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Cannabis. Ddl per legalizzazione incardinato in Affari Sociali e Giustizia alla Camera. Della Vedova: “Fallimento politiche proibizioniste è sotto occhi di tutti”

di Gennaro Barbieri

L'altro 'architetto' del disegno di legge, Lugi Manconi, è ottimista. “Finalmente si apre una prospettiva seriamente percorribile, anche grazie a un’opinione pubblica sempre più matura. Ora spetta alla politica dimostrarsi all’altezza della situazione, garantendo per la cannabis l’adozione del regime già in uso per alcol e tabacco”. Sono 220 i firmatari alla Camera e 70 in Senato, caratterizzati da una provenienza politica trasversale. IL TESTO

27 NOV - Sottrarre consistenti risorse alle mafie, incrementare la consapevolezza di ciò che si consuma, limitare i danni alla salute e assicurare alle casse pubbliche un’importante iniezione di gettito fiscale. Con questi obiettivi approda nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali della Camera il disegno di legge n. C. 3328 composto da dieci articoli e promosso dai senatori Benedetto Della Vedova (Gruppo Misto) e Luigi Manconi (PD) per la legalizzazione della cannabis. Il dispositivo può contare sull’appoggio di un folto e trasversale gruppo interparlamentare: sono 220 i firmatari alla Camera e 70 in Senato, provenienti sostanzialmente da tutti gli schieramenti esclusa la Lega.

L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Isma del Senato. “Quello della cannabis è un consumo di massa, che piaccia o meno – ha sottolineato Della Vedova – I dati indicano infatti che coinvolge circa 4 milioni di italiani. Si tratta di un fenomeno nocivo, ma che ha conquistato un elevato grado di accettazione sociale. In questo contesto le politiche proibizioniste non lo hanno eradicato, al contrario lo hanno alimentato. E ricordiamoci sempre che certamente non produce danni più gravi di altre sostanze legali come alcol e tabacco”.


Il ddl intende affidare tutti i passaggi e le fasi del controllo all’Istituto superiore di sanità, mentre il regime di licenze e autorizzazione discenderebbe dall’Agenzia dei Monopoli “che però non significa costruire automaticamente un regime di monopolio – ha garantito Della Vedova – E’ infatti prevista l’apertura di strutture abilitate alla vendita, non assimilabili al modello olandese, così da evitare che siano messi in circolazione prodotti di bassa qualità e fonte di un aumento della spesa sanitaria, come avviene oggi a causa del mercato illegale. Ma non tutti lo hanno capito: Giorgia Meloni ha lanciato un intergruppo parlamentare per la cannabis illegale, rinfocolando ulteriormente la sua svolta destrorsa”.

La conferenza ha rappresentato anche l’occasione per esaminare e discutere uno studio pubblicato dalla rivista mensile ‘Il Test’ che denuncia la comparsa sul mercato di “un’erba Ogm lontana dalla cannabis tradizionale e imposta da un raffinato monopolio criminale”. Il magazine osserva che “assomiglia sempre più alle droghe pesanti, senza più le caratteristiche specifiche tipiche, anche quelle terapeutiche, visto che la selezione genetica ha fatto sì che di fatto sparissero alcuni componenti naturali come i cannabidioli”. I giornalisti del magazine hanno provato ad acquistare marijuana in varie piazze di città italiane, rilevando che “è praticamente sempre uguale in tutti i luoghi e ciò dimostra una chiara volontà, pianificata a tavolino, di vendere sulla base di standard omogenei e di orientare il consumatore. Siamo di fronte a meccanismi di selezione genetica intensa, probabilmente associata alla modificazione transgenica”.

In questo contesto, se il ddl fosse approvato ed entrasse in vigore “ci sarebbe persino la possibilità di ideare efficaci campagne di dissuasione, come avvenuto per il tabacco che infatti negli ultimi anni ha registrato un notevole abbassamento dei consumi – ha ragionato Luigi Manconi – Ma tutto questo è possibile soltanto in un regime di legalità. A ciò bisogna aggiungere che intere aree delle nostre città sono oggi ostaggio del mercato illegale e si configurano come autentiche sacche di degrado. I ragazzi si avvicinano a queste realtà per acquistare cannabis e poi, purtroppo, entrano in contatto anche con le droghe pesanti, dato che ormai gli spacciatori dispongono contemporaneamente di più sostanze”.

Dall’alto della sua lunga esperienza in materia, Manconi ha rilevato che “con questo ddl finalmente si apre una prospettiva seriamente percorribile, anche grazie a un’opinione pubblica sempre più matura. Ora spetta alla politica dimostrarsi all’altezza della situazione, garantendo per la cannabis l’adozione del regime già in uso per alcol e tabacco. Non si possono infatti eludere gli aspetti legati alla salute: tra l’illegalità e la nocività della sostanza intercorre un rapporto di proporzionalità diretta. Il Parlamento deve essere in grado di abbracciare pienamente la logica della riduzione del danno”. Il testo del ddl “rappresenta la migliori sintesi di tutte le proposte emerse negli ultimi tempi – ha concluso Alberto Airola (M5S), secondo firmatario al Senato – Si tratta di un avanzamento importantissimo, soprattutto perché bisogna considerare che in materia c’è una disinformazione mostruosa. Sentiamo continuamente parlamentari e presunti esperti equiparare la cannabis alle droghe pesanti, sulla base di affermazioni assolutamente deliranti”.
 
Gennaro Barbieri
 


27 novembre 2015
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