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Orario lavoro. Lorenzin dice no alle proroghe: ”Normativa deve entrare in vigore”

Il Ministro della Salute su RaiNews24 interviene sul tema della scadenza del 25 novembre per l’entrata in vigore della legge sugli orari di lavoro e riposo. Su risorse per il 2017 rimarca: “Tenere separati Fondo sanitario ed extra sanità”. E poi sul futuro rilancia sulla trasparenza: “Bilanci ospedali saranno pubblicati on line”.

09 NOV - "La Normativa deve entrare in vigore” e rispondendo alla domanda sul fatto che non ci sarà uno slittamento la risposta è “assolutamente....Se dobbiamo prendere l’aeroplano vogliamo che il comandante e il pilota siano freschi e riposati o che vengano da 72 ore senza aver dormito? Credo che nessuno vuole entrare su un aereo guidato da un pilota stanco. Non vedo perché dev’essere così per chi lavora in sanità”. Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin interviene così sul tema dell’applicazione della legge sull’orario di lavoro in sanità, su RaiNews24 in uno speciale dedicato alla Sanità. Non solo orario di lavoro Lorenzin ha anche parlato di risorse per il futuro, delle criticità dell’emergenza urgenza e nella sanità territoriale. Affrontato pure il tema delle liste d’attesa e di quali iniziative sono e saranno prese per potenziare l’organizzazione del Ssn.
  
Ma protagonista è stato anche il tema delle risorse. Sul contributo dei 17 mld richiesti alle regioni nel prossimo triennio, Lorenzin ha detto che “bisogna distinguere tra il Fondo sanità e tutto l’extra sanità. Ora per il 2016 abbiamo stanziato 111 mld per il Fondo sanitario.  Il fondo rimane quello del tendenziale del Def. Cioè 117 mld per il 2017 e 118 mld per il 2018. Siccome c’è un grosso taglio alle Regioni sull’extra sanità il timore è che ci possa ancora una volta la richiesta di spalmare l’aumento del fondo sanitario sul resto. Noi abbiamo rinviato ad un’intesa Stato-Regioni le scelte per il 2017. Io dico una cosa: dobbiamo tenere distinti i due aspetti”.

 
Una battuta anche sul problema del territorio e della rete dell’emergenza che ingolfano i pronto soccorso. Il primo tema affrontato è stato quello dei pronto soccorso affollati prendendo spunto da un servizio sull’Ospedale San Camillo di Roma. “C’è un problema organizzativo e della rete dell’urgenza della Capitale – ha detto il Ministro - . Non è un mistero che il Lazio sia commissariato e in piano di rientro e non è un mistero che gli ospedali romani siano in deficit per 700mln. E per questo nella Legge stabilità sono stati inseriti i piani di rientro per  gli ospedali in deficit”. Per Lorenzin “dobbiamo entrare nel merito, non solo occuparci dei conti ma organizzare con commissariamenti e tre anni di tempo. Perché al San Camillo vanno pazienti che non devono essere ricoverati o dovrebbero essere smistati in altri ospedali? È la rete dell’urgenza che dev’essere integrata con l’ospedale”.
 
“Il San Camillo – ha ricordato il Ministro - è il grande ospedale di Roma, è leader nei trapianti, nella cardiochirurgia, ostetricia e ginecologia e vederlo così non fa piacere a nessuno. E dobbiamo fare in modo che le eccellenze non se ne vadano”.
 
Un riferimento poi anche all’ospedale Cardarelli di Napoli. “Il Cardarelli è un grandissimo ospedale con un’ematologia e una cardiochirurgia eccezionale, quindi ha una rete dell’urgenza veramente forte. Ma succede che quando quello è l’unico pronto soccorso di tutto il distretto lì finiscono tutti. È un imbuto e poi c’è il territorio che in Campania non funziona. Ci vanno molte persone e anche con un numero codici bianchi enorme”. In questo senso per Lorenzin “ci dev’essere il territorio e maggiore consapevolezza del cittadino per cui anche a fronte del poliambulatorio medico e la guardia medica non vada all’ospedale se si è slogato una caviglia”.
 
