eventi più importanti e toccanti della mia vita, rimasi colpito dal fatto che tutti coloro che erano lì ‘ricoverati’, ammettevano di aver fatto uso di marijuana prima del passaggio alle cosiddette droghe pesanti. Anche se ovviamente non tutti i consumatori di marijuana passeranno alle droghe pesanti, certamente il dato che riscontrai a San Patrignano mi colpì e mi colpisce tuttora. Credo sia necessario richiamare tutti i nostri concittadini al concetto che non possiamo deliberatamente alterare le capacità del nostro cervello fumando o impasticcandoci con droghe leggere o pesanti e iniettandoci in vena sostanze ‘paradisiache’. Il rispetto che dobbiamo al nostro corpo ed al suo organo più nobile, il cervello, deve prevalere su queste bassezze”.

Per Tirelli, inoltre, “è ovvio che se il fumo di sigaretta provoca per esempio ogni anno nel mondo un milione di tumori del polmone, se un terzo circa dei quasi 250mila nuovi casi di tumore per anno che si verificano nel nostro paese sono dovuti direttamente o indirettamente al fumo di sigaretta, e se ogni anno circa 90mila persone muoiono nel nostro paese per cause correlate al fumo di sigaretta, il fumo delle droghe cosiddette leggere aggiunge solo altre vittime a questo scenario apocalittico. Infatti, non è la nicotina che provoca questi problemi, anche se è ovviamente alla base della dipendenza che si crea fumando il tabacco, ma bensì i prodotti della combustione che sono cancerogeni ed è lo stesso processo che si verifica fumando marijuana. Pertanto è ovvio che fumando marijuana si hanno gli stessi problemi sanitari di quelli che si riscontrano fumando tabacco, con un’aggravante molto importante: la marijuana, a differenze del tabacco, può provocare alterazioni cerebrali che possono avere un significativo impatto per esempio negli incidenti del sabato sera o comunque di ogni giorno senza escludere gli effetti a medio e lungo termine sulla funzionalità del cervello stesso e sul sistema immunitario”.

“Non voglio fare del terrorismo né criminalizzare alcuno – conclude Tirelli -, ma cercare soltanto di convincere che non conviene fumare né fumo di sigaretta né fumo di droghe leggere, e che bisogna combattere contro ogni tipo di droga. E’ una questione di principio e noi adulti dobbiamo batterci affinché i nostri figli ed i giovanissimi crescano in un ambiente dove la battaglia alle droghe è totale. Comunque, se uno vuole continuare ad usare queste sostanze, dovrebbe conoscere i rischi a cui va incontro, ed inoltre è bene che non faccia opera di proselitismo sugli altri, in particolare sulla televisione, sui giornali o nella scuola. E’ senz’altro consigliabile che almeno i medici si oppongano decisamente all’utilizzo delle droghe cosiddette leggere da parte di chicchessia e che i politici facciano in modo, con leggi adeguate, non a legalizzarla come vorrebbero fare oggi, ma far si che si combatta il fenomeno senza fare inutili distinzioni tra quello che viene considerato leggero o pesante. E’ soltanto molto dannoso”.
 

17 luglio 2015
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