Altra questione critica quella delle liste d’attesa. Per il Ministro “è una patologia che ha tante cause diverse. Su alcune siamo intervenuti su altre ci sono leggi da anni che non vengono rispettate. Siamo sempre allo stesso punto, è un problema di organizzazione, delle prenotazioni, di monitoraggio e di controllo e anche di una consapevolezza che se chi sbaglia paga”. E sul punto le iniziative in atto sono tre. “Oggi siamo agendo su tre temi la prima sono le orme su appropriatezza prescrittiva, la seconda con il rafforzamento Agenas e Siveas su erogazione dei lea. E poi c’è il piano sull’anticorruzione”.
 
Per il Ministro “bisogna avere il coraggio di verificare la produttività del sistema pubblico. Per esempio non far lavorare i macchinari poche ore al giorno.  Stiamo iniziando finalmente ad avere un cruscotto di quello che avviene in tutta Italia”. E poi ha citato la norma che prevede “l’obbligo di pubblicazione dei bilanci degli ospedali pubblici.”
 
In trasmissione anche il presidente dell’Iss Walter Ricciardi che ha parlato di sprechi evitabili. “Noi ogni anno ricoveriamo 9,5 mln di italiani. Da indagini fatte da società scientifiche importanti, di chirurgia e di radiologia si dice che l’80% medici interpellati ha assunto un comportamento difensivo, il più frequente è il ricovero inappropriato, poi ci sono le prescrizione di esami che non servono o le richieste ulteriore diagnosi. Tutto ciò cumulato porta ad un cifra che noi potremo reinvestire (circa 10 mld).
 
Ricciardi è intervenuto anche sulla diatriba sull’orario di lavoro. “È un problema di organizzazione e ci dobbiamo dare una mossa”. Sulle scelte del presidente della Campania e il problema Cardarelli Ricciardi ha detto che “è frutto di 20 anni di inerzia. Molte regioni non hanno fatto nulla. Ora spero che mossa di De Luca vada in questa direzione e che ci sia consapevolezza di dover accelerare. Il Governo ha sbloccato le assunzioni ma è Campania che si deve aiutare”.
 
Tra gli ospiti presenti è intervenuto anche il segretario della Fimmg Giacomo Milillo che ha confermato lo sciopero della categoria.  “Lo sciopero è confermato. E segue gli Stati generali e seguirà la manifestazione del 28 novembre. Cono lo sciopero vogliamo chiedere al Governo, non al Ministro perché ha già fatto molto, già fare un Patto per la salute dopo 4 anni di resistenza è stato un traguardo eroico, di occuparsi in modo sistematico della sanità, dando più poteri al Ministro e fare più attenzione alle cause di disagio. Disagi che i medici si sentono capaci di affrontare ma sono nell’impossibilità di farlo. Si sentono emarginati.”
 
Ma Milillo ha parlato pure del tema degli orari di lavoro. “C’è un’insufficienza di organico e mi auguro non si ampli il precariato. C’era la norma europea, c’è stata la presa di coscienza della categoria e  del Governo. È stato dato un anno di tempo alle Regioni e siamo alla vigilia della scadenza e le Regioni non hanno risolto il problema, come sempre”.
 
“Negli ultimi 15 anni – ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe -  abbiamo visto che le Regioni sono state in grado di realizzare un poker assoluto. Molte regioni del centro sud sono in deficit, non riescono ad erogare lea e cittadini devono andare fuori. Con la controriforma la preoccupazione è che lo stato riprenda le redini perché le Regioni hanno autonomia nella programmazione e organizzazione dei servizi”.
 
Ma Cartabellotta ha chiesto poi più trasparenza. “Una delle grosse criticità è che sappiamo che le Regioni ricevono risorse in funzione della quota capitaria pesata su popolazione ed età ma ad oggi però non esiste una rendicontazione pubblica su come le Regioni distribuiscono il denaro alle strutture pubbliche e private. Ecco a me piacerebbe vedere sul sito del Ministero una tabella sinottica”.
 
In tema di liste d’attesa Francesca Moccia di Cittadinanzattiva ha evidenziato che “i dati sono drammatici. Abbiamo un osservatorio e vediamo che le cose sono un po’ peggiorate per quanto riguarda le difficoltà di accedere alle cure. Aumento ticket, allungamento liste d’attesa e costi intramoenia sono un peso per le famiglie e la situazione è sempre più critica. Vanno trovate soluzioni organizzative prendendo spunto da dove le cose funzionano bene e poi non disinvestire dove servono risorse”.  

09 novembre 2015
